sabato 6 ottobre 2007

Il gatto di Mr Philip - Parte 6



Wanda

La stanza era proprio come l’avevamo lasciata. Mr Philip balzò sul letto con un salto perentorio e iniziò a cercare freneticamente qualcosa nel comò.
- Dove diavolo l’ho messo?! -
- Cosa, padrone? -
- Come cosa? L’indirizzo del migliore amico di mio padre! – disse, scaraventando a terra tutto quello che trovava nei cassetti. - Sai, è a lui che spedisce le bozze dei suoi lavori e spesso anche i suoi appunti per farsi dare dei suggerimenti. -
- Ah, ho capito. Beh, fors… -
- Eccola! Deve essere qui dentro – urlò, facendomi venire quasi un attacco cardiaco. Sa com’è, Sognatore, non sono proprio un giovanotto.
Aveva in mano una vecchia rubrica; la aprì e andò velocemente alla lettera F.
- È lui, è lui! Mr Ferdinad Friend, 5 Snail Street, Covent Garden, London. Andiamo Fred! -

La strada che percorrevamo era desolata, e c’era il solito vento che alzava in aria le foglie degli alberi ormai spogli.
- Tra poco siamo arrivati a Covent Garden, Fred. Ci sei mai stato? -
- Certo che sì. Ho dei ricordi indimenticabili legati a quel posto. Imboccando uno dei suoi vicoli è possibile entrare in un mondo fantastico, dove vivono creature bizzarre e fuori da ogni logica. -
- Per favore, basta con gli altri mondi! Per ora il nostro basta e avanza! – disse scocciato Mr Philip, saltando in un bidone dell’immondizia e afferrando con gli artigli un pezzetto di pane.
Mentre masticava, all’improvviso lasciò cadere il pane a terra e lo vidi fissare un gatto che stava rovistando nel bidone qualche metro più avanti.
- Oh, mio dio! Che visione meravigliosa!! -
Guardando meglio, mi accorsi che era una gatta: aveva il pelo morbido e argentato, gli occhi giallo-verde, il muso e le guance arrotondate e le orecchie erano inclinate in avanti.
- Ma… Padrone… È un gatto. Non si dimentichi che lei è un essere umano. -
- Beh, - disse sospirando e continuando a fissarla – come si dice, al cuor non si comanda… -
Appena si accorse della nostra presenza, la gatta si voltò verso di noi.
- Cosa avete da guardare? -
La sua voce era sottile e sensuale.
- Aehm… beh… mmm… -
Mr Philip non riusciva a parlare. Era la prima volta che lo vedevo così emozionato e teso.
- Ehi, ma sei balbuziente o cosa?! Non sarai mica scemo? -
Il mio padrone continuava a stare lì impalato senza riuscire a parlare, fino a quando non gli diedi una bella beccata in testa per farlo riprendere.
- Fred, che diavolo fai?! Ma sei impazzito? – urlò dolorante.
- Ahahah! Ma che strani che siete! – esclamò la bella, - Una cornacchia e un gatto che litigano. –
Ci guardammo per alcuni istanti e… - Ahahahahah! – scoppiammo tutti in una grossa risata.

- Beh, credo sia l’ora delle presentazioni. Io mi chiamo Wanda. - disse, porgendo la sua zampetta delicata al mio padrone.
- Philip, incantato. –
Tra i due ci fu uno scambio di sguardi tanto veloce quanto intenso che fece arrossire entrambi.
- E tu? Come ti chiami? -
Non me l’aspettavo, ma quando si rivolse a me i suoi occhi magnetici mi misero in imbarazzo.
- Ehm… Fred. -
- Eh eh, che carino che sei. –
Fu così che feci la stessa figura da imbranato del mio padrone.

Dopo alcuni attimi di silenzio, Wanda ci invitò a sederci e ci offrì del pesce che stava mangiando.
- Allora? Dove vi stavate dirigendo? -
- Stiamo andando a Covent Garden a trovare un amico. –
- Ah, bello, ho molti amici da quelle parti. -
- Davvero? Mica sai dove si torva Snail Street? –
Mentre faceva mente locale si toccava il mento con la zampetta borbottando il nome della strada.
- Uhm… Sì, sì, ho capito dov’è. Se volete vi accomp... -
Mr Philip la interruppe senza lasciarle neanche terminare ciò che stava dicendo.
- Certo che vogliamo. Molto gentile da parte tua. -
Per dirla tutta, però, non ero del tutto favorevole al fatto che sarebbe venuta con noi. Pensavo che non avremmo dovuto coinvolgere nessun altro in questa storia, ma ormai il mio padrone era accecato dalla sua bellezza.
- Bene, che aspettiamo allora, mettiamoci in cammino. Dobbiamo continuare dritto su questa strada. -

- Padrone, ma è sicuro che vuole farla venire con noi? Non può essere pericoloso? – gli bisbigliai all’orecchio mentre Wanda camminava qualche metro più avanti.
- Dai, non ti preoccupare, andrà tutto bene. E poi nessuno ha detto che verrà con noi là… -
- Questo è vero. Ma ho l’impressione che la sua intenzione sia proprio questa… -
Dopo un attimo di silenzio, disse: - Ma, alla fine, ci potrebbe essere d’aiuto… Non è forse vero che l’unione fa la forza? –
- Dipende da quali sono le forze… -
- Shhh, zitto Fred, si è fermata. -
Si girò verso di noi e ci guardò con aria sospetta.
- Dunque, siamo a Covent Garden. Ora dobbiamo girare a destra, dopo 100 metri a sinistra e dovremmo essere giunti a destinazione. -
- Ah, bene, iniziavo a essere un po’ stanco dato che non dormo da un bel po’. - disse il mio padrone continuando a camminare. – Certo che questo posto è veramente bello. E poi tutte quelle case colorate, sembra di essere in un cartone animato. –
- Eh, sa, è proprio entrando in uno di questi vicoli che è possibile entrare nel mondo bizzarro di cui le parlavo prima. – dissi fiero.
- Mondo bizzarro? – chiese Wanda incuriosita.
- Sì, solo che per entrarci bisogna avere una particolare predisposizione mentale verso il fantastico. - risposi con un’aria da erudito che mi calza sempre a pennello.
- Ehi, - esclamò Mr Philip – ma siamo arrivati, il cartello dice che siamo a Snail Street. -
- Sì, è vero. Che numero è la casa del vostro amico? –
- Eccola! Numero 5! -

Ci recammo di corsa alla porta e bussammo più volte il campanello, ma nessuno ci apriva.
- Sicuri che il vostro amico sia in casa? - chiese Wanda.
- No, non ne siamo sicuri. Ma, in un modo o nell’altro, dobbiamo entrare. – disse Mr Philip in maniera decisa.
Il comportamento del mio padrone fece incuriosire la gatta.
- Ma che succede? Non mi sembrava una questione così importante… -
- E invece lo è. Dopo ti spiegheremo tutto. Ora troviamo un modo per entrare. -
- Forse la porta è aperta. Ora provo a girare il pomello. - disse Wanda.
Con un balzo felino, riuscì a girarlo e la porta si aprì. Senza neanche ringraziarla, Mr Philip entrò nella casa. Setacciarono velocemente tutte le stanze ma non c’era nessuno.
- Bene. Dobbiamo trovare dove Mr Ferdinand tiene gli appunti di mio padre. Controlliamo nel suo studio. -
La gatta si sentiva un po’ disorientata da quello che stava accadendo. Restò a guardarci mentre rovistavamo nelle scrivanie e nei cassetti.
- Wanda, puoi controllare se in quel pacco vicino l’armadio c’è qualcosa che parli dei gatti? -
- Uhm… Continuo a non capire, ma ok, ora controllo. -

Eravamo tutti all’opera, quando, all’improvviso, la sentimmo singhiozzare… Stava piangendo.
- Ehi, che ti prende? – chiese preoccupato il mio padrone.
Ci avvicinammo e vedemmo che in mano aveva un foglio su cui c’era scritto qualcosa a mano.
- Questa poesia… È molto triste… -
Mr Philip gliela strappò dalle mani e la lesse:

“La falce ha tagliato il velo,
ora sento solo un gran gelo.
Finalmente riesco a vedere
cosa c’è in fondo al cratere.
Una luce in lontananza
mi riempie di speranza.
Ma è una visione fasulla:
in fondo, c’è solo il nulla.”

- Ma questa è la poesia di un amico di mio padre, l’ennesimo scrittore fallito. -
- A me è piaciuta… – disse Wanda asciugandosi le lacrime sul muso.
- Che altro c’è in questo pacco? -
A un certo punto, scorsi una scritta sul fianco dello scatolone che mi fece richiamare l’attenzione di tutti.
- Padrone, guardi cosa c’è scritto lì. -

“APPUNTI E BOZZE DEI MIEI AMICI SCRITTORI”.

mercoledì 26 settembre 2007

Il gatto di Mr Philip - Parte 5



Nei panni di un gatto


Quest’ultima affermazione fece dimenticare al mio padrone il modo in cui Figaro l’aveva chiamato.
- Co-come? Per l’amor di dio, ditemi che è uno scherzo. -
- È tutto vero! - , esclamò alle nostre spalle una voce che non mi sembrava del tutto estranea.
Il suo mantello doppio blu-grigio e quei magnifici occhi verdi a mandorla erano inconfondibili.
- Nikki! – gridò Zula dallo stupore, - Che ci fai qui? –
- Sono venuto a controllare che tutto vada per il verso giusto. –
Subito mi ricordai che era tanto bello quanto irritante e presuntuoso.
- Cari intrusi, dovete sapere che una volta entrati nel nostro regno è possibile uscirne solo con le sembianze di un gatto. -
- Oh, m-mio dio! - balbettò Mr Philip.
- Cosa c’è? Ne dovresti essere onorato! Finalmente non sei più una lurida scimmia e appartieni ad una razza nobile. - disse in tono offensivo.
- Ma noi siamo arrivati qui solo per caso. Non potete farci questo! -
- Ora basta! - urlò il maestoso gatto, - Il Re mi ha dato ordine di condurvi fuori dal regno quando avete finito qua dentro! Sbrigatevi! Vi attendo nel corridoio. -
Appena uscì dalla cella, Figaro continuò a parlare come se niente fosse accaduto.
- Ormai l’errore è stato fatto. Non puoi far altro che accettare il tuo nuovo corpo. Ti assicuro che ti ci abituerai, è solo questione di tempo. Almeno per me è stato così. -

All’ascoltare quelle ultime parole, l’espressione del piccolo volto baffuto di Mr Philip mutò radicalmente: non sembrava più arrabbiato, era quasi commosso e quasi non riusciva a parlare.
Lo sentii borbottare:
- Sì, sicuramente… Philly… Solo lui mi chiamava così… Ma come può essere?! -
- Padrone, ma che sta succedendo? – gli chiesi.
- Fred, è lui… -
- Lui chi? -
Incurante della mia domanda, si rivolse verso Figaro: - Sei mio padre, vero? -
Quando Figaro alzò lo sguardo che tenne abbassato per alcuni istanti, stava piangendo e disse singhiozzando:
- Sì, sono papà. -

Fu una scena commovente: Mr Philip corse verso il padre ritrovato e lo scaraventò a terra con un abbraccio travolgente.
- Perché non sei più tornato, papà? Avevi detto che sarebbe stato solo un piccolo viaggio. -
- Non ti ho abbandonato, figliolo. Come ti stavo dicendo prima, volevo aiutarti a decollare e sono finito qui. -
- Ma cos’è successo dopo che hai preso la pillola del “non ritorno”? –
Figato continuò così a raccontare la sua storia.
- Ah, già, ero rimasto proprio lì. Dunque, andai nella stanza segreta dove erano nascoste le pillole, ne presi una e la ingerii senza pensarci due volte. Diventai, così, un bel gatto siamese, abbastanza agile e scattante, considerata la mia età.
Mi diressi di corsa verso la biblioteca, dove presi “in prestito” alcuni dei libri che avevano riscosso più successo: “Se una notte d’inverno un gatto”, “I gatti sposi”, “I mille e un gatto”,“Quella sporca nottata” e molti altri.
- Visto che non vi stavo prendendo in giro quando vi ho detto che quel libro era stato scritto da qualcun altro? – disse Zula con soddisfazione come se non aspettasse altro che quel momento.
Il mio padrone era ammutolito, non sapeva cosa dire.
- E cosa facesti poi? – chiese al padre.
- Riuscii a uscire inosservato dal regno e a tornare nel nostro mondo. In un modo o nell’altro, dopo mille avventure e disavventure, arrivai a Londra, dove il folle caso volle che fosti proprio tu a raccogliermi mentre una sera stavo rovistando in un bidone della spazzatura. -
- Caspita, è vero! È proprio da quel giorno che la mia carriera iniziò a decollare. - disse con un tono nostalgico e malinconico.
- Eh. Fu così che, grazie a uno degli effetti della pillola del “non ritorno”, ti trasmisi in sogno le storie dei libri che avevo rubato. Fino a quando, ahimè, i gatti spioni hanno riferito alle guardie dov’ero e mi hanno catturato. -
- Ma… Papà… Perché non ti sei fidato di me? Avrei potuto farcela anche senza il tuo aiuto. -
- Avevo paura, figliolo. Paura che saresti diventato un fallito come me. -
- Ma non lo sei! - obiettò Mr Philip bruscamente. - Per me tu sei il migliore! –
Durante l’ennesimo abbraccio tra i due, Zula disse che era ora di andare. Dovevamo tornare nel mondo degli umani.
- Ti prego, fai venire anche mio padre con noi. – supplicò il mio padrone.
- Quello che chiedete è impossibile. – disse il gatto in modo secco e deciso. – Vedete, vostro padre è il creatore del nostro mondo, è il nostro dio. I gatti lo venerano, non possiamo lasciarlo andare via. Ciò scatenerebbe il caos e il popolo andrebbe in subbuglio. -
Rimanemmo di stucco a quelle parole.
- Non ti preoccupare per me, Philly. Anche se sono rinchiuso qui, vengo trattato abbastanza bene. E non cercare di tornare perché, una volta usciti, sarà difficilissimo se non impossibile, dato che le porte sparse per varie parti del mondo che permettono di entrare qui sono poche e possono essere usate una volta sola. -
Il mio padrone iniziò a emettere un miagolio stridente: era un pianto di dolore.
- Allora ci dobbiamo lasciare di nuovo, papà? Non voglio perderti di nuovo. -
- Su, non sei più un essere umano, ora sei un gatto, imparerai a cavartela da solo. -
Vi fu un ultimo abbraccio, il più lungo di tutti.

Mentre Figaro ritornava a rannicchiarsi in fondo alla cella, improvvisamente Zula ci sussurrò:
- L’unica soluzione sarebbe trovare la cosiddetta “bibbia” e portarla al suo creatore… -
- La bibbia? - chiese perplesso Mr Philip.
- Sì. Il romanzo che ha scritto vostro padre è la nostra bibbia. È custodita nella cassaforte della stanza del Re. -
- Ma… Allora c’è ancora una speranza?! – esclamò aumentando leggermente il tono.
- Shhh! Nikki è fuori la porta, non fatevi sentire. – disse Zula a bassa voce, - Non posso dirvi nient’altro. Ora verrete accompagnati nel vostro mondo. Che la fortuna sia con voi. -
Mr Philip lo ringraziò con una stretta di zampa.
- Grazie per l’aiuto, amico. Non lo dimenticherò. -
- È la prima volta che tradisco la fiducia del Re, spero di averlo fatto per una buona causa. -

Appena Zula chiuse a chiave la porta della cella, Nikki ci ordinò di seguirlo, uscimmo fuori la sala degli scrittori falliti e ci dirigemmo nella direzione dalla quale eravamo arrivati.
Quel gattaccio antipatico non ci rivolse nemmeno una parola per tutto il percorso, e quando arrivammo all’uscita disse - E non fatevi più vedere! – , sbattendoci la porta in faccia.

Come sapevamo, la porta dentro l’armadio da cui eravamo riusciti a entrare nel loro mondo era scomparsa, ma Mr Philip non si perse d’animo, sembrava più determinato che mai, nei suoi occhi vedevo una luce nuova.
- Fred, dobbiamo trovare un modo per liberare mio padre. La prima cosa che dobbiamo fare è andare a casa sua e trovare appunti o qualsiasi cosa sia legato al suo romanzo. Dobbiamo assolutamente sapere dove si trova una porta per ritornare nel regno dei gatti. – disse con aria decisa e risoluta anche se… - Ne ho fin sopra i baffi di questa storia! - … Iniziava già a parlare come un gatto.

lunedì 17 settembre 2007

Il gatto di Mr Philip - Parte 4

La pillola del "Non ritorno"

Era una sala enorme illuminata dalla luce che penetrava prepotente da due grandi finestre. Al centro c’erano dei tavoli rettangolari ai quali erano seduti dei gatti intenti alla lettura.
- Ma questa cos’è, la stanza della lettura? - chiese Mr Philip guardandosi attorno.
- Non direi proprio. - rispose Zula, - Guardi meglio, quello che stanno fissando non sono esattamente libri… -
Incuriositi, ci avvicinammo a uno dei tanti tavoli sparsi per la stanza ed, effettivamente, ci accorgemmo che quello che guardavano con tanta attenzione non erano nient’altro che delle pagine bianche.
Il mio padrone si rivolse ai gatti alquanto perplesso.
- Ehi, che succede qui? Ma che state facendo? -
- Solo questo ci mancava! Qualcuno che ci distraesse. – urlò colui che sembrava il più anziano, - Ci lasci lavorare, per favore. Qui siamo a corto di idee. -
- Ma che diav… -
- Ehi, amico, vieni un attimo qui. - sussurrò rivolgendosi a noi un gatto gigantesco seduto all’altro lato della stanza. - Avete qualche idea da suggerirmi per scrivere una bella storia? -
Mr Philip mi guardò, accennando a un sorriso.
- Beh, io sono uno scrittore, ma così su due piedi non mi viene in mente niente. -
Zula iniziò a irritarsi un po’.
- Ora basta, è ora di proseguire. E tu - disse al gattone che ci aveva chiamato – torna al tuo lavoro e cerca di scrivere qualcosa di interessante. -
Ci stavamo dirigendo verso la porta in fondo alla stanza, quando Mr Philip chiese a Zula perché quei gatti guardassero in continuazione dei libri con pagine bianche.
- Sono degli scrittori falliti… Non sono capaci di inventare storie ma si ostinano a voler diventare scrittori. -
- Ma cosa c’entro io con tutto questo? Perché siamo venuti qui? -
- Continuate a seguirmi, tra poco capirete tutto. -

Entrammo, così, nell’ennesimo corridoio. Questa volta, però, c’era qualcosa di diverso: le porte ai lati erano minuscole; era ovvio che erano fatte apposta per i loro simili.
Giungemmo infine dinanzi una porticina su cui pendeva un cartello con scritto “Cella 33”.
- Fermi! Siamo arrivati. -
- Cella 33? – disse ridacchiando Mr Philip, - Ma cos’è, siamo in una prigione? -
- Sì. – rispose Zula, – Come avrà notato, però, la porta è a misura di gatto. Per entrare dovrà ingerire questa pillola. -
Allungò la pillola che reggeva nella sua zampa verso il mio padrone, il quale, prima di ingerirla, chiese quali erano i suoi effetti.
- Purtroppo non mi è concesso rispondere a questa domanda. Le posso solo dire che l’unico modo per entrare nella cella è ingerirla. È tutto quello che deve sapere. -
Mr Philip la guardò titubante e, dopo aver titubato per un attimo, ingerì la pillola del “Non ritorno”. Sì, era proprio così che veniva chiamata e, ahimè, quando scoprimmo il motivo era troppo tardi.
Appena la inghiottì assistetti a una scena che mi fece rimanere a becco aperto: le mani e i piedi del mio padrone si rimpicciolivano insieme al corpo che diventava sempre più peloso. Ad un certo punto fui colto da una paura che si materializzò l’istante successivo: Mr Philip era diventato un gatto persiano, grigio, grosso e abbastanza grasso.
- Cosa diavolo mi hai combinato?!! – urlò Mr Philip in preda al panico, guardandosi le zampe e girando attorno a se stesso fissandosi la coda.
- Solo in questo modo è possibile entrare nelle celle. –
Il mio padrone sembrava veramente spazientito, tanto che pensai che avrebbe subito usato i suoi artigli su di me per sfogare la sua rabbia.
Vedendolo in quelle condizioni cercai di calmarlo: - Padrone, si calmi, andrà tutto per il verso giusto. -
- Come posso calmarmi, Fred! Non mi vedi?! Sono un gatto! Un gatto!! Oh, mio dio, è la fine!!! -
Non sapevo cosa fare per tranquillizzarlo, stava uscendo fuori di senno:
- Ok, sto bene, sono sereno. Ora sono un gatto, non vedo qual è il problema. Mi farò accudire da una bella famigliola, mangerò, dormirò e non dovrò più lavorare. Sarà questa la mia vita d’ora in poi! -
- Non creda che noi gatti non lavoriamo. – replicò, offeso, Zula. - Ora basta perdersi in inutili chiacchiere. - Aprì la porticina e finalmente entrammo.

Un po’ ce l’aspettavamo, ma la sorpresa fu comunque grande quando vedemmo che in fondo alla cella c’era Figaro.
Gli occhi di Mr Philip si fecero a palla e istantaneamente si inondarono di lacrime.
- Ohhh, Figaro! Sei proprio tu?! -
Come al solito, stava dormendo rannicchiato su se stesso.
- Sì, è lui. - disse Zula, - È rinchiuso qui perché molti anni fa si introdusse di nascosto nel nostro mondo e scappò dopo aver rubato storie di scrittori molto importanti. -
- L’ho fatto per una causa per me molto importante, e voi lo sapete. - disse Figaro stiracchiandosi senza aprire gli occhi.
- Sua maestà il re esige il massimo rispetto per le regole che vigono nel nostro regno. –
- Si può sapere di cosa state parlando? – urlò all’improvviso il mio padrone.
- Bene, è venuto il momento che tu sappia. Ascolta la mia storia.

Il mio sogno è sempre stato quello di diventare uno scrittore, ma, purtroppo, non sono mai stato bravo a scrivere, tanto meno a inventare storie. Mio figlio mi ammirava molto, leggeva tutto ciò che scrivevo, e gli piaceva davvero. Anche lui decise, così, di intraprendere la dura strada dello scrittore. Purtroppo, però, i suoi primi lavori non coincidevano con i gusti del pubblico e la carriera stentava a decollare. –
- Questa storia mi sembra di averla già sentita… - pensai.
Il mio padrone era immobile ad ascoltare il suo gatto affezionato, sembrava non fosse ancora in grado di controllare il suo nuovo corpo.
Figaro continuò a raccontare la sua storia.
- Non potevo sopportare l’idea che anche mio figlio patisse le mie stesse sofferenze e portasse sulle sue spalle il fardello di scrittore fallito. Fu così che un giorno mi venne in mente di scrivere un romanzo e pubblicarlo facendolo spacciare per suo.
Nel libro descrissi, in una maniera che più dettagliata non si può, di un regno fantastico dominato dai gatti, una vera e propria civiltà. Inventai così gatti spioni, gatti cavalieri, dame di corte, il Re severo e anche te, Zula, certamente uno dei personaggi con più personalità.
Una mattina accadde, così, una cosa incredibile: mentre prendevo la giacca dall’armadio, notai un pomello all’interno.
“Non è possibile, sembra la porta che porta al mondo dei gatti che ho descritto nel mio libro!”, pensai. Girai il pomello e… Il regno da me inventato si era materializzato!
Ripresomi dallo shock iniziale e resomi conto che non stavo sognando, mi balzò in mente un’idea: dovevo rubare i racconti dei gatti scrittori più importanti e darli in qualche modo a mio figlio. Essendo io il creatore di tutto, conoscevo esattamente dove andare per non essere scoperto.
Arrivato dinanzi alla porta della biblioteca, però, mi venne in mente una cosa che rovinò i miei piani: per entrare in alcune stanze bisognava prendere la cosiddetta pillola del “non ritorno”.
- Ma perché si chiama così? – chiese, allarmato, Mr Philip.
- Vedi, Philly… -
All’improvviso il mio padrone sobbalzò! Solo una persona lo chiamava a quel modo, e un sospetto iniziava a nascere in lui.
- Una volta ingerita quella pillola non è più possibile tornare umani. -

venerdì 3 agosto 2007

Il gatto di Mr Philip - Parte 3




La sala degli scrittori falliti


L'espressione di Mr Philip alla vista di quel dipinto sottolineava un misto di stupore, paura e curiosità.
- Fred, che vorrà dire tutto ciò? - mi sussurrò all'orecchio.
- Non ne ho la minima idea, padrone. -
- Tutto ciò è follia! Prima l'armadio, poi il gatto parlante, e ora questo quadro. Non mi sorprenderebbe scoprire di essere il protagonista di un racconto assurdo! -
La sua agitazione attirò l'attenzione di Zula.
- Cos'è che la turba tanto? -
- Cosa ci fa il mio racconto in quel dipinto? - chiese indicandolo con l'indice della mano destra.
Zula, senza neanche guardarlo, rispose:
- Vede, quel racconto non appartiene a lei, ma ad un altro scrittore. -
- Ahahahah! - la sua risata echeggiò tra le mura del castello. - Allora questo è proprio un bello scherzo! Ti dico con la certezza più assoluta che quella storia l'ho scritta io! -
Lo sguardo del gatto, però, era troppo serio per far pensare ad una burla.
- Quella storia è stata rubata ad Arthur Conan Cat, uno degli scrittori più importanti del nostro mondo. -
Mr Philip diventò pallido come un lenzuolo bianco.
- Ma... Non è possibile... Tutto questo è impossibile! Svegliami Fred, e dimmi che è un sogno... Anzi, un incubo. -
- Si calmi, padrone. Ci sarà stato sicuramente un equivoco. -
Zula ci interruppe: - Nessun errore. Il ladro di quella storia è nella cella 33. -
Io e il padrone sbarrammo gli occhi e ci guardammo, faccia a faccia, sorpresi dalle ultime parole del gatto.

Il silenzio di quel momento, che stava durando già da troppi secondi, si ruppe quando vedemmo un altro gatto in cima alle scale dirigersi verso di noi.
- Ehi, Nikki, che ci fai qui? - chiese Zula, alquanto sorpreso di vederlo.
Non riuscii a capire di che razza era: aveva la testa appuntita, le orecchie, larghe alla base, erano rivolte in avanti e arrotondate verso la punta, gli occhi a mandorla erano di un verde magnifico e raro, e il suo mantello blu-grigio doppio e morbido rifletteva la luce.
- I gatti spioni hanno riferito al Re della vostra discussione. Sua Maestà vuole che Mr Philip si renda conto che il racconto nel dipinto non appartiene alla sua fantasia, così mi ha incaricato di raggiungervi per mettervi al corrente del suo volere. -
Prese una pergamena legata alla sua zampa e cominciò a leggere. Incantati dalla sua bellezza ed eleganza, non facemmo altro che restare in silenzio ad ascoltarlo.
- Visitatori del mio regno, abbiate la cortesia di non mettere in dubbio ciò che vi viene detto dal saggio Zula, mio fedele servitore da decenni.
Anche se non ce ne sarebbe bisogno, voglio dimostrarvi che nessuno nel mio regno si permette di prendere in giro dei visitatori o intrusi che siano.
Finite le scale, seguirete ancora Zula che vi farà da guida nella sala delle prigioni, dove potrete assistere alla verità con i vostri stessi occhi.
I miei ossequi, il Re. -

- Bene bene, - disse Zula appena Nikki finì di leggere, - era da un bel po' che non mi facevo un giro da quelle parti. Sarò ben felice di accompagnarli. -
- Stai attento e chiudi sempre tutte le porte, qualcuno potrebbe evadere come l'ultima volta. -
- Non ti preoccupare, il Re si fida di me proprio perché una delle mie doti principale è l'accuratezza e la precisione con cui faccio le cose. -
Non capivo se era solo una mia impressione, ma tra i due non sembrava scorrere buon sangue. La risposta di Nikki, però, sciolse immediatamente i miei dubbi.
- Ah, ecco perché ci sono due intrusi nel nostro regno... -
Zula lo guardò, sorpreso che avesse detto quelle parole davanti a due creature dell'altro mondo.
- Come osi incolpare me? Non è mio compito sorvegliare l'entrata del castello! -
- Sono io il nuovo braccio destro del Re. Quando capirai che oramai tu sei vecchio?! -
Il povero abissino abbassò la testa, come per dargli ragione, quasi in segno di sconfitta. Nikki legò di nuovo la pergamena alla sua zampa, ci voltò le spalle, alzò la sua coda luminosa e se ne andò da dove era venuto, sculettando in segno di scherno e soddisfatto di come era andata la discussione.
- Sarà anche un bella bestia, - disse Mr Philip guardando il gatto mentre si allontanava, - ma in quanto a simpatia, beh, direi che ha ancora molto da imparare. -
Alla battuta del mio padrone ci guardammo tutti e tre e scoppiammo in una fragorosa risata. Quando Zula rideva il suo mento diventava ancora più rotondo. Mi iniziava a stare simpatico, non aveva nulla a che vedere con quel dispettoso di Figaro.
Appena smettemmo di ridere, il gatto mostrò tutta la sua diligenza.
- È ora di andare. Il Re mi ha dato l'ordine di farvi da guida nella sala delle prigioni. Là ne vedrete delle belle. O meglio, le sentirete... -

Non avevo ancora capito cosa ci aspettasse in queste famose prigioni, però la nostra curiosità aumentava sempre di più. Continuammo così a salire le scale, fino a quando arrivammo finalmente in un altro lungo corridoio, molto meno colorato del precendente, dato che le pareti erano interamente bianche.
In fondo si poteva vedere una porta abbastanza grande, con due gatti ai lati che sembrava facessero la guardia. Prima, però, a destra e a sinistra lungo tutto il corridoio, c'erano moltissime porte.
- Seguitemi, per favore. -
Sopra ogni porta c'era una targa su cui era scritto il nome della sala in cui si sarebbe entrati e con una piccola didascalia sotto. Più di una targa attirò la mia attenzione:
Università: Lingue e culture dei gatti.
La laurea in Lingue e culture dei gatti ha come obiettivo formativo la preparazione di laureati che abbiano una solida formazione di base in linguistica teorica e in lingua gattosa, con la completa padronanza di almeno due lingue gattose nonché delle culture delle civiltà di cui le due lingue studiate sono espressione. Cattedra: Dott. S. La Gatta.
Bigcat: il più grande cinema del mondo.
Programmazione settimanale: "L'ombra del gatto". Il film è ambientato nel mondo degli umani. Walter assassina la sua ricca e odiosa moglie dopo averle fatto firmare un testamento che lo nomina suo erede. Complici dell'assassinio sono il maggiordomo e la cuoca. L'unico testimone è il gatto della moglie. Pellicola per gli amanti del giallo inglese vecchio stile.
Impara a cucinare con Gattofier.
Il più grande cuoco di tutti i tempi ti insegnerà alcune delle sue ricette più gustose. Nessuna parola può essere più efficace a descriverlo quanto quelle dell'imperatore della Zibiba, Alfonso VIII: "Io sono l'imperatore della Zibiba, ma tu sei l'imperatore degli chef".
L'arte dei gatti.
Una galleria d'arte con dipinti dal valore inestimabile, all'interno della quale potrete ammirare i quadri di artisti come Giatto, Picatto, Ganet, e molti altri i pittori che, durante i secoli, si sono cimentati nella difficile arte della riproduzione pittorica.

Alla sinistra della porta che conduceva alla galleria d'arte c'era un quadro veramente magnifico, particolarissimo nella sua semplicità.
- Che ci fa qui fuori questo quadro? - chiese Mr Philip, anche lui estasiato dalla sua bellezza.
- Questo dipinto ci è stato regalato da un individuo che è appartenuto alla vostra razza, un grande amante dei gatti. L'abbiamo messo qui per rendere omaggio alla sua memoria, così anche chi non può entrare nella galleria può ammirare questo suo capolavoro. Il suo nome è Pierre-Auguste Renoir. -
- Cosa?! - esclamò con sorpresa il mio padrone, - Ciò vuol dire che anche lui è stato in questo posto... -
- Sì. - rispose il gatto, con un tono leggermente malinconico. - Ora, però, proseguiamo, siamo quasi arrivati.

Passammo per altre decine di porte e leggemmo troppe targhe per elencarle tutte, queste sono quelle che, per un motivo o per un altro, sono rimaste impresse nella mia mente.
Fu bizzarro ma allo stesso tempo divertente scoprire che i gatti avessero un mondo tutto loro, una vera e propria civiltà. Ero molto curioso di entrare in quelle stanze ma, purtroppo, era proibito agli esseri umani.
A un certo punto ci fermammo. Eravamo giunti a destinazione, sulla targa della porta c'era scritto: "La sala degli scrittori falliti." Stranamente, non c'era alcuna didascalia.
Zula girò il pomello della porta.
- Eccoci arrivati. Entrate. -

mercoledì 25 luglio 2007

Il gatto di Mr Philip - Parte 2




Il mondo dei gatti


I miei dubbi svanirono completamente quando sentii un rumore provenire dall'armadio.
- Sentito, Fred? C'è qualcuno là dentro! - disse Mr Philip a bassa voce, - Su, aprilo! -
Non c'è niente da fare, le cose più pericolose toccano sempre a me. Mi avvicinai così all'armadio senza battere ciglio.
Conscio del fatto che se dentro ci fosse stato Figaro avrebbe potuto farmi qualche dispetto, aprii molto lentamente lo sportello arrugginito dell'armadio, provocando un rumore stridulo come quello di una vite che penetra nel ghiaccio.
L'attesa sembrava infinita e, quando finalmente aprii lo sportello per intero, io e il padrone sbarrammo gli occhi per vedere chi o cosa ci fosse dentro.
- Non c'è nessuno! - Mr Philip, sorpreso dinanzi al vuoto, iniziò a sclerare nel bel mezzo della notte: - No, non è possibile! Sono sicuro di averlo visto! Non sono pazzo, devi credermi, Fred! Mi guardava con i suoi grandi occhi. -
- Padrone, forse è stato semplicemente un sogno. Non è successo niente di grave. Si sdrai sul letto e si riposi. -
- Non trattarmi come un imbecille! Non mi sdraio su un bel niente! Io l'ho... -

- MIAO! -

Ci guardammo sconvolti e volgemmo subito il nostro sguardo di nuovo verso il vecchio armadio: non vedemmo nessuno, ma non c'era alcun dubbio, il miagolio proveniva dal suo interno.
- L'hai sentito? L'hai sentito anche tu, vero? - mi chiese Mr Philip, quasi in segno di vittoria.
- Certo che sì. - risposi, alquanto sorpreso, a dir la verità.
- Visto che avevo ragione?! C'è qualcuno là dentro. -
Questa volta ci avvicinammo insieme per controllare meglio. Mentre il padrone svuotava l'armadio dai suoi vestiti, io notai un pomello sulla parte centrale dell'armadio. Mi avvicinai, lo toccai e capii che era la maniglia di una porta.
Preso dal panico, iniziai a balbettare: - P-pa-padrone, q-qua c'è una p-porta n-nascosta! -
- Cosa? Come? Una porta? Dove? -
- P-proprio qui, nell'armadio. -
Si avvicinò, afferrò il pomello con la mano destra e lo girò verso destra. Ci fu uno scatto e la porta si aprì.

Il mio padrone mi guardò con un'aria stupefatta. Era incredulo. Ci trovavamo davanti un lungo corridoio di cui non si vedeva la fine.
- Questa è una grande scoperta, Fred. Figaro potrebbe trovarsi qui dentro. Dobbiamo entrare e proseguire finché non troviamo qualcuno. -
Dopo un attimo di panico e di esitazione, annuii e così entrammo.
Iniziò, così, il nostro cammino senza meta.

Il corridoio aveva delle mattonelle a scacchi bianche e nere e le pareti erano colorate a mo' di un puzzle astratto.

- Com'è strano questo posto, - disse il padrone guardandosi attorno mentre camminavamo, - sembra di essere entrati in un altro mondo... -
- Beh, sì, effettivamente... -
Io ne avevo vissute tante di avventure, nella mia vita, ma quella fu sicuramente una delle più bizzarre.
Dopo una mezz'ora abbondante di cammino in cui non avevamo fatto altro che stare zitti e guardarci attorno, anche se il panorama era sempre lo stesso, vedemmo un gatto in lontananza.
Sembrava ci stesse aspettando: era color rame, di taglia media. La testa era racchiusa in un triangolo dagli angoli arrotondati, gli occhi grandi e brillanti erano sottolineati da un bordo nero, aveva le orecchie larghe e appuntite, mentre il pelo era soffice, folto e lucido: era sicuramente un abissino, la misteriosa razza adorata e venerata dagli antichi egizi.

A 5-6 metri dal gatto ci fermammo per ammirare la sua bellezza, più nel portamento che nell'aspetto. All'improvviso parlò:
- Avete oltrepassato la soglia. Seguitemi, il mio signore vuole parlarvi. -
Rimanemmo ammutoliti fino a quando, ad un certo punto, vidi Mr Philip fare un profondo sospiro:
- Ma dove siamo? Cos'è questo posto? -
- Non vi è permesso fare domande. Io sono Zula, servitore del castello. -
Guardandoci con aria incuriosita, iniziammo a seguirlo.
- E così lei sarebbe il famoso Mr Philip? -
Dopo un attimo di smarrimento provocato dal fatto che il gatto sapeva chi fosse, rispose:
- Non sapevo di essere famoso anche qui. La gente del mio mondo mi conosce per le mie storie. -
- Le sue storie... Tse. - disse, accennando a un sorriso malizioso.
Zula sembrava essere a conoscenza di cose di cui noi eravamo all'oscuro.
Il mio padrone si indignò per quella risposta.
- Cosa vorresti insinuare? -
- Le ho già detto che non sono ammesse domande. -

Dopo qualche minuto giungemmo, finalmente, alla fine del lungo corridoio, dove ci trovammo dinanzi una porta. Zula la aprì e ci fece cenno di entrare.
- Questa è la hall. - disse, - Una volta salite le scale e arrivati in cima, percorreremo un lungo corridoio per arrivare nella stanza dove vi attende sua maestà il re. -
Cominciai a pensare che Morpheus mi stesse tirando un bello scherzo, che tutto quello che ci stava accadendo era un sogno. Ma non era così. Anche se troppo strambo, era tutto reale.
Mr Philip, preoccupato, chiese: - Possiamo sapere almeno cosa vuole il tuo re da noi? -
Il gatto, quasi stizzato, questa volta rispose alla domanda del mio padrone: - Avete oltrepassato la soglia vietata agli umani e sua maestà non tollera chi entra nel suo castello senza permesso. -
- Ma la porta del castello era nella stanza della mia armadio, - obiettò il mio padrone, - avevo il diritto di entrarci! -
Zula si voltò verso di noi con aria minacciosa e, alzando il tono della voce, precisò: - Quell'entrata è stata messa lì da qualcuno che lei conosce molto bene. Avete infranto le regole. -
- Figaro! Stai parlando di lui, è qui vero? - chiese Mr Philip.
Ricompostosi dopo il precedente piccolo scatto di ira, rispose:
- La prego di non fare altre domande. Non sono autorizzato a risponderla, il mio compito è semplicemente quello di accompagnarvi dal re. Seguitemi. -

Mentre salivamo le scale fui impressionato dalla quantità di quadri appesi alle pareti. L'attenzione del mio padrone fu attirata da uno in particolare: il dipinto ritraeva una gatto nero gigante seduto davanti ad una scrivania mentre scriveva con una di quelle vecchie macchine da scrivere. La cosa bizzarra, però, era questa: dal foglio che usciva dal vecchio aggeggio dipinto nel quadro si potevano leggere alcune riga.

"Londra. Una notte buia e tempestosa.
La stessa scena si ripete ogni sera: Mr Frank, sdraiato sulla sua poltrona preferita, fuma la sua vecchia e inseparabile pipa leggendo le ultime pagine de "La ricerca dell'Essere", un vecchio libro comprato al mercatino dell'usato.
La villa era piena di mobili, oggetti vari e costosi che, però, non bastavano a cacciar via l'aria di desolazione che si respirava nella casa. Le luci e i due camini erano sempre accesi, ma, nonostante ciò, l'aria era fredda. I suoi colleghi di lavoro, durante la giornata, torturavano le mura con risate ipocrite, rattristando la casa ancor di più. L'unico rumore a ricordargli che non era diventato sordo era il tic-tac dell'orologio a pendolo lasciatogli in eredità da suo padre.
Ancora una volta la scena si ripeteva, ma... quella sera, quella notte, sarebbero state diverse... No, Mr Frank non avrebbe più dimenticato quella donna... quel viso... quel sesso... quelle lacrime... quel sangue".

- Per l'amor di Dio! - esclamò all'improvviso Mr Philip, - Ma quello è l'inizio di un mio racconto. Che ci fa in questo quadro?! -

Leggendo quel poco che c'era scritto, mi accorsi che aveva ragione. Era uno dei suoi racconti più famosi: "Quella sporca nottata".
Tutto diventava sempre più bizzarro e misterioso.

mercoledì 18 luglio 2007

Il gatto di Mr Philip - Parte 1



"E il Corvo, senza battere mai le ali, resta fermo, fermo
sul pallido ritratto di Minerva proprio sopra la porta della mia camera;
il suo sguardo somiglia a un demone sognante,
e la luce della lampada distende l'ombra sua sul pavimento;
l'anima mia da quell'ombra laggiù non si solleverà mai più,
mai più, mai più."

- Magnifico! -
Era da poco tempo che, su consiglio di un vecchio amico, avevo iniziato a leggere Edgar Allan Poe, e ogni volta che mi immergevo in un suo racconto o una sua poesia ne rimanevo estasiato.
- Che grande inventore di storie! Lo ammiro sempre di più. Tu sai chi è Poe, vecchia cornacchia? -
Mi diverte prendere in giro Fred. Cerca di non darlo a vedere, ma si arrabbia troppo quando lo chiamo in quel modo. La sua rabbia traspare dal tono da sapientone arrogante col quale mi risponde, che puntualmente tradisce il suo tentativo di fare la parte dell'indifferente.
- Certo che lo so! Non sono mica disinformato come lei. Tse... Io uso il mio tempo per fare sempre qualcosa di utile. -
- Dai, non ti arrabbiare, lo sai che ti voglio bene. -
È questa la pillola che uso per addolcirlo, e funziona quasi sempre. Anche se non sembra, è un grande coccolone ed è molto timido. Mi piace tanto questo lato del suo carattere perché è molto simile al mio.
- Beh, Sognatore, anche... ehm... Tutti mi vogliono bene... -
- Eh eh, Fred, è la prima volta che vedo una cornacchia rossa... Ah ah ah. Dai, cosa dicevamo? Ah, sì. Poe. Gran raccontastorie. -
Era tornato al suo solito colorito nero come la pece.
- Sì, sono d'accordo con lei. -
- Chissà come fanno i grandi scrittori a non perdere mai l'ispirazione, ad avere sempre storie da raccontare. -
Fred, inarcando il sopracciglio sinistro e accarezzandosi la parte inferiore del becco come se fosse un mento, disse lentamente:
- In realtà io ho avuto un padrone, uno scrittore di grandi racconti, che, certamente non per colpa sua, perse l'ispirazione e non era più capace di inventare le storie fantastiche a cui aveva abituato i suoi lettori. -
- Uhm... Sembra una storia interessante. Me la puoi raccontare? - Ero proprio curioso di sapere come qualcuno in contatto con un portatore di sogni e di storie come Fred potesse perdere la capacità di raccontare storie. -
- Bene, come desidera, Sognatore. Si sieda, spenga la luce e accenda la lanterna. -


La caduta di Mr Philip

Mr Philip passava la maggior parte della giornata nel suo studio, seduto dietro la scrivania, dove scriveva in continuazione racconti e poesie. L'unico genere letterario col quale non andava molto d'accordo era il romanzo:
- La gente dovrebbe abituarsi a leggere storie brevi ma intense - , diceva spesso.
Era scapolo, e non poteva essere altrimenti considerato il suo carattere difficile. Gli unici amici che aveva eravamo io e un gatto di razza siamese che aveva trovato mentre rovistava nel bidone dell'immondizia nella strada dove abitavamo.
Tra me e Figaro (era questo il nome di quel gattaccio) non girava buon sangue. Quando il padrone non c'era mi faceva sempre i dispetti: una volta si mangiò il mio pranzo, guadagnandosi tutta la mia antipatia. Era un tipo strambo, se ne stava quasi sempre per i fatti suoi e usciva dalla sua cuccia solo per mangiare e per fare il ruffiano col padrone.
L'adozione di Figaro coincise con l'inizio del successo di Mr Philip: scriveva storie su storie e pubblicava libri uno dietro l'altro senza mai fermarsi. Il suo nome era acclamato dalla critica e dai lettori di mezza Europa.
Quando si sedeva dietro la scrivania e poggiava la penna sul foglio, l'espressione del suo volto cambiava, sembrava indemoniato. Non ho mai osato interromperlo quando era in quella sorta di trance, mi faceva un po' paura, a dir la verità. A volte pensavo che avesse una doppia personalità, tipo Dr Jekyll e Mr Hyde.
Una sera, in uno di quei rari momenti che non scriveva, gli chiesi da dove prendeva l'ispirazione per tutte quelle storie, come faceva a inventare tanti personaggi fantastici e a descrivere luoghi sconosciuti e misteriosi.
Fumando la vecchia pipa appartenuta a suo padre, uno scrittore fallito che per una vita ha inseguito il sogno di diventare famoso, disse:
- Vedi, Fred, non so assolutamente rispondere alla tua domanda. So solo che quando mi siedo dietro la mia scrivania e poggio la penna sul foglio la mia mano scrive da sola, come se avesse una propria identità. Non so, però, se questo sia un bene o un male. È come se le storie che scrivo non mi appartenessero, i racconti non li sento miei... Ma l'importante è che, ormai, sono uno scrittore affermato. -
Non ero sicuro che pensava veramente ciò che aveva detto. Dai suoi occhi traspariva la voglia di scrivere qualcosa di personale, che appartenesse al suo mondo, ma nelle sue storie non faceva altro che raccontare avventure di coloro che vedeva come degli estranei, personaggi diversi da quelli che voleva rappresentare.
- Beh, Mr Philip, la fama è importante, ma io credo che è come se lei stesse avendo successo con dei libri scritti da un'altra persona. -
A quella mia affermazione, vidi lo sguardo di Figaro volgersi verso di noi e, in quel momento, fui preso da una strana sensazione: mi sentivo come se fossi osservato da un essere umano.
Figaro saltò fuori dalla cuccia, si avvicinò a Mr Philip e iniziò a miagolare strusciandosi vicino la sua gamba.
- Ehi, piccolino, hai fame? Vieni che ti do da mangiare. -
Mentre si dirigevano verso la cucina, il gattaccio mi diede le spalle e alzò quella sua coda spennacchiata in segno di superiorità. Non mi sono mai piaciuti i gatti. Si comportano come se fossero loro i padroni.

Così come il giorno in cui Figaro giunse in questa casa coincise con l'inizio della fortuna di Mr Philip, quello della sua scomparsa ne decretò la fine.
Quando mi svegliai quella mattina, il padrone era già alla sua ricerca. Non riuscivamo a trovarlo da nessuna parte, controllammo ogni angolo della casa, o così credevamo di aver fatto. Mr Philip era disperato, lo chiamava sperando che sarebbe ritornato da un momento all'altro.
- Perché te ne sei andato, Figaro... Perché mi hai abbandonato... ? Ti ho sempre trattato come un figlio. È così che ricambi il mio affetto?!-
Se devo essere sincero, un po' dispiacque anche a me. Oramai mi ero abituato ai suoi dispetti e, a volte, mi divertiva anche. Più che altro, però, ero curioso di sapere dove fosse andato.
Fu così che iniziò la caduta della carriera del mio padrone. Non riusciva più a scrivere, aveva perso completamente la sua ispirazione. Si sedeva ogni giorno alla sua scrivania ma, puntualmente, iniziava a disperarsi:
- Fred, che mi sta succedendo, non sono più capace di inventare storie. Mio Dio! È la fine! Non potrò più vivere senza scrivere. Aiutami, ti prego! -
Purtroppo non sapevo come aiutarlo. Ogni notte cercavo di raggiungerlo nel sogno e fargli vivere qualche avventura, ma, ahimè, nei suoi sogni si ripeteva sempre la stessa e unica scena: Mr Philip, seduto, che stringeva tra le mani una penna senza inchiostro mentre fissava un foglio bianco sulla scrivania. Non riuscivo a muoverlo in nessun modo nemmeno nel mondo onirico, una cosa che non era mai accaduta prima.

Passarono dieci anni da quel giorno maledetto, e nulla era cambiato. Mr Philip aveva vissuto quel tempo sulla fama che lo precedeva e tutti i suoi lettori aspettavano con impazienza il suo prossimo libro, che forse non sarebbe mai arrivato.
Un giorno, però, qualcosa stava per cambiare. Sentii gridare il padrone nel bel mezzo della notte:
- Fred, Fred, corri, presto! Ho visto Figaro. -
Volai di corsa nella sua stanza, e vidi l'espressione sconvolta del suo viso.
- Dov'è, dov'è? - gli chiesi affannato.
Non riusciva a muoversi, lo shock l'aveva costretto a sdraiarsi sul letto.
- Era proprio lì, sulla sedia vicino l'armadio. Mi stava fissando con i suoi occhi blu e, appena si è accorto che l'avevo visto, è saltato giù dalla sedia ed è entrato nell'armadio. -
Credevo che il padrone si era immaginato tutto, così mi girai per controllare se ciò che aveva detto fosse vero: la porta dell'armadio era socchiusa... Qualcuno l'aveva aperta.

giovedì 12 luglio 2007

Un po' del Sognatore



Quella sera ero irrequieto, non sapevo cosa fare: leggiucchiavo a casaccio pagine di vecchi libri, mi incantavo a guardare la pioggia violenta fuori la finestra, accendevo e spegnevo la tv, giocavo al solitario col mazzo di carte napoletane regalatomi dalla buonanima di mio nonno, ascoltando un po' di musica classica.

Intanto, Fred se ne stava per fatti suoi. Lui dorme quasi sempre, anche se afferma che lo fa per lavoro: "Non è colpa mia se i bambini fanno incubi in continuazione e io devo correre in loro soccorso! È uno dei compiti che mi ha assegnato Morpheus", ripete, con una voce stridula, ogni volta che gli rimprovero di dormire troppo. Ma, ad essere sincero, non sono molto convinto che dica la verità.
Il mio far tutto e niente continuò fino a quando le lancette dell'orologio a pendolo nel salotto scoccarono la mezzanotte.
- Accidenti, stasera non ho combinato un bel niente! Fred, svegliati! - gridai.
Spaventato, aprì gli occhi e balzò in piedi: - Sì, Sognatore, sono pronto! Dove dobbiamo andare? -
- Ah ah ah! Da nessuna parte, non preoccuparti. A volte mi fai morire, Fred! -
- Caspita, i bambini di oggi fanno dei sogni alquanto bizzarri. Ho appena salvato un piccolo pel di carota da un topo gigante, ma il bello è che la bestia aveva la testa di un essere umano. -
- Beh, perché ti meravigli tanto? È da sempre che i bambini hanno una fantasia infinita. La nostra è nulla in confronto alla loro. Se quando siamo piccoli fossimo capaci di esprimerci attraverso la scrittura, avremmo la possibilità di immortalare delle storie fantastiche! Purtroppo, per la maggior parte della gente, quella fantasia viene soffocata dall'età adulta e dalla realtà, e le uniche storie a sopravvivere sono quelle che riguardano il denaro e la ricchezza. -
Incuriosito dalla mia osservazione, Fred mi chiese: - E lei? Come ha fatto a diventare un sognatore? -
- Perché è da sempre che mangio pane e sogni. Quei sogni che mi permettono di vivere delle avventure fantastiche. Privami delle storie e la mia vita non avrà più un senso. Vedi, quando ero piccolo, mio nonno mi ripeteva spesso una frase che non potrò mai scordare: "Adduormete e nun te scetà: 'a vita dìnto u suònn è assàje cchiù bell rà realtà." -
- Ehm... Non ho ancora imparato il napoletano... - disse con un'aria buffa che mi fece sorridere.
- Scusa, hai ragione. Significa: "addormentati e non ti svegliare più, la vita nel sogno è molto più bella della realtà." -
- Doveva essere un brav'uomo! - disse Fred abbassando la testa, accortosi delle lacrime nei miei occhi.
Il ricordo di mio nonno mi suscita sempre vecchie emozioni, quelle che si provano solo da bambini, e ogni volta mi passano davanti agli occhi le immagini di me seduto sulle sue ginocchia ad ascoltare le sue storie fantastiche.

- Beh, mi ha insegnato parecchie cose e mi ha raccontato molte storie. -
- Se ne ricorda qualcuna? -
- Me le ricordo tutte. Sai, certe cose non si scordano, diventano parte di te. Non potrò mai dimenticare di quando mi raccontò della prima volta che vide mia nonna, del colpo di fulmine dal quale furono colpiti entrambi. Ascolta Fred. -


"Allora, guaglio', stammi a sentire. Tempo fa, quando ero un giovanotto, mi guadagnavo da vivere facendo vari lavoretti. Ci fu un periodo in cui lavoravo nel campo di allevamento di un signore che mi pagava abbastanza bene. Avevo il compito di prendermi cura dei suoi cavalli.
Nella strada che percorrevo ogni giorno per andare a lavorare passavo davanti un grande castello e, puntualmente, mi incantavo per qualche minuto dinanzi la sua maestosità e imponenza. Ogni volta che lo vedevo mi sembrava di tornare indietro nel tempo e di entrare, per un attimo, in una meravigliosa favola.
Accadde, così, che un giorno, ammirando le splendide fontane all'interno dell'immenso giardino, vidi una fanciulla seduta sull'erba che leggeva un libro. Era splendida, ogni suo movimento era una grazia per i miei occhi. Non poteva essere altro che la principessa del castello.
La sua bellezza mi strozzò il fiato, riuscii a chiamarla solo dopo un profondo respiro:
- Ehi, dolce fanciulla. -
Si voltò, si alzò e si diresse verso di me. Ero faccia a faccia con lei, i nostri corpi erano divisi solo dal grande cancello del castello. Mi guardava senza parlare. La sua bellezza era imbarazzante. Finalmente parlò:
- E lei chi è? E cosa vuole? - chiese con astio.
- Io non sono nessuno. Sono solo un uomo che è rimasto incantato dal suo splendido viso. -
Lei arrossì e assunse un atteggiamento più dolce.
- Grazie. Nessuno mi ha mai detto una cosa del genere. -
Quella sua affermazione mi sconvolse.
- Cosa? Com'è possibile? -
- Vede, mio padre non permette a nessun uomo di avvicinarsi a me. Dice che sono destinata a sposare il principe di una terra lontana, e fino ad allora devo restare casta e pura. -
- Sua maestà il re mi ferisce il cuore. Io la amo. Fuggiamo insieme. -
Ancora oggi, non ho capito da dove presi il coraggio di dire quelle cose.
- Ma è una pazzia! Mio padre la ucciderà! E poi... Io non la conosco, come posso fuggire con lei. - I suoi occhi tradivano quello che stava dicendo: ciò che stava accadendo aveva un sapore di favola e lei era eccitata all'idea di diventarne la protagonista.
- Principessa, è scritto da qualche parte che il nostro futuro è insieme. Stasera, alle 11 precise, si faccia trovare vicino la fontana, dove i suoi occhi hanno trafitto il mio cuore. Addio. -
Me ne andai di corsa per non farmi vedere dalle guardie che si erano insospettite. La principessa raccolse il libro da terra ed entrò nel castello.
L'ora fissata giunse in un batter d'occhio. Montai, così, in sella a uno dei tanti cavalli del mio signore. Scelsi quello più malandato, sperando che non si sarebbe accorto della mancanza della bestia: zoppo, senza coda e con gli occhi storti. Era la pecora nera del gruppo ma io gli volevo un gran bene.
Arrivato al castello, non vidi la principessa vicino la fontana, e dissi fra me e me: "Stupido, come potevi pensare che avrebbe abbandonato tutta la sua ricchezza per un poveraccio come te".
Poi, il sogno si avverò: era dietro l'albero per non farsi scoprire dalle guardie. Aprì il cancello con la chiave che aveva rubato e salì di corsa sul mio cavallo bianco.

- Su, su, si sbrighi, andiamo, prima che qualcuno ci scopra. -
- Certo, principessa. Forza, Rocinante! Corri! - e, come per magia, sembrava essersi dimenticato di essere zoppo e iniziò a correre più veloce del vento.
Abbastanza distanti dal castello, ci fermammo a un ruscello per bere e riposarci un po'. Nessuno dei due parlava: io la fissavo negli occhi, mentre lei, imbarazzata, si voltava dall'altra parte per evitare il mio sguardo.
Fu proprio lì, sotto la luna che ci illuminava e la natura che ci guardava, che ci baciammo per la prima volta.


- Nonno, ma non hai affrontato i draghi e i cavalieri per conquistare l'amore della nonna? -

- Eh, piccerillo, certo che sì. Dopo qualche giorno il re scoprì il nostro rifugio d'amore e cercò più volte di riprendersi sua figlia mandando i draghi più feroci della storia e i cavalieri più forti delle sue truppe. Il mio amore, però, fu invincibile e indistruttibile. Ma questa è un'altra storia. -
- Ah, è per questo che ora tu e la nonna vivete in questa piccola casetta di campagna? Per non farvi trovare dal re malvagio? -
- Prorpio così. -
- Uaooo! Sei un eroe, nonno... - "


A quella mia affermazione mio nonno accennò a un timido sorriso e, come ogni volta che finiva di raccontarmi una storia, mi disse:
" - Ricorda, guaglio', non smettere mai di sognare, perché la vita è un sogno, e il sogno è la vita. - "
Fred sembrava molto felice di aver conosciuto qualcosa del mio passato. Di solito era lui che mi raccontava storie ma, quella sera, invertimmo i ruoli.
- Beh, Sognatore, almeno ora ho capito da chi ha ereditato questo suo modo di pensare. -
- Io vado a dormire Fred. Aiutami a fare qualche bel sogno. Buonanotte. -
- Conti pure su di me, Sognatore. 'Notte. -