venerdì 3 agosto 2007

Il gatto di Mr Philip - Parte 3




La sala degli scrittori falliti


L'espressione di Mr Philip alla vista di quel dipinto sottolineava un misto di stupore, paura e curiosità.
- Fred, che vorrà dire tutto ciò? - mi sussurrò all'orecchio.
- Non ne ho la minima idea, padrone. -
- Tutto ciò è follia! Prima l'armadio, poi il gatto parlante, e ora questo quadro. Non mi sorprenderebbe scoprire di essere il protagonista di un racconto assurdo! -
La sua agitazione attirò l'attenzione di Zula.
- Cos'è che la turba tanto? -
- Cosa ci fa il mio racconto in quel dipinto? - chiese indicandolo con l'indice della mano destra.
Zula, senza neanche guardarlo, rispose:
- Vede, quel racconto non appartiene a lei, ma ad un altro scrittore. -
- Ahahahah! - la sua risata echeggiò tra le mura del castello. - Allora questo è proprio un bello scherzo! Ti dico con la certezza più assoluta che quella storia l'ho scritta io! -
Lo sguardo del gatto, però, era troppo serio per far pensare ad una burla.
- Quella storia è stata rubata ad Arthur Conan Cat, uno degli scrittori più importanti del nostro mondo. -
Mr Philip diventò pallido come un lenzuolo bianco.
- Ma... Non è possibile... Tutto questo è impossibile! Svegliami Fred, e dimmi che è un sogno... Anzi, un incubo. -
- Si calmi, padrone. Ci sarà stato sicuramente un equivoco. -
Zula ci interruppe: - Nessun errore. Il ladro di quella storia è nella cella 33. -
Io e il padrone sbarrammo gli occhi e ci guardammo, faccia a faccia, sorpresi dalle ultime parole del gatto.

Il silenzio di quel momento, che stava durando già da troppi secondi, si ruppe quando vedemmo un altro gatto in cima alle scale dirigersi verso di noi.
- Ehi, Nikki, che ci fai qui? - chiese Zula, alquanto sorpreso di vederlo.
Non riuscii a capire di che razza era: aveva la testa appuntita, le orecchie, larghe alla base, erano rivolte in avanti e arrotondate verso la punta, gli occhi a mandorla erano di un verde magnifico e raro, e il suo mantello blu-grigio doppio e morbido rifletteva la luce.
- I gatti spioni hanno riferito al Re della vostra discussione. Sua Maestà vuole che Mr Philip si renda conto che il racconto nel dipinto non appartiene alla sua fantasia, così mi ha incaricato di raggiungervi per mettervi al corrente del suo volere. -
Prese una pergamena legata alla sua zampa e cominciò a leggere. Incantati dalla sua bellezza ed eleganza, non facemmo altro che restare in silenzio ad ascoltarlo.
- Visitatori del mio regno, abbiate la cortesia di non mettere in dubbio ciò che vi viene detto dal saggio Zula, mio fedele servitore da decenni.
Anche se non ce ne sarebbe bisogno, voglio dimostrarvi che nessuno nel mio regno si permette di prendere in giro dei visitatori o intrusi che siano.
Finite le scale, seguirete ancora Zula che vi farà da guida nella sala delle prigioni, dove potrete assistere alla verità con i vostri stessi occhi.
I miei ossequi, il Re. -

- Bene bene, - disse Zula appena Nikki finì di leggere, - era da un bel po' che non mi facevo un giro da quelle parti. Sarò ben felice di accompagnarli. -
- Stai attento e chiudi sempre tutte le porte, qualcuno potrebbe evadere come l'ultima volta. -
- Non ti preoccupare, il Re si fida di me proprio perché una delle mie doti principale è l'accuratezza e la precisione con cui faccio le cose. -
Non capivo se era solo una mia impressione, ma tra i due non sembrava scorrere buon sangue. La risposta di Nikki, però, sciolse immediatamente i miei dubbi.
- Ah, ecco perché ci sono due intrusi nel nostro regno... -
Zula lo guardò, sorpreso che avesse detto quelle parole davanti a due creature dell'altro mondo.
- Come osi incolpare me? Non è mio compito sorvegliare l'entrata del castello! -
- Sono io il nuovo braccio destro del Re. Quando capirai che oramai tu sei vecchio?! -
Il povero abissino abbassò la testa, come per dargli ragione, quasi in segno di sconfitta. Nikki legò di nuovo la pergamena alla sua zampa, ci voltò le spalle, alzò la sua coda luminosa e se ne andò da dove era venuto, sculettando in segno di scherno e soddisfatto di come era andata la discussione.
- Sarà anche un bella bestia, - disse Mr Philip guardando il gatto mentre si allontanava, - ma in quanto a simpatia, beh, direi che ha ancora molto da imparare. -
Alla battuta del mio padrone ci guardammo tutti e tre e scoppiammo in una fragorosa risata. Quando Zula rideva il suo mento diventava ancora più rotondo. Mi iniziava a stare simpatico, non aveva nulla a che vedere con quel dispettoso di Figaro.
Appena smettemmo di ridere, il gatto mostrò tutta la sua diligenza.
- È ora di andare. Il Re mi ha dato l'ordine di farvi da guida nella sala delle prigioni. Là ne vedrete delle belle. O meglio, le sentirete... -

Non avevo ancora capito cosa ci aspettasse in queste famose prigioni, però la nostra curiosità aumentava sempre di più. Continuammo così a salire le scale, fino a quando arrivammo finalmente in un altro lungo corridoio, molto meno colorato del precendente, dato che le pareti erano interamente bianche.
In fondo si poteva vedere una porta abbastanza grande, con due gatti ai lati che sembrava facessero la guardia. Prima, però, a destra e a sinistra lungo tutto il corridoio, c'erano moltissime porte.
- Seguitemi, per favore. -
Sopra ogni porta c'era una targa su cui era scritto il nome della sala in cui si sarebbe entrati e con una piccola didascalia sotto. Più di una targa attirò la mia attenzione:
Università: Lingue e culture dei gatti.
La laurea in Lingue e culture dei gatti ha come obiettivo formativo la preparazione di laureati che abbiano una solida formazione di base in linguistica teorica e in lingua gattosa, con la completa padronanza di almeno due lingue gattose nonché delle culture delle civiltà di cui le due lingue studiate sono espressione. Cattedra: Dott. S. La Gatta.
Bigcat: il più grande cinema del mondo.
Programmazione settimanale: "L'ombra del gatto". Il film è ambientato nel mondo degli umani. Walter assassina la sua ricca e odiosa moglie dopo averle fatto firmare un testamento che lo nomina suo erede. Complici dell'assassinio sono il maggiordomo e la cuoca. L'unico testimone è il gatto della moglie. Pellicola per gli amanti del giallo inglese vecchio stile.
Impara a cucinare con Gattofier.
Il più grande cuoco di tutti i tempi ti insegnerà alcune delle sue ricette più gustose. Nessuna parola può essere più efficace a descriverlo quanto quelle dell'imperatore della Zibiba, Alfonso VIII: "Io sono l'imperatore della Zibiba, ma tu sei l'imperatore degli chef".
L'arte dei gatti.
Una galleria d'arte con dipinti dal valore inestimabile, all'interno della quale potrete ammirare i quadri di artisti come Giatto, Picatto, Ganet, e molti altri i pittori che, durante i secoli, si sono cimentati nella difficile arte della riproduzione pittorica.

Alla sinistra della porta che conduceva alla galleria d'arte c'era un quadro veramente magnifico, particolarissimo nella sua semplicità.
- Che ci fa qui fuori questo quadro? - chiese Mr Philip, anche lui estasiato dalla sua bellezza.
- Questo dipinto ci è stato regalato da un individuo che è appartenuto alla vostra razza, un grande amante dei gatti. L'abbiamo messo qui per rendere omaggio alla sua memoria, così anche chi non può entrare nella galleria può ammirare questo suo capolavoro. Il suo nome è Pierre-Auguste Renoir. -
- Cosa?! - esclamò con sorpresa il mio padrone, - Ciò vuol dire che anche lui è stato in questo posto... -
- Sì. - rispose il gatto, con un tono leggermente malinconico. - Ora, però, proseguiamo, siamo quasi arrivati.

Passammo per altre decine di porte e leggemmo troppe targhe per elencarle tutte, queste sono quelle che, per un motivo o per un altro, sono rimaste impresse nella mia mente.
Fu bizzarro ma allo stesso tempo divertente scoprire che i gatti avessero un mondo tutto loro, una vera e propria civiltà. Ero molto curioso di entrare in quelle stanze ma, purtroppo, era proibito agli esseri umani.
A un certo punto ci fermammo. Eravamo giunti a destinazione, sulla targa della porta c'era scritto: "La sala degli scrittori falliti." Stranamente, non c'era alcuna didascalia.
Zula girò il pomello della porta.
- Eccoci arrivati. Entrate. -

mercoledì 25 luglio 2007

Il gatto di Mr Philip - Parte 2




Il mondo dei gatti


I miei dubbi svanirono completamente quando sentii un rumore provenire dall'armadio.
- Sentito, Fred? C'è qualcuno là dentro! - disse Mr Philip a bassa voce, - Su, aprilo! -
Non c'è niente da fare, le cose più pericolose toccano sempre a me. Mi avvicinai così all'armadio senza battere ciglio.
Conscio del fatto che se dentro ci fosse stato Figaro avrebbe potuto farmi qualche dispetto, aprii molto lentamente lo sportello arrugginito dell'armadio, provocando un rumore stridulo come quello di una vite che penetra nel ghiaccio.
L'attesa sembrava infinita e, quando finalmente aprii lo sportello per intero, io e il padrone sbarrammo gli occhi per vedere chi o cosa ci fosse dentro.
- Non c'è nessuno! - Mr Philip, sorpreso dinanzi al vuoto, iniziò a sclerare nel bel mezzo della notte: - No, non è possibile! Sono sicuro di averlo visto! Non sono pazzo, devi credermi, Fred! Mi guardava con i suoi grandi occhi. -
- Padrone, forse è stato semplicemente un sogno. Non è successo niente di grave. Si sdrai sul letto e si riposi. -
- Non trattarmi come un imbecille! Non mi sdraio su un bel niente! Io l'ho... -

- MIAO! -

Ci guardammo sconvolti e volgemmo subito il nostro sguardo di nuovo verso il vecchio armadio: non vedemmo nessuno, ma non c'era alcun dubbio, il miagolio proveniva dal suo interno.
- L'hai sentito? L'hai sentito anche tu, vero? - mi chiese Mr Philip, quasi in segno di vittoria.
- Certo che sì. - risposi, alquanto sorpreso, a dir la verità.
- Visto che avevo ragione?! C'è qualcuno là dentro. -
Questa volta ci avvicinammo insieme per controllare meglio. Mentre il padrone svuotava l'armadio dai suoi vestiti, io notai un pomello sulla parte centrale dell'armadio. Mi avvicinai, lo toccai e capii che era la maniglia di una porta.
Preso dal panico, iniziai a balbettare: - P-pa-padrone, q-qua c'è una p-porta n-nascosta! -
- Cosa? Come? Una porta? Dove? -
- P-proprio qui, nell'armadio. -
Si avvicinò, afferrò il pomello con la mano destra e lo girò verso destra. Ci fu uno scatto e la porta si aprì.

Il mio padrone mi guardò con un'aria stupefatta. Era incredulo. Ci trovavamo davanti un lungo corridoio di cui non si vedeva la fine.
- Questa è una grande scoperta, Fred. Figaro potrebbe trovarsi qui dentro. Dobbiamo entrare e proseguire finché non troviamo qualcuno. -
Dopo un attimo di panico e di esitazione, annuii e così entrammo.
Iniziò, così, il nostro cammino senza meta.

Il corridoio aveva delle mattonelle a scacchi bianche e nere e le pareti erano colorate a mo' di un puzzle astratto.

- Com'è strano questo posto, - disse il padrone guardandosi attorno mentre camminavamo, - sembra di essere entrati in un altro mondo... -
- Beh, sì, effettivamente... -
Io ne avevo vissute tante di avventure, nella mia vita, ma quella fu sicuramente una delle più bizzarre.
Dopo una mezz'ora abbondante di cammino in cui non avevamo fatto altro che stare zitti e guardarci attorno, anche se il panorama era sempre lo stesso, vedemmo un gatto in lontananza.
Sembrava ci stesse aspettando: era color rame, di taglia media. La testa era racchiusa in un triangolo dagli angoli arrotondati, gli occhi grandi e brillanti erano sottolineati da un bordo nero, aveva le orecchie larghe e appuntite, mentre il pelo era soffice, folto e lucido: era sicuramente un abissino, la misteriosa razza adorata e venerata dagli antichi egizi.

A 5-6 metri dal gatto ci fermammo per ammirare la sua bellezza, più nel portamento che nell'aspetto. All'improvviso parlò:
- Avete oltrepassato la soglia. Seguitemi, il mio signore vuole parlarvi. -
Rimanemmo ammutoliti fino a quando, ad un certo punto, vidi Mr Philip fare un profondo sospiro:
- Ma dove siamo? Cos'è questo posto? -
- Non vi è permesso fare domande. Io sono Zula, servitore del castello. -
Guardandoci con aria incuriosita, iniziammo a seguirlo.
- E così lei sarebbe il famoso Mr Philip? -
Dopo un attimo di smarrimento provocato dal fatto che il gatto sapeva chi fosse, rispose:
- Non sapevo di essere famoso anche qui. La gente del mio mondo mi conosce per le mie storie. -
- Le sue storie... Tse. - disse, accennando a un sorriso malizioso.
Zula sembrava essere a conoscenza di cose di cui noi eravamo all'oscuro.
Il mio padrone si indignò per quella risposta.
- Cosa vorresti insinuare? -
- Le ho già detto che non sono ammesse domande. -

Dopo qualche minuto giungemmo, finalmente, alla fine del lungo corridoio, dove ci trovammo dinanzi una porta. Zula la aprì e ci fece cenno di entrare.
- Questa è la hall. - disse, - Una volta salite le scale e arrivati in cima, percorreremo un lungo corridoio per arrivare nella stanza dove vi attende sua maestà il re. -
Cominciai a pensare che Morpheus mi stesse tirando un bello scherzo, che tutto quello che ci stava accadendo era un sogno. Ma non era così. Anche se troppo strambo, era tutto reale.
Mr Philip, preoccupato, chiese: - Possiamo sapere almeno cosa vuole il tuo re da noi? -
Il gatto, quasi stizzato, questa volta rispose alla domanda del mio padrone: - Avete oltrepassato la soglia vietata agli umani e sua maestà non tollera chi entra nel suo castello senza permesso. -
- Ma la porta del castello era nella stanza della mia armadio, - obiettò il mio padrone, - avevo il diritto di entrarci! -
Zula si voltò verso di noi con aria minacciosa e, alzando il tono della voce, precisò: - Quell'entrata è stata messa lì da qualcuno che lei conosce molto bene. Avete infranto le regole. -
- Figaro! Stai parlando di lui, è qui vero? - chiese Mr Philip.
Ricompostosi dopo il precedente piccolo scatto di ira, rispose:
- La prego di non fare altre domande. Non sono autorizzato a risponderla, il mio compito è semplicemente quello di accompagnarvi dal re. Seguitemi. -

Mentre salivamo le scale fui impressionato dalla quantità di quadri appesi alle pareti. L'attenzione del mio padrone fu attirata da uno in particolare: il dipinto ritraeva una gatto nero gigante seduto davanti ad una scrivania mentre scriveva con una di quelle vecchie macchine da scrivere. La cosa bizzarra, però, era questa: dal foglio che usciva dal vecchio aggeggio dipinto nel quadro si potevano leggere alcune riga.

"Londra. Una notte buia e tempestosa.
La stessa scena si ripete ogni sera: Mr Frank, sdraiato sulla sua poltrona preferita, fuma la sua vecchia e inseparabile pipa leggendo le ultime pagine de "La ricerca dell'Essere", un vecchio libro comprato al mercatino dell'usato.
La villa era piena di mobili, oggetti vari e costosi che, però, non bastavano a cacciar via l'aria di desolazione che si respirava nella casa. Le luci e i due camini erano sempre accesi, ma, nonostante ciò, l'aria era fredda. I suoi colleghi di lavoro, durante la giornata, torturavano le mura con risate ipocrite, rattristando la casa ancor di più. L'unico rumore a ricordargli che non era diventato sordo era il tic-tac dell'orologio a pendolo lasciatogli in eredità da suo padre.
Ancora una volta la scena si ripeteva, ma... quella sera, quella notte, sarebbero state diverse... No, Mr Frank non avrebbe più dimenticato quella donna... quel viso... quel sesso... quelle lacrime... quel sangue".

- Per l'amor di Dio! - esclamò all'improvviso Mr Philip, - Ma quello è l'inizio di un mio racconto. Che ci fa in questo quadro?! -

Leggendo quel poco che c'era scritto, mi accorsi che aveva ragione. Era uno dei suoi racconti più famosi: "Quella sporca nottata".
Tutto diventava sempre più bizzarro e misterioso.

mercoledì 18 luglio 2007

Il gatto di Mr Philip - Parte 1



"E il Corvo, senza battere mai le ali, resta fermo, fermo
sul pallido ritratto di Minerva proprio sopra la porta della mia camera;
il suo sguardo somiglia a un demone sognante,
e la luce della lampada distende l'ombra sua sul pavimento;
l'anima mia da quell'ombra laggiù non si solleverà mai più,
mai più, mai più."

- Magnifico! -
Era da poco tempo che, su consiglio di un vecchio amico, avevo iniziato a leggere Edgar Allan Poe, e ogni volta che mi immergevo in un suo racconto o una sua poesia ne rimanevo estasiato.
- Che grande inventore di storie! Lo ammiro sempre di più. Tu sai chi è Poe, vecchia cornacchia? -
Mi diverte prendere in giro Fred. Cerca di non darlo a vedere, ma si arrabbia troppo quando lo chiamo in quel modo. La sua rabbia traspare dal tono da sapientone arrogante col quale mi risponde, che puntualmente tradisce il suo tentativo di fare la parte dell'indifferente.
- Certo che lo so! Non sono mica disinformato come lei. Tse... Io uso il mio tempo per fare sempre qualcosa di utile. -
- Dai, non ti arrabbiare, lo sai che ti voglio bene. -
È questa la pillola che uso per addolcirlo, e funziona quasi sempre. Anche se non sembra, è un grande coccolone ed è molto timido. Mi piace tanto questo lato del suo carattere perché è molto simile al mio.
- Beh, Sognatore, anche... ehm... Tutti mi vogliono bene... -
- Eh eh, Fred, è la prima volta che vedo una cornacchia rossa... Ah ah ah. Dai, cosa dicevamo? Ah, sì. Poe. Gran raccontastorie. -
Era tornato al suo solito colorito nero come la pece.
- Sì, sono d'accordo con lei. -
- Chissà come fanno i grandi scrittori a non perdere mai l'ispirazione, ad avere sempre storie da raccontare. -
Fred, inarcando il sopracciglio sinistro e accarezzandosi la parte inferiore del becco come se fosse un mento, disse lentamente:
- In realtà io ho avuto un padrone, uno scrittore di grandi racconti, che, certamente non per colpa sua, perse l'ispirazione e non era più capace di inventare le storie fantastiche a cui aveva abituato i suoi lettori. -
- Uhm... Sembra una storia interessante. Me la puoi raccontare? - Ero proprio curioso di sapere come qualcuno in contatto con un portatore di sogni e di storie come Fred potesse perdere la capacità di raccontare storie. -
- Bene, come desidera, Sognatore. Si sieda, spenga la luce e accenda la lanterna. -


La caduta di Mr Philip

Mr Philip passava la maggior parte della giornata nel suo studio, seduto dietro la scrivania, dove scriveva in continuazione racconti e poesie. L'unico genere letterario col quale non andava molto d'accordo era il romanzo:
- La gente dovrebbe abituarsi a leggere storie brevi ma intense - , diceva spesso.
Era scapolo, e non poteva essere altrimenti considerato il suo carattere difficile. Gli unici amici che aveva eravamo io e un gatto di razza siamese che aveva trovato mentre rovistava nel bidone dell'immondizia nella strada dove abitavamo.
Tra me e Figaro (era questo il nome di quel gattaccio) non girava buon sangue. Quando il padrone non c'era mi faceva sempre i dispetti: una volta si mangiò il mio pranzo, guadagnandosi tutta la mia antipatia. Era un tipo strambo, se ne stava quasi sempre per i fatti suoi e usciva dalla sua cuccia solo per mangiare e per fare il ruffiano col padrone.
L'adozione di Figaro coincise con l'inizio del successo di Mr Philip: scriveva storie su storie e pubblicava libri uno dietro l'altro senza mai fermarsi. Il suo nome era acclamato dalla critica e dai lettori di mezza Europa.
Quando si sedeva dietro la scrivania e poggiava la penna sul foglio, l'espressione del suo volto cambiava, sembrava indemoniato. Non ho mai osato interromperlo quando era in quella sorta di trance, mi faceva un po' paura, a dir la verità. A volte pensavo che avesse una doppia personalità, tipo Dr Jekyll e Mr Hyde.
Una sera, in uno di quei rari momenti che non scriveva, gli chiesi da dove prendeva l'ispirazione per tutte quelle storie, come faceva a inventare tanti personaggi fantastici e a descrivere luoghi sconosciuti e misteriosi.
Fumando la vecchia pipa appartenuta a suo padre, uno scrittore fallito che per una vita ha inseguito il sogno di diventare famoso, disse:
- Vedi, Fred, non so assolutamente rispondere alla tua domanda. So solo che quando mi siedo dietro la mia scrivania e poggio la penna sul foglio la mia mano scrive da sola, come se avesse una propria identità. Non so, però, se questo sia un bene o un male. È come se le storie che scrivo non mi appartenessero, i racconti non li sento miei... Ma l'importante è che, ormai, sono uno scrittore affermato. -
Non ero sicuro che pensava veramente ciò che aveva detto. Dai suoi occhi traspariva la voglia di scrivere qualcosa di personale, che appartenesse al suo mondo, ma nelle sue storie non faceva altro che raccontare avventure di coloro che vedeva come degli estranei, personaggi diversi da quelli che voleva rappresentare.
- Beh, Mr Philip, la fama è importante, ma io credo che è come se lei stesse avendo successo con dei libri scritti da un'altra persona. -
A quella mia affermazione, vidi lo sguardo di Figaro volgersi verso di noi e, in quel momento, fui preso da una strana sensazione: mi sentivo come se fossi osservato da un essere umano.
Figaro saltò fuori dalla cuccia, si avvicinò a Mr Philip e iniziò a miagolare strusciandosi vicino la sua gamba.
- Ehi, piccolino, hai fame? Vieni che ti do da mangiare. -
Mentre si dirigevano verso la cucina, il gattaccio mi diede le spalle e alzò quella sua coda spennacchiata in segno di superiorità. Non mi sono mai piaciuti i gatti. Si comportano come se fossero loro i padroni.

Così come il giorno in cui Figaro giunse in questa casa coincise con l'inizio della fortuna di Mr Philip, quello della sua scomparsa ne decretò la fine.
Quando mi svegliai quella mattina, il padrone era già alla sua ricerca. Non riuscivamo a trovarlo da nessuna parte, controllammo ogni angolo della casa, o così credevamo di aver fatto. Mr Philip era disperato, lo chiamava sperando che sarebbe ritornato da un momento all'altro.
- Perché te ne sei andato, Figaro... Perché mi hai abbandonato... ? Ti ho sempre trattato come un figlio. È così che ricambi il mio affetto?!-
Se devo essere sincero, un po' dispiacque anche a me. Oramai mi ero abituato ai suoi dispetti e, a volte, mi divertiva anche. Più che altro, però, ero curioso di sapere dove fosse andato.
Fu così che iniziò la caduta della carriera del mio padrone. Non riusciva più a scrivere, aveva perso completamente la sua ispirazione. Si sedeva ogni giorno alla sua scrivania ma, puntualmente, iniziava a disperarsi:
- Fred, che mi sta succedendo, non sono più capace di inventare storie. Mio Dio! È la fine! Non potrò più vivere senza scrivere. Aiutami, ti prego! -
Purtroppo non sapevo come aiutarlo. Ogni notte cercavo di raggiungerlo nel sogno e fargli vivere qualche avventura, ma, ahimè, nei suoi sogni si ripeteva sempre la stessa e unica scena: Mr Philip, seduto, che stringeva tra le mani una penna senza inchiostro mentre fissava un foglio bianco sulla scrivania. Non riuscivo a muoverlo in nessun modo nemmeno nel mondo onirico, una cosa che non era mai accaduta prima.

Passarono dieci anni da quel giorno maledetto, e nulla era cambiato. Mr Philip aveva vissuto quel tempo sulla fama che lo precedeva e tutti i suoi lettori aspettavano con impazienza il suo prossimo libro, che forse non sarebbe mai arrivato.
Un giorno, però, qualcosa stava per cambiare. Sentii gridare il padrone nel bel mezzo della notte:
- Fred, Fred, corri, presto! Ho visto Figaro. -
Volai di corsa nella sua stanza, e vidi l'espressione sconvolta del suo viso.
- Dov'è, dov'è? - gli chiesi affannato.
Non riusciva a muoversi, lo shock l'aveva costretto a sdraiarsi sul letto.
- Era proprio lì, sulla sedia vicino l'armadio. Mi stava fissando con i suoi occhi blu e, appena si è accorto che l'avevo visto, è saltato giù dalla sedia ed è entrato nell'armadio. -
Credevo che il padrone si era immaginato tutto, così mi girai per controllare se ciò che aveva detto fosse vero: la porta dell'armadio era socchiusa... Qualcuno l'aveva aperta.

giovedì 12 luglio 2007

Un po' del Sognatore



Quella sera ero irrequieto, non sapevo cosa fare: leggiucchiavo a casaccio pagine di vecchi libri, mi incantavo a guardare la pioggia violenta fuori la finestra, accendevo e spegnevo la tv, giocavo al solitario col mazzo di carte napoletane regalatomi dalla buonanima di mio nonno, ascoltando un po' di musica classica.

Intanto, Fred se ne stava per fatti suoi. Lui dorme quasi sempre, anche se afferma che lo fa per lavoro: "Non è colpa mia se i bambini fanno incubi in continuazione e io devo correre in loro soccorso! È uno dei compiti che mi ha assegnato Morpheus", ripete, con una voce stridula, ogni volta che gli rimprovero di dormire troppo. Ma, ad essere sincero, non sono molto convinto che dica la verità.
Il mio far tutto e niente continuò fino a quando le lancette dell'orologio a pendolo nel salotto scoccarono la mezzanotte.
- Accidenti, stasera non ho combinato un bel niente! Fred, svegliati! - gridai.
Spaventato, aprì gli occhi e balzò in piedi: - Sì, Sognatore, sono pronto! Dove dobbiamo andare? -
- Ah ah ah! Da nessuna parte, non preoccuparti. A volte mi fai morire, Fred! -
- Caspita, i bambini di oggi fanno dei sogni alquanto bizzarri. Ho appena salvato un piccolo pel di carota da un topo gigante, ma il bello è che la bestia aveva la testa di un essere umano. -
- Beh, perché ti meravigli tanto? È da sempre che i bambini hanno una fantasia infinita. La nostra è nulla in confronto alla loro. Se quando siamo piccoli fossimo capaci di esprimerci attraverso la scrittura, avremmo la possibilità di immortalare delle storie fantastiche! Purtroppo, per la maggior parte della gente, quella fantasia viene soffocata dall'età adulta e dalla realtà, e le uniche storie a sopravvivere sono quelle che riguardano il denaro e la ricchezza. -
Incuriosito dalla mia osservazione, Fred mi chiese: - E lei? Come ha fatto a diventare un sognatore? -
- Perché è da sempre che mangio pane e sogni. Quei sogni che mi permettono di vivere delle avventure fantastiche. Privami delle storie e la mia vita non avrà più un senso. Vedi, quando ero piccolo, mio nonno mi ripeteva spesso una frase che non potrò mai scordare: "Adduormete e nun te scetà: 'a vita dìnto u suònn è assàje cchiù bell rà realtà." -
- Ehm... Non ho ancora imparato il napoletano... - disse con un'aria buffa che mi fece sorridere.
- Scusa, hai ragione. Significa: "addormentati e non ti svegliare più, la vita nel sogno è molto più bella della realtà." -
- Doveva essere un brav'uomo! - disse Fred abbassando la testa, accortosi delle lacrime nei miei occhi.
Il ricordo di mio nonno mi suscita sempre vecchie emozioni, quelle che si provano solo da bambini, e ogni volta mi passano davanti agli occhi le immagini di me seduto sulle sue ginocchia ad ascoltare le sue storie fantastiche.

- Beh, mi ha insegnato parecchie cose e mi ha raccontato molte storie. -
- Se ne ricorda qualcuna? -
- Me le ricordo tutte. Sai, certe cose non si scordano, diventano parte di te. Non potrò mai dimenticare di quando mi raccontò della prima volta che vide mia nonna, del colpo di fulmine dal quale furono colpiti entrambi. Ascolta Fred. -


"Allora, guaglio', stammi a sentire. Tempo fa, quando ero un giovanotto, mi guadagnavo da vivere facendo vari lavoretti. Ci fu un periodo in cui lavoravo nel campo di allevamento di un signore che mi pagava abbastanza bene. Avevo il compito di prendermi cura dei suoi cavalli.
Nella strada che percorrevo ogni giorno per andare a lavorare passavo davanti un grande castello e, puntualmente, mi incantavo per qualche minuto dinanzi la sua maestosità e imponenza. Ogni volta che lo vedevo mi sembrava di tornare indietro nel tempo e di entrare, per un attimo, in una meravigliosa favola.
Accadde, così, che un giorno, ammirando le splendide fontane all'interno dell'immenso giardino, vidi una fanciulla seduta sull'erba che leggeva un libro. Era splendida, ogni suo movimento era una grazia per i miei occhi. Non poteva essere altro che la principessa del castello.
La sua bellezza mi strozzò il fiato, riuscii a chiamarla solo dopo un profondo respiro:
- Ehi, dolce fanciulla. -
Si voltò, si alzò e si diresse verso di me. Ero faccia a faccia con lei, i nostri corpi erano divisi solo dal grande cancello del castello. Mi guardava senza parlare. La sua bellezza era imbarazzante. Finalmente parlò:
- E lei chi è? E cosa vuole? - chiese con astio.
- Io non sono nessuno. Sono solo un uomo che è rimasto incantato dal suo splendido viso. -
Lei arrossì e assunse un atteggiamento più dolce.
- Grazie. Nessuno mi ha mai detto una cosa del genere. -
Quella sua affermazione mi sconvolse.
- Cosa? Com'è possibile? -
- Vede, mio padre non permette a nessun uomo di avvicinarsi a me. Dice che sono destinata a sposare il principe di una terra lontana, e fino ad allora devo restare casta e pura. -
- Sua maestà il re mi ferisce il cuore. Io la amo. Fuggiamo insieme. -
Ancora oggi, non ho capito da dove presi il coraggio di dire quelle cose.
- Ma è una pazzia! Mio padre la ucciderà! E poi... Io non la conosco, come posso fuggire con lei. - I suoi occhi tradivano quello che stava dicendo: ciò che stava accadendo aveva un sapore di favola e lei era eccitata all'idea di diventarne la protagonista.
- Principessa, è scritto da qualche parte che il nostro futuro è insieme. Stasera, alle 11 precise, si faccia trovare vicino la fontana, dove i suoi occhi hanno trafitto il mio cuore. Addio. -
Me ne andai di corsa per non farmi vedere dalle guardie che si erano insospettite. La principessa raccolse il libro da terra ed entrò nel castello.
L'ora fissata giunse in un batter d'occhio. Montai, così, in sella a uno dei tanti cavalli del mio signore. Scelsi quello più malandato, sperando che non si sarebbe accorto della mancanza della bestia: zoppo, senza coda e con gli occhi storti. Era la pecora nera del gruppo ma io gli volevo un gran bene.
Arrivato al castello, non vidi la principessa vicino la fontana, e dissi fra me e me: "Stupido, come potevi pensare che avrebbe abbandonato tutta la sua ricchezza per un poveraccio come te".
Poi, il sogno si avverò: era dietro l'albero per non farsi scoprire dalle guardie. Aprì il cancello con la chiave che aveva rubato e salì di corsa sul mio cavallo bianco.

- Su, su, si sbrighi, andiamo, prima che qualcuno ci scopra. -
- Certo, principessa. Forza, Rocinante! Corri! - e, come per magia, sembrava essersi dimenticato di essere zoppo e iniziò a correre più veloce del vento.
Abbastanza distanti dal castello, ci fermammo a un ruscello per bere e riposarci un po'. Nessuno dei due parlava: io la fissavo negli occhi, mentre lei, imbarazzata, si voltava dall'altra parte per evitare il mio sguardo.
Fu proprio lì, sotto la luna che ci illuminava e la natura che ci guardava, che ci baciammo per la prima volta.


- Nonno, ma non hai affrontato i draghi e i cavalieri per conquistare l'amore della nonna? -

- Eh, piccerillo, certo che sì. Dopo qualche giorno il re scoprì il nostro rifugio d'amore e cercò più volte di riprendersi sua figlia mandando i draghi più feroci della storia e i cavalieri più forti delle sue truppe. Il mio amore, però, fu invincibile e indistruttibile. Ma questa è un'altra storia. -
- Ah, è per questo che ora tu e la nonna vivete in questa piccola casetta di campagna? Per non farvi trovare dal re malvagio? -
- Prorpio così. -
- Uaooo! Sei un eroe, nonno... - "


A quella mia affermazione mio nonno accennò a un timido sorriso e, come ogni volta che finiva di raccontarmi una storia, mi disse:
" - Ricorda, guaglio', non smettere mai di sognare, perché la vita è un sogno, e il sogno è la vita. - "
Fred sembrava molto felice di aver conosciuto qualcosa del mio passato. Di solito era lui che mi raccontava storie ma, quella sera, invertimmo i ruoli.
- Beh, Sognatore, almeno ora ho capito da chi ha ereditato questo suo modo di pensare. -
- Io vado a dormire Fred. Aiutami a fare qualche bel sogno. Buonanotte. -
- Conti pure su di me, Sognatore. 'Notte. -

sabato 30 giugno 2007

La Storia di Mr Tom - Parte 3



La commedia di Mr Tom


Mancava un solo personaggio della storia: il marinaio. Ci recammo al porto, dove non fu difficile trovarlo: era lì che camminava senza meta, come se stesse aspettando proprio noi. Ci avvicinammo con la carrozza e il mio padrone si rivolse così al giovane:
- Ehi, tu, vuoi guadagnare soldi facili, stasera? -
- Certo che sì! - rispose. Era alto, biondo e aveva un fisico robusto. Più che un marinaio sembrava il principe azzurro di una fiaba.
- Allora sali nella mia carrozza. -
Il giovane obbedì, senza fare alcuna domanda. Poi, però, incuriosito, chiese:
- Signore, cosa devo fare per guadagnare dei soldi? -
- Ora non ti posso dire niente. Secondo la storia, ti dovrò spiegare tutto a casa. - disse, col suo solito atteggiamento burbero.
- La storia? Non capisco. -
- Ora ti devi stare zitto. - Mr Tom iniziava a spazientirsi. Il voler rendere tutto il più fedele possibile al racconto lo rendeva alquanto nervoso.
- Bene, signore, la obbedirò. -

Arrivati a casa, la cena era già pronta.
- Adesso possiamo parlare. - disse il Mr Tom, masticando del pane. - Stammi a sentire: io sono molto ricco, sono vecchio e non ho la minima fiducia in chi dovrà ereditare il mio patrimonio. Qualche anno fa ho sposato una giovane donna che, però, mi ha deluso. - Recitò la sua parte alla perfezione. - Stasera, amico mio, ti guadagnerai una moneta d'oro. Non devi fare altro che testare la fedeltà di mia moglie. -
- Ah, ho capito cosa dovrei fare... Conosco la storia. Ma non posso farlo! - esclamò all'improvviso, quasi irritato, - Nessuno ha il diritto di impadronirsi di una storia che la gente ha inventato. Grazie per la cena e per l'ottimo vino - . Il giovane marinaio se ne stava per andare, ma il mio vecchio padrone, come ormai avrà capito, aveva la capacità di comprare le persone.
- Aspetta! Dimmi, cosa desideri di più al mondo? -
Il marinaio si fermò di colpo. - Ho sempre sognato di possedere una nave. -
- Allora avrai il denaro che ti serve per comprarla. -
Il giovane abbassò lo sguardo, arreso, e fece un cenno con la testa, come per dire: "Allora va bene, lo farò".
Allora, Mr Tom, seduto sulla sua solita poltrona, prese dalla sua tasca un sacchetto pieno di monete d'oro e glielo consegnò. - E ora va'! Non farmi attendere oltre. -

L'eroina della storia era già pronta, aspettava che la commedia cominciasse. Al centro della stanza c'era una tavola d'oro zecchino, come i cinque candelabri su ciascuno dei suoi lati. Era tutto perfetto. Il marinaio, sbalordito, vide la donna distesa sul letto. Era nuda. Avvicinandosi lentamente, quasi timoroso, al letto, disse:
- Sei la donna più bella del mondo. -
Miss Marì non rispose.
- Ti devo confessare una cosa. Finora non sono mai stato con una donna. Come ti chiami? -
- Marì. -
- Marì... - Nudo anch'egli, l'abbracciò. Il silenzio nella stanza era imbarazzante, ma non abbastanza da evitare che i loro corpi si unissero in una notte di passione.

Il tempo passò in fretta. Il canto degli uccelli annunciò l'arrivo dell'alba. Era il momento dell'atto finale della commedia.
- Marì, vieni con me. Io ti amo. Dormiremo insieme tutte le notti. -
- No, non possiamo. Il vecchio ti ha pagato perché tu te ne andassi all'alba. Dobbiamo rispettare la storia. -
- E che ne sarà di te? -
- Tornerò a casa... Finalmente. Mentre tu ora potrai raccontare la storia, quello che ti è successo tra ieri sera e stamane. -
- E perché lo dovrei fare? -
- Tu sei il solo marinaio al mondo che può raccontare la storia così come l'ha vissuta. -
- Raccontare la storia... Anche se lo facessi, nessuno mi crederebbe. Questa storia morirà con me. Non la racconterò mai a nessuno. Addio, Marì. Non ti dimenticherò mai. -
La donna accennò a un timido sorriso, sembrava felice di ciò che aveva appena sentito. Alla fine, dopo una lunga pausa, disse: - Anch'io... Addio! -

Mr Tom respirava a fatica, e aveva lo sguardo fisso nel vuoto. Forse era diventato cieco.
- Padrone, ha raggiunto il suo scopo. -
- Sì, Fred. Stanotte, in quella camera, in quel letto, ha avuto luogo una storia. La mia storia. Ogni cosa è dipesa unicamente dalla mia volontà. Due marionette hanno danzato a mio piacere - . Dopo una lunga pausa, continuò: - Tse, le profezie. Sono persone vuote quelle che si inventano le storie. Come i marinai, che si scambiano storie di monete d'oro. Privali di donne e si inventano delle false avventure. Salvo quella di stanotte - . Furono le sue ultime parole. Morì sulla sua vecchia poltrona, illuso che una storia vera avrebbe navigato tra gli oceani da quel giorno in poi. Ma quella storia era morta con lui.

Il marinaio, non accortosi che il mio padrone era morto, prese una conchiglia dalla sua tasca e l'appoggiò sul tavolo vicino a lui.
- Signore, prima di andarmene le dovrei chiedere un favore. Questa è una conchiglia rara, se l'appoggia all'orecchio si sente come un canto. Voglio che la dia a Marì. Grazie, e addio. -
Voltò le spalle e se ne andò, senza aspettare risposta dal vecchio. Incuriosito dalla conchiglia, la presi e me l'appoggiai all'orecchio. All'ascoltare quel canto, mi venne da pensare: - Tutto questo io l'ho già sentito, molto tempo fa. Ma dov'è stato? - .


- Fine della storia, Sognatore. - disse Fred a bassa voce, dalla quale si poteva scorgere un sottile velo di malinconia.
Io avevo sonno, ma non potevo fare a meno di pensare al suo racconto. - Dunque, alla fine, il vecchio non ha fatto altro che uccidere la storia. Ha troncato milioni di sogni... Ma ne ha avverato uno... -
- Proprio così. -
- Uhm... Però, i marinai non sognano solo questa storia. Sono infinite le avventure mai accadute che navigano tra gli oceani. In fondo, quello che ha fatto equivale all'aver ucciso una formica in un immenso giardino. E chi non ne ha mai calpestato una, anche solo per divertimento? Chi siamo noi, dunque, per giudicare malvagio Mr Tom? D'altronde quella storia vive ancora... -
- Può darsi... -
- Alla fine, non è nemmeno mai morta, dato che tu l'hai raccontata a me. Forse, la storia del marinaio è semplicemente diventata la "Storia di Mr Tom". Lasciami sognare, Fred. 'Notte. -
È la parte che preferisco: spegnere la lanterna e addormentarmi tra le braccia di Morpheus.
- Buonanotte, Sognatore. -

venerdì 22 giugno 2007

La Storia di Mr Tom - Parte 2



Miss Marì


Come al solito, Mr Tom non riusciva a dormire. Era lì, fiero, seduto sulla poltrona come un re sul suo trono, con lo sguardo fisso nel vuoto. Aveva un caratteraccio, era convinto di aver sempre ragione. Ma gli volevo bene: mi faceva ridere, e mi dava sempre da mangiare.

Il ticchettio dell'orologio a pendolo era l'unico rumore a rompere il silenzio che dominava nella casa, quando, all'improvviso, lo sentii sussurrare: - Non mi piacciono le storie finte! Se questa storia non è mai accaduta, voglio che si avveri! -
La scoperta che la storia del marinaio non era mai avvenuta sembrava averlo scosso.
- Si svolgerà tutto in questa casa. Cenerò col marinaio nella sala da pranzo. Dovrà essere tutto fedele al racconto. -
- Ma, signore, e la donna? Dove la troviamo? - chiesi, stupito, ma non più di tanto.
- Io sono ricco e potente! Con i soldi posso fare qualsiasi cosa, anche far avverare una favola! -
I suoi occhi sembravano quelli di un pazzo.
Era tremendamente serio e non ebbi il coraggio di contraddirlo di nuovo.
- Certo, signore. -
- L'eroina della storia sarà Miss Marì. Sarai tu, mio caro Fred, ad andare da lei e spiegarle tutta la faccenda. Non fare quella faccia, è l'ultimo favore che ti chiederò... Lo sai -.
Mr Tom era vicino alla morte. Sulla sua testa pendeva, inesorabile, la falce di Death, sorella di Morpheus. "Povero vecchio", pensai, "morirà solo come un cane". - Va bene, padrone. Farò ciò che desidera. -



Raggiunsi la donna nella maniera più veloce che conosco, e lei sa qual è, Sognatore. Era seduta su una panchina nel viale alberato di fronte una grande casa. Non c'era nessun altro, nel suo sogno. Mi avvicinai per accertarmi che fosse veramente lei. - Miss Marì? -
Non affatto sorpresa, rispose: - Sì. E tu chi sei? È la prima volta che vedo un uccello parlante. -
- Sono Fred, e non sono un uccello, ma una cornacchia. - La donna accennò a un timido sorriso. - Il mio padrone, Mr Tom, mi ha incaricato di portarle questo anello, un omaggio alla sua bellezza. -
- E perché ha mandato te? -
- Sono il suo unico amico. -
- Cosa vuole da me? Aspetta, non dirmelo ancora. Voglio prima sapere una cosa. -
- Va bene. -
La sua bellezza era infinita: i suoi occhi lucenti mi distraevano e la delicatezza delle sue labbra mi incantava. Era un essere umano perfetto.
- Come sta ora il vecchio? In giro si dice che sia malato. -
- Sì, non sta bene. Non esce più e la notte non dorme. -
- Tse, allora non è cambiato molto da quando l'ho conosciuto. È anche stupido come allora? - chiese bruscamente, ma, allo stesso tempo, con un'innocenza spiazzante.
- Mi sembra scorgere un certo risentimento nei confronti del mio padrone. -
A quella mia insinuazione, volse il suo sguardo malinconico, quasi arrabbiato, verso la casa. Sembrava sul punto di parlare ma, qualsiasi cosa stesse per dire, le si soffocò in gola. Mi guardò e annuì solamente.

Era venuto il momento di spiegarle la faccenda. - Comunque, Mr Tom è ancora abbastanza lucido per avere nuove idee. Vede, lui detesta le finzioni e le profezie. Apprezza le cose realmente accadute. -

- E allora? Non capisco dove vuoi arrivare. -
- Alcuni anni fa, ha sentito narrare una storia: un marinaio camminava nei pressi del porto quando un vecchio signore, grasso e con lunghi baffi bianchi, gli si avvicinò con una carrozza e disse: "Ehi, tu, vuoi guadagnare soldi facili, stasera?" -
La donna mi interruppe: - Ma questo è successo a Genova, non qui a Luxor. Me l'ha raccontata un marinaio. Successe a un suo amico durante un viaggio. -
- Miss Marì, questa storia non è mai accaduta, naviga in mezzo all'oceano da decenni. - dissi con sicurezza. - Tutti i marinai l'hanno narrata e sarebbe sempre rimasta sul mare se Mr Tom non avesse perso il sonno. Adesso vuole renderla reale, in modo che vi sia per il mondo un marinaio che sia in grado di raccontarla da cima a fondo così come l'avrà vissuta. -
- Ahahah! - La sua risata era soave quanto il canto di un cigno. - Allora il vecchio si è proprio rimbambito! Ma cosa vuole? Inscenare una commedia? -
- Brava! - esclamai, - Una commedia con tre personaggi: cercheremo il giovane marinaio al porto, mentre lui stesso impersonerà il vecchio signore. Ma, se conosce la storia, saprà che oltre ai due uomini c'era anche una stupenda e giovane donna. La proposta che devo farle è questa: accetti di impersonare la donna e avrà tutto ciò che chiede. -
- Ma tutto ciò è follia! - gridò adirata. - In questo modo, il vecchio ucciderà la storia e la speranza di milioni di marinai che sognano di esserne protagonisti! -
Abbassai lo sguardo, come per darle ragione. - Miss Marì, devo proporle di venire a casa di Mr Tom domani sera. -

Sembrava essersi calmata. - Bah... Lo sai di chi era questa casa? - mi chiese, indicando la maestosa abitazione proprio di fronte a noi. - Apparteneva a mio padre, ma un maledetto mercante, ricco e potente, ci cacciò via e ne prese possesso. Sai di chi sto parlando? -

Fu in quel momento che capii la fonte della sua rabbia. - Il mio padrone? -
- Bravo! Quel maledetto mi ha tolto l'unica cosa che mi restava di quando era ricca, bella e innocente. -
- L'eroina della nostra storia è bella, ricca e innocente. -
- Ogni volta che passo qui davanti sogno di ritornarci. La rivoglio. È questo ciò che chiedo. -
- Solo questo? -
- Sì. Non voglio nient'altro da quel vecchio avido. Desidero solo ciò che è mio. -
- Bene, allora tornerà molto presto nella sua vecchia casa.
Mi guardò con un'espressione incredula, come se non avesse creduto alla mia ultima affermazione, ma cambiò subito argomento, timorosa di scoprire che era tutta una menzogna.
- Un'ultima domanda. Perché Mr Tom sta facendo tutto ciò? -
- Vuole ribadire la sua potenza facendo una cosa che non poteva essere fatta. -
- La malvagità l'ha reso pazzo. -
- I ricchi mercanti sono tutti pazzi. In un modo o nell'altro questa storia sarà la sua fine. -
- Ah, sì? -
- Sì, è ossessionato dal pensiero di renderla reale. -
- Folle! Va' da lui e digli che sarò a casa sua la sera stabilita. -
- Grazie, Miss Marì. -

Quando aprì gli occhi, Miss Marì si ritrovò sdraiata sul letto. Tutto ciò che vedeva erano una scrivania, una sedia, dei libri e una finestra: era la sua stanza. Solo allora si rese conto che era stato tutto un sogno, che si era illusa di ritornare nella casa che tanto amava.
Mentre si asciugava con le mani il viso, bagnato dalle lacrime che scendevano delicatamente dai suoi occhi, vide una cosa che le ridiede la speranza: al dito portava l'anello regalatogli da Mr Tom.

giovedì 14 giugno 2007

La Storia di Mr Tom - Parte 1

Fred, la mia cornacchia centenaria, si diverte ogni notte a raccontarmi vecchie storie, con la sua voce alquanto stridula e fastidiosa. Nonostante ciò, spesso mi addormento ma, fortunatamente, quel vecchio uccellaccio ha la capacità di parlarmi anche nel sogno. Dice che è un dono datogli da Morpheus, il Signore dei Sogni, il suo primo ed eterno padrone.
Mi piace ascoltarlo al buio, sdraiato sul letto e con gli occhi chiusi, proprio come un bambino che ascolta la mamma leggergli la fiaba per farlo addormentare. In realtà, più che ascoltarli, i suoi racconti, amo sognarli.
- Bene, Fred. Ho spento anche la lanterna. Sono pronto, puoi iniziare. -


La storia di Mr Tom

Molti anni fa, a Luxor, viveva Mr Tom, un ricco mercante inglese possessore di una villa magnifica con sfarzose poltrone sulle quali troneggiava solenne, silenzioso e solo.
A quarant'anni aveva lasciato Londra, per lui terra di brutti ricordi. In giro si raccontava di come in pochi giorni la sua famiglia lo avesse abbandonato: la moglie l'aveva lasciato per un certo Pierre, suo socio in affari; quanto alla figlia, era fuggita con un ubriacone. Decise così di partire e lasciarsi il dolore alle spalle, ma non prima di aver ridotto a pezzi e bruciato ogni cosa della casa di cui andava tanto fiero: - Nulla che ha abbellito la mia vita può continuare a vivere col futuro padrone, - diceva Mr Tom, - solo gli specchi portati dalla Francia saranno risparmiati -, specchi che avevano riflesso solo episodi felici e delicati della sua vita.

Ogni sera si sedeva a tavola e cenava in solitudine, solo con la sua immagine riflessa dagli specchi. A settant'anni si ammalò, l'insonnia gli impediva di dormire e di notte gli facevo compagnia.
- L'ha già letto due volte quel libro, Mr Tom, perché lo sta rileggendo ancora? Esistono anche altri libri, sa? -
- Altri libri? Che genere di libri? - Il vecchio aveva una voce possente, un timbro che mi faceva tremare le zampe.
- Oltre ai libri di storia, la gente legge anche altre cose, altri libri. -
- Parla chiaro, Fred! A quali libri ti riferisci? - mi chiese quasi irritato.
- Un tempo ebbi un padrone, un uomo molto vecchio che prima di morire mi ha consegnato una cosa. Presi il piccolo papiro che porto sempre legato alla mia zampa sinistra e dissi: - Ecco qua, Mr Tom, qualcosa che le potrei leggere. -
- Ma quello non è un libro... -
Lo interruppi e iniziai: - "Un terremoto farà tremare il globo intero. Aria e acqua si muoveranno di continuo per inerzia, la Terra sarà spazzata da uragani e i mari investiranno i continenti... -
- Ma che roba è? - chiese perplesso il padrone.
Incurante della sua domanda, proseguii: - Dalle pianure spunteranno come funghi le montagne, che continueranno a salire sovrapponendosi alle pendici di altre montagne, causando faglie e spaccature immani." -
- Ma che diavolo è? - chiese Mr Tom, ancora più seccato, - È già successo tutto ciò? -
- No. -
- Ma sta per accadere? -
- No. -
- E allora chi è che si inventa queste fandonie? -
- Il profeta Immanuel Velikvosky. -
- Tse! Un profeta... E quando è vissuto, quest'uomo? -
- Non lo so. Migliaia di anni fa, penso. -
- Bah... Non mi piacciono le profezie! La gente dovrebbe ricordare solo fatti già accaduti. Solo una cosa già avvenuta può essere definita una storia. -
Non ero d'accordo con quello che diceva: - Mi permetto di contraddirla, signore. Le storie più belle non sono mai accadute, sono quelle storie che paradossalmente riescono a sopravvivere e a essere tramandate tra le persone durante i secoli. -
Mr Tom mi guarda pensieroso, con l'aria di chi ha appena appena perso una sfida. - Ora te la racconto io una vera storia... - disse con una certa sicurezza. - Molti anni fa, sulla nave che mi portava in Brasile, c'era un marinaio che raccontava un'avventura che gli era capitata:

"State a sentire tutti quanti. Qualche anno fa mi trovavo al porto di Luxor per lavoro. Un giorno, mentre camminavo senza meta, un vecchio signore, grasso e con lunghi baffi bianchi, si avvicinò con una carrozza e si rivolse a me con queste precise parole:
- Ehi, tu, vuoi guadagnare soldi facili, stasera? -
Naturalmente, risposi di sì. Allora, il tizio, un po' inquietante a dir la verità, mi portò a cena in casa sua.
- Sono molto ricco, ho una certa età e non ho la minima fiducia in chi dovrà ereditare il mio patrimonio. Qualche anno fa ho sposato una giovane donna che però mi ha deluso. -"

A questo punto della storia, lo interruppi: - Mr Tom, posso raccontarle anch'io questa storia.-
- Uhm...? Come? - mi chiese stranito.
- Dopo la cena, il vecchio signore condusse il marinaio in una camera incantevole: la tavola al centro della stanza era d'oro zecchino, come i cinque candelabri su ciascuno dei suoi lati. Non c'erano finestre, ma la stanza sembrava essere illuminata dalla luce del sole. Una donna meravigliosa era lì, distesa sul letto. A quel punto il vecchio prese dalla tasca una moneta d'oro e la porse al marinaio. È questa la storia, non è vero? -
- Come fai a conoscere la mia storia? -
- Eh, la sua storia... - mi veniva quasi da ridere a quella domanda. - Per venire in Egitto, Mr Tom, lei ha viaggiato su una sola nave, per cui la storia l'ha sentita una sola volta. -
- Non ti capisco. -
- Mr Jones, un mio vecchio padrone, era solito girare il mondo via mare. Su una nave che portava dall'Italia in Cina, un marinaio raccontava a tutti i passeggeri il suo stesso racconto, e durante un altro viaggio, verso il Giappone, ce ne fu anche un altro che la raccontava. Ma quella storia non è mai accaduta e non avverrà mai. Ogni marinaio vorrebbe esserne l'eroe, per questo la racconta. -
- Uhm... Non mi piacciono le profezie. - disse di nuovo Mr Tom, con gli occhi socchiusi.
- Va bene, Mr Tom. Buonanotte... -