domenica 24 febbraio 2008

La villa della strega - Parte 2



E ne rimasero tre

Dopo alcuni istanti, la luce si spense e la misteriosa sagoma si dileguò nell'oscurità.
Nessuno parlava. Fu Jon a rompere il ghiaccio.
- Qui la situazione si mette male. Andiamocene tutti a casa. -
Gli altri non erano, però, del suo stesso parere.
- No, no. Ora voglio andare fino in fondo. - ribatté Dominic. - Devo sapere chi vive in quella casa. -
- Amico, tu hai letto troppi libri. Questa è la realtà, possiamo passare dei guai e non c'è nessun eroe che ci proteggerà! -
- Che c'è fratellino, non avrai mica paura? - Per Alex ogni occasione era buona per provocare suo fratello.
- Io paura? Neanche per sogno! - Era proprio questa la reazione che Alex cercava di provocare. - Mi avete stufato! Andiamo e poniamo fine a questa storia una volta per tutte. -
Dominic cercò di organizzare un attimo la situazione.
- Anna, tu sei sicura di voler entrare? Potrebbe essere pericoloso. -
- Certo! - rispose senza indugiare.
- Brava, non ti preoccupare, ti proteggerò io. - disse Jon.
- Ma che! Ci sarò io al tuo fianco. - disse Alex appoggiandole la mano sulla spalla.
- Ehi, levale quella zampa da dosso! -
- Fatti gli affari tuoi! -
- Ora basta! - urlò la dolce ragazza abbastanza irritata. - Non ho bisogno dell'aiuto di nessuno. Il mio Dedè è più che sufficiente. -
I due gemelli abbassarono la testa, sembrava li avesse sgridati la loro mamma.
- Colpa tua. - sussurrarono contemporaneamente uno all'altro.
- Non cambieranno mai. - mi disse Dominic sorridendo e a bassa voce.

Fortunatamente, erano tutti così esili da riuscire a passare attraverso l'inferriata che permetteva di entrare nel giardino della villa.
- Allora, cerchiamo di non fare baccano, nessuno ci deve scoprire. - disse Dominic ai compagni.
Camminavano uno affianco all'altro e tenendosi per mano.
- Mi raccomando, state attenti a dove mettete i piedi, potrebbero esserci delle trappole in giro. -
Appena disse quella frase, il mio padroncino notò che il terreno sotto il suo piede sinistro era alquanto morbido.
- Ehi, aspettate un attimo. -
Mentre gli altri lo guardavano perplessi, si abbassò per toccarlo e sentì qualcosa di peloso.
- Ma... Qui sotto c'è qualcosa. Aiutatemi a scavare. -
Erano inginocchiati in cerchio quando, a un certo punto, realizzarono che c'era veramente qualcosa lì sotto.
- Haaaa!! - urlò Anna, alla vista del corpo rinsecchito del gatto che qualcuno aveva seppellito lì.
- Calma, calma. È solo un gatto. Anch'io ho seppellito il mio pappagallino nel mio giardinetto. -
In effetti Dominic aveva ragione, non c'era nulla per cui allarmarsi, se non fosse stato per quello che scoprirono poco dopo.
- Ragazzi, qui ci sono altri peli. - urlò Alex mentre tastava il terreno sotto i suoi piedi.
- Anche qui. - disse Jon.
- E qui. - continuò Anna.
A quel punto, uno spaventoso sospetto si insinuò nella testa di tutti loro.
Nessuno disse all'altro cosa pensava. Non fecero altro che guardarsi negli occhi e iniziare a scavare il terreno sotto i loro piedi e quello circostante.
Dopo alcuni istanti si guardarono di nuovo l'un l'altro, rendendosi conto della raccapricciante scoperta che avevano fatto: sotto il giardino di quella casa erano sepolti decine o, chissà, centinaia di gatti.

- Scappiamooooo! - urlarono all'unisono iniziando a correre come delle schegge. Quasi non riuscivo a stragli dietro.
La loro fuga fu ostacolata da qualcosa di bizzarro: non riuscivano più a passare attraverso l'inferriata da cui erano entrati.
- Ma com'è possibile!? - esclamò Jon incredulo.
- Ora non possiamo più uscire da qui. - continuò.
Li stava assalendo il panico quando Dominic ebbe un'idea geniale.
- Amici, per uscire non dobbiamo far altro che scavare nel terreno sotto l'inferriata come abbiamo fatto prima. -
- Sei un genio Dominic! - gridò Anna, che per la gioia gli saltò addosso stampandogli un bel bacio sulla guancia.
- Oh maledetto! - grignarono i gemelli.
Mentre scavavano, però, dovettero far fronte a un nuovo imprevisto.
- Dedè! - esclamò Anna alzando di scatto. - L'avevo appoggiato a terra mentre scavavo e l'ho scordato lì, presa dalla paura alla vista di tutti quei gatti morti. -
Nessuno disse niente, sapendo che sarebbe stato inutile, dato l'amore della ragazza per quel peluche.
- Beh, immagino dobbiamo tornare indietro per recuperarlo... - disse Dominic, sperando di essere smentito.
- Certo che sì. Non posso mica abbandonare il mio maialino in un posto così! -
Si incamminarono, così, verso il luogo tetro da cui erano scappati. Arrivati lì, però, non c'era alcuna traccia del peluche.
- Ma dov'è? Io sono sicura di averlo lasciato qui. - disse indicando il punto del terreno dove aveva scavato.
- Qui non c'è niente. Forse l'hai dimenticato fuori l'inferriata. - cercò di convincerla Jon.
- No, no e poi no. Dev'essere qua. - insistette Anna.
- Oh per la miseriaccia! - esclamò Alex indicando la casa.
La misteriosa figura era di nuovo là che li osservava. Questa volta i ragazzi non erano molto distanti e ne riuscivano a distinguere leggermente la sagoma. Questa volta, però, c'era qualcosa di diverso. La prima a notarlo fu Anna.
- Ehi, quello è Dedè! -
- Non è il momento di pensare al tuo peluche! - gli rimproverò Jon.
- Ma... È proprio lì. - disse indicando l'oscura figura. - Lo tiene in braccio. -
Anna iniziò a correre disperata verso la porta della villa, ingnorando i pericoli a cui poteva andare incontro.
- Andiamo ragazzi. - incitò il mio padrone.

Giunti a destinazione, entrare fu più facile del previsto. La porta era già aperta.
Si diedero una rapida occhiata l'un l'altro e il primo a entrare fu Dominic. Le luci non funzionavano ma, fortunatamente, aveva con se una torcia elettrica.
L'ingresso era grande quasi quanto casa sua, tutto era in ordine e non c'era nemmeno un granello di polvere. Non c'erano dubbi, qualcuno abitava in quella casa.
I ragazzi camminavano sulle punte dei piedi cercando di non fare rumore, come se chiunque abitasse lì dentro non li avesse visti entrare.
- Ehi, amici, dove si sarà nascosta la strega? - sussurrò Alex.
- Non si è nascosta. - rispose il mio padrone. - Sono convinto ci sta aspettando da qualche parte. -
- E se sta preparando qualche incantesimo per ucciderci? -
- Non preoccuparti Anna, non ci faremmo ingannare. L'unica cosa che dobbiamo fare è restare uniti. Avete capito? -
- Sì! -
Una voce mancò all'appello.
- Ehi, manca qualcuno? -
Jon era scomparso.

- Oh mio dio! Dov'è mio fratello? Dobbiamo trovarlo! È tutta colpa mia. Lui non ci voleva venire. -
Mentre Alex si disperava, un rumore proveniente dalla cucina attirò la loro attenzione.
- L-l'avete s-sentito anche voi? - chiese Dominic balbettando.
I due fecero segno di sì con la testa.
Mentre si avvicinavano lentamente all'uscio della cucina sentirono di nuovo un leggero rumore.
- Dentro quel mobile c'è qualcuno... - disse Anna.
- ... o qualcosa... - continuò Alex. - E se ci fosse la testa di mio fratello? -
Dopo un istante di silenzio causato dall'ultima supposizione di Alex, il mio padrone decise di agire.
- Ehi, ma che cavolo dici!? Jon se la sa cavare anche da solo. Sono sicuro che sta bene. Ora aprirò questo mobile. -

- OINK OINK OINK!! -

Dentro il mobile c'era un maiale. Stava mangiando voracemente dei pezzi di carne in un piatto.
- Che diav... Che scherzo è mai questo!? - esclamò Dominic esterrefatto.
L'animale non fece caso a noi, fino a quando Anna non disse - Dedè? Sei tu, vero? -
Il maiale saltò improvvisamente fuori dal mobile e si diresse tra le braccia di Anna.
- Ma... Ma su, andiamo, non può essere il tuo peluche... - disse Alex, incredulo.
Ma lei era più che sicura.
- Guarda. - disse mostrandogli l'orecchio destro del maialino. - Questa scritta, l'ho fatta fare a mia nonna. -
"Il mio inseparabile Dedè".
Alex cadde a terra. Gli tremavano le gambe.
- Jon... Dove sei... Jooon! - iniziò a urlare.
Dominic si piombò su di lui tappandogli la bocca con la mano.
- Shhh. Zitto. - gli sussurrò, - Ormai è chiaro che questa casa nasconde qualcosa... E sono sicuro che qualcuno sta facendo in modo da attirarci nella sua trappola. Ma ha trovato pane per i suoi denti. -
Anna lo aiutò ad alzarlo e lo abbracciò.
- Come io ho ritrovato il mio Dedè, anche tu ritroverai tuo fratello. -
- Ma Anna... Come fai a restare così calma? Il tuo peluche ora è vivo! Non ti spaventa tutto ciò?! -
- Vedi, mia nonna me l'aveva detto che in questa casa ci abita una strega. E poi, a dir la verità, sono contenta che ora Dedè sia vivo. -
- Ragazzi. - Dominic richiamò la loro attenzione. - Ho trovato un biglietto per noi. -
- Cosa!? - esclamarono contemporaneamente gli altri due.
- Sembra una specie di filastrocca... La strega o chiunque sia si è nascosta e vuole che noi la cerchiamo... -
- Cioè, dobbiamo giocare a nascondino?! - chiese Alex.
- In pratica sì. Sentite:

"Gira la maniglia nel mobile
che prima non avevi visto,
fa' attenzione a girarla nel verso giusto,
fatale l'errore ti sarà.
Ripeti il nome dell'assente tre volte
e la risposta in mente ti suonerà.

La porta contraria si aprirà,
entra e percorri il corridio.
Cibo e acqua in abbondanza ci saranno:
non toccare nulla.

Un topolino affamato
buono ti sembrerà.
Lui nulla può toccare,
dagli da mangiare se vuoi continuare.

Dalla finestra nera potrai vedere la mia stanza,
la sedia a dondolo sulla quale dormo.
Di che colore è?
Solo toccando il mio cuore lo potrete sapere.

Ora il giardino potete attraversare,
e da me arrivare.
Sulla sedia è seduta una vecchia signora.
Non vi fidate delle apparenze,
non vi fidate del suo aspetto esteriore,
guardatela all'interno.

La chiave ora possiedi
per aprire la porta giusta.
Se sbagli, tutto sarà stato vano.
La risposta alla tua domanda è questa:
che cos'hanno di diverso?

Quello che cercavi è proprio di fronte a te."

domenica 10 febbraio 2008

La villa della strega - Parte 1



Era una sera buia e tempestosa: il freddo gelava anche l'anima e fuori pioveva a dirotto. È uno di quei momenti in cui mi piace stare seduto sulla mia sedia a dondolo vicino al camino, sorseggiare una bella tazza di cioccolata calda e leggere un buon vecchio libro dalle pagine ingiallite prima di andare a coricarmi.

- Beh, certo che Bram Stoker ne aveva di fantasia, vero Fred? - dissi, chiudendo il libro e volgendo lo sguardo verso di lui.
- Perché questa affermazione? Cosa sta leggendo? - mi chiese, col tono che solitamente usa quando dico qualche stupidaggine.
- "Dracula". -
- Ah... Bene... - La sua risposta non mi soddisfò per niente.
- Su, avanti, parla. Cosa ho detto di sbagliato questa volta? -
- Vede, Sognatore, lei non ha detto niente di male. È solo che, a volte, le persone danno dei giudizi troppo affrettati. Cosa intende lei per fantasia? -
Mi sentii un attimo spiazzato dalla sua domanda. - Beh, la fantasia è qualcosa che esiste solo nella nostra testa e, grazie a essa, siamo in grado di fare dei sogni meravigliosi o incubi spaventosi. -
Fred assunse un'aria da sapientone: - E non crede che, a volte, può accadere che la realtà superi la fantasia a tal punto che ci porti a considerare come fantastica una cosa reale? -
Quella vecchia cornacchia mi spiazzò per la seconda volta: - Mhh... Penso di sì... Ma cosa vorresti dire? -
- Ognuno creda a ciò che vuole! -
La sua ambiguità non faceva altro che aumentare la mia curiosità.
- Ho l'impressione che stai fremendo dalla voglia di raccontarmi una storia... Ho indovinato? -
- Assolutamente no. E poi, lo faccio per lei, che tanto ama le mie storie. -
- Uhm... Di' la verità... Hai mai vissuto una storia che ti ha veramente spaventato? -
- Non per vantarmi, ma deve sapere che io ho vissuto ogni tipo di storia. -
- Bene, allora mettimi paura. Voglio proprio vedere se ci riesci. -
- Si metta pure comodo e spenga la lanterna, ho proprio qualcosa che fa per lei. -


La villa della strega

Dominic trascorreva la maggior parte del tempo a leggere, cosa alquanto rara per un bambino di 13 anni. Credo sia stato il mio padrone più giovane... Uhm... Sì, decisamente.
Viveva con la madre e la nonna in un piccolo paese di montagna. Il padre era scomparso quando lui non aveva ancora compiuto un anno. Nessuno ha mai saputo che fine avesse fatto.

La sua corporatura esile e gli occhialoni da secchione lo rendevano soggetto agli sfottò dei soliti bulli.
- Domiiiiiiiiiinic! Scendi, la cena è pronta. - Era questa la frase che la mamma era solita gridare almeno tre volte prima che riuscisse a richiamare l'attenzione del figlio, immerso sempre nelle letture più torbide.
- Su, piccolo, non farla arrabbiare. -
- Ma, Fred, ero proprio al punto in cui Dracula azzanna Lucy... Uffà!!! -
Mi obbediva quasi sempre. Credo di aver rappresentavo per lui una figura paterna.
Aveva pochi amici, tre per la precisione: Alex, Jon e Anna. Abitavano nello stesso piccolo quartiere ed erano accomunati da una grande passione: le storie "paurose", come le chiamavano loro.
Dopo cena, si incontravano puntualmente nella piazzetta dove trascorrevano il tempo raccontandosi storie di paura scaturite dalla loro fantasia, anche se le spacciavano per vere. I loro racconti erano ispirati soprattutto alla villa disabitata che si trovava al confine del loro quartiere, vero e proprio soggetto del loro repertorio horror.
- Ragazzi, sentite questa. Mentre venivo qui in bici ho visto un tizio mascherato con una motosega che entrava nella casa. -
- Dai, Alex, ormai ne abbiamo abbastanza delle storie su quella casa. Abbiamo capito tutti che non ci abita nessuno da anni. -
Jon era il cinico del gruppo. Amava le storie paurose ma era conscio del fatto che era tutto una finzione.
Alex e Jon erano fratelli gemelli. Vestivano uguali e sempre con lo stesso stile: pantaloni, camicia a quadretti colorata e bretelle; si riusciva a distinguerli solo grazie a un neo affianco al sopracciglio destro.
- Non è vero. In quella casa c'è veramente la gente cattiva. - Anna era la credulona della situazione. Andava in giro con l'inseparabile Dedè , un maialino di peluche regalatole dalla nonna centenaria.
- Mia mamma mi ripete sempre "Stai attenta, in quella casa c'è sepolta una strega. Non attraversare mai le inferriate". - E io la credo la mia mamma! -

Era questo il gruppetto strambo di amici con cui Dominic amava passare le serate.

Prima di addormentarsi, il mio piccolo padrone era solito farmi delle domande.
- Fred, ma tu credi nelle streghe? -
- Eh eh, intendi quelli che girano nei castelli di notte e fanno rumore con le catene? -
- Ma no! Non i fantasmi. Ho detto streghe. -
A forza di sentirli parlare sempre di 'ste cose, ormai avevo le idee confuse. Era peggio di quando fui al servizio di uno stregone.
- Ah, sì, le streghe... Certo che ci credo, perché non dovrei?! -
A quella mia affermazione, si rimboccò le coperte fin sopra la testa.
- Anna ha detto che nella villa ce ne sta una. -
Era un bambino molto curioso.
- Tua mamma ti ha proibito di avvicinarti. E poi ne dicono tante su quella casa. -
Sembrava non avermi ascoltato per niente.
- Domani ne parlerò con gli altri. 'Notte Fred. -
Sentivo puzza di guai.

Erano da poco passate le 20 e, come al solito, erano tutti e quattro seduti sulla panchina vicino la fontanella della piazzetta. A scuola si erano messi d'accordo che ognuno sarebbe venuto con la sua bici.
Dominic sembrava davvero entusiasta di quello che stavano per fare.

- Allora, ragazzi. Non pensate sia l'ora di scoprire chi vive in quella casa misteriosa? -
- Ma chi ci deve abitare? È disabitata da anni. Stiamo per fare una cosa inutile. -
- Che c'è, Jon? Hai paura della strega? -
Alex amava provocare suo fratello. Quei due erano identici fisicamente ma opposti di carattere.
- Certo che no! Se c'è un fifone qui, quello sei proprio tu. -
- Ora ti picchio... -
- Smettetela! Non fate i bambini come al solito. -
Anna era l'unica capace di calmarli.
- Ma... -
- Niente ma, Alex. Sei stato tu ad iniziare. -
Erano scene molto divertenti da vedere, anche perché Jon e Alex erano entrambi infatuati dalla bella ragazzina.

Grazie alle bici, arrivarono in poco tempo fuori l'inferriata della grande villa.

- Chissà se la strega ha una scopa... -
- Oddio, spero di sì, - disse Jon, - altrimenti come farebbe a spazzare. -
Scoppiarono tutti a ridere, compreso suo fratello.
- Mia nonna dice che le streghe hanno i denti di ferro. -
- Beata lei. -
- Jon, ora basta. - gridò Dominic. - Qua stiamo rischiando la nostra pelle, non lo capisci? -
Il mio padrone si era calato perfettamente nella parte, si sentiva come il protagonista di un racconto dell'orrore.
- Sediamoci qui, per ora è meglio non entrare. -
Ormai si sentiva il leader del gruppo.


Per quasi un'ora, restarono in silenzio a fissare la casa con la speranza che qualcosa accadesse. All'improvviso, Dominic vide una luce accesa in una finestra.
- R-r-ragazzi, - quasi non riusciva a parlare dalla paura. - Vedete anche voi quella luce? -
Nessuna risposta.
- Ehi, perché non rispondete. - Si voltò e stavano tutti dormendo. - Ragazzi! - gridò, - Svegliatevi! Qualcuno ha acceso la luce! -
- Eh, come? Dove? - chiese Alex. Dal tono di voce si capiva che dormiva da almeno mezz'ora.
- Lì! - disse Dominic indicando la casa attraverso l'inferriata. - Quella finestra. -
- Ma... Io non vedo nessuna luce. -
E aveva ragione. Era tutto buio. Si svegliarono anche gli altri, curiosi di sapere cosa fosse successo.
- Vi assicuro che poco fa era accesa. -
- Ti crediamo, ma forse adesso è meglio andare a dormire, siamo stanchi. - disse Jon sbadigliando.
- No! - esclamò Dominic. - Voi non credete a quello che sto dicendo. Lì dentro c'è qualcuno, ne sono sicuro. -
- Padrone, forse per stasera è meglio andare, tua mamma si potrebbe preoccupare. -
- Non ti ci mettere anche tu, Fred. Le ho detto che avrei dormito a casa di Alex. Ora vi dimostrerò che non me lo sono inventato. -
Grazie alla sua corporatura esile, riuscì a passare tra le sbarre dell'inferriata.
- Ehi, ma sei impazzito?! - disse Anna a bassa voce, guardandosi attorno per assicurarsi che nessuno stesse guardando. - Se qualcuno ci vede siamo nei guai. -
Appena Dominic fece due passi oltre l'inferriata, la luce dietro la finestra si accese di nuovo... E stavolta tutti stavano guardando.
- Oh my God! - esclamarono contemporaneamente Alex e Jon. - La luce è accesa per davvero. -
Gli occhi del mio padrone brillarono di soddisfazione.
- Ve l'avevo detto! Non sono pazzo! - disse, rivolgendosi ai compagni. Dominic si trovò di fronte a dei volti terrorizzati... I suoi amici non riuscivano a muovere un solo muscolo del viso. Solo voltandosi di nuovo verso la casa, capì per quale motivo erano immobili.
Una misteriosa e oscura figura li fissava dalla finestra.

giovedì 15 novembre 2007

Il gatto di Mr Philip - Parte 8



Il vero finale


Mr Philip aveva davvero un'aria affranta, la confessione di Wanda lo aveva letteralmente distrutto. Cercai di scuoterlo in qualche modo.
- Forza padrone, non è il momento di scoraggiarsi. Dobbiamo andare, i due ragazzi stanno per tornare in stanza. -
Vedendo che non decideva a muoversi, intervenì anche Wanda, questa volta sorprendendomi in maniera positiva.
- Phil, ti prego, non ti abbattere. Mi sono pentita di quello che ho fatto, troveremo un rimedio, però ora dobbiamo entrare subito in quella porta. -
Il mio padrone si rivolse a lei guardandola dritto negli occhi: - Come posso fidarmi ancora di te? -
- Hai ragione, ho sbagliato, - ammise la gatta, - però tu, più di chiunque altro, dovresti capire che avevo un ruolo da rispettare, un personaggio a cui tuo padre ha dato vita, un ruolo a cui mi sono appena riballata andando incontro a non so quali conseguenze. -
- Su, padrone, entriamo, presto, non c'è un attimo da perdere. - dissi frettolosamente, aprendo la porta nell'armadio e indicando a entrambi di precipitarsi dentro.
Prima di entrarvi con un agile salto, Mr Philip si rivolse con astio verso Wanda. - Sappi che non mi fido più di te. -
- Mi farò perdonare. - rispose lei, abbassando il suo viso bello tondo.

Ci ritrovammo, così, proprio dove la nostra avventura è iniziata: il corridio con le mattonelle a scacchi bianche e nere e le pareti che richiamavano alla mente un puzzle dai mille colori. Mentre stavamo per incamminarci, però, un suono simile a quello di una sveglia digitale attirò la nostra attenzione.
Il beep beep proveniva da Wanda.
- Non mi guardate così. - disse lei, vedendo che la stavamo guardando con aria perplessa. - È il cercagatti dei miei superiori. Vogliono essere aggiornati sui nostri spostamenti. -
- C-cosa?!! - esclamammo in contemporanea io e il padrone.
- Datevi una calmata, per favore, e ascoltatemi attentamente. Tra poco dovrò incontrare i miei superiori. Cercherò di depistare le nostre tracce, dopodiché, in un modo o nell'altro, dovremo riuscire a prendere la bibbia nella stanza del Re e portarla a tuo padre. -
- Ma la stanza del Re sarà sicuramente sorvegliatissima, come faremo a entrare? - chiese Mr Philip.
- Infatti non entreremo noi, ma qualcuno di cui il Re si fida ciecamente... -
- Zula!! -
- Esatto. Proprio lui. - disse Wanda, - Dobbiamo convincerlo a tutti i costi. Ora dovete nascondervi, andate nella Sala degli scrittori falliti, là nessuno vi dovrebbe notare. Questa è la chiave della porta. Io vado, Nikki mi sta aspettando. -
- Ancora lui?!! - esclamò, infuriato, Mr Philip. - Mi ha rotto le scatole. -
Mentre il padrone stava prendendo la chiave che la gatta teneva nella zampa, lei gli sussurò - Fidati ti me - stringendogli la zampa , allontanandosi velocemente subito dopo.
- Certo che è proprio bella, eh? - sospirò Mr Philip, mentre la vedeva allontanarsi.
- Anche se non rientra nei miei canoni di bellezza, non posso certo negare che è una creatura ben fatta. - espressi in un tono alquanto accademico.
Il modo in cui la guardava mi indusse a pensare che se ne stava innamorando, dimenticandosi del tutto la sua natura umana.

Grazie a Wanda, che ci aveva spianato la strada depistando le guardie nei corridoi, fu molto facile raggiungere la Sala degli scrittori falliti. Nulla era cambiato: la luce che penetrava dalla finestra illuminava i tavoli ai quali erano seduti i gatti scrittori.
La nostra presenza non destò minimamente la loro attenzione e decidemmo così di non farci scoprire, sedendoci a un tavolo in attesa di nuovi sviluppi, attesa che, in realtà, non durò a lungo. Dopo un po' la porta della sala si aprì, qualcuno stava per entrare: era Zula.

Guardai Mr Philip, che mi fece capire con un gesto della testa di nascondermi sotto il tavolo per non attirare la sua attenzione. Ormai, non si fidava più di nessuno.
Il vecchio gatto era da solo, girovagava tra i tavoli della sala in cerca di qualcosa.
- Padrone. - sussurai da sotto il tavolo. - Sembra stia cercando qualcosa, o qualcuno... -
- Shhh! Non ci facciamo scoprire, Fred. -
Non appena il padrone mi disse di stare zitto, il gattaccio seduto di fronte a noi si infuriò.
- Ehi, ora basta! - gridò. - Avevo quasi finito di scrivere una pagina del mio grande romanzo, e voi mi avete fatto perdere il filo! Non ricordo più cosa stavo per scrivere. -
Inevitabilmente, Zula vide cosa stava succedendo e si diresse verso di noi.
- Calma, calma, ora spostiamo il nuovo arrivato ad un altro tavolo. Vieni con me. - disse, rivolgendosi al mio padrone, che non capiva cosa stesse accadendo. - Vieni anche tu, cornacchia. -
- Ehm.... Ti possiamo spiegare. - disse timoroso Mr Philip.
- So già tutto. Seguitemi. -
- C-cosa? Wanda ha fatto di nuovo la spia? Lo sapevo! - grignò il padrone.
- Wanda è stata catturata, è nella sala delle prigioni. È stata scoperta dagli altri gatti spioni e accusata di complotto contro il Re. -
Mr Philip si sbalordì, sentendosi in colpa per aver dubitato di lei.
- Oh, mio dio! Dobbiamo liberarla! -

- Io sono qui per aiutarvi. - disse, sicuro di sé. - Ho un piano, se riusciremo ad attuarlo andrà tutto per il verso giusto. -
Arrivammo davanti una piccola porta.
- Entriamo qui, è uno stanzino dove non entra mai nessuno. -

- Perché hai deciso di aiutarci? - gli chiese Mr Philip. - Ciò che stai facendo potrebbe compromettere la tua posizione.
- Lo so. - rispose Zula. - Non mi piace come stanno andando le cose nel Regno. Il Re si è fatto influenzare dalla malvagità di Nikki e sta abusando del suo potere, mentre il popolo inizia a essere stanco e a ribellarsi. Continuando in questo modo, andremo incontro a un colpo di stato. -
- Caspita! - esclamò sorpreso il mio padrone.
- Già. Ora ascoltate attentamente il mio piano. Ci dirigeremo nella stanza del Re, a cui dirò di avervi catturato, dopodiché vi condurranno così nella sala delle prigioni dove è rinchiusa Wanda. -
- Ma come? - chiese perplesso Mr Philip. - E poi come faremo a uscire? -
- Aspettate. È ora che viene la parte più rischiosa. Devo riuscire a convincere il Re che devo essere io di guardia alla vostra cella. Se andrà tutto bene, durante la notte ruberò la bibbia dalla cassaforte e la porteremo a tuo padre.
Il padrone non sembrava molto convinto del piano di Zula.
- Uhm... Certo, è molto rischioso... Se il Re decidesse di mettere Nikki di guardia sarebbe la fine... D'altronde, non vedo altre soluzioni possibili o meno rischiose. -

- Bene, dunque è ora di andare. -

Grazie alle scorciatoie di cui Zula era a conoscenza, impiegammo davvero poco ad arrivare dal Re. Fuori la grande porta della stanza c'erano due guardie, a cui dicemmo di annunciarci al Re e di dirgli che aveva catturato gli intrusi.
- Sua Maestà il Re vi ordina di entrare. - dissero in simbiosi le due guardie.
Ci ritrovammo, così, di fronte a un gatto seduto su una maestosa poltrona e con una corona d'oro in testa. Era proprio come l'avevo immaginato: in una sola parola, magnifico. Aveva le guance piene e rotonde, le orecchie piccole con punte arrotondate, gli occhi tondi e grandi erano di un blu intenso come quello del cielo di notte. Il mantello era di una bellezza sorprendente: la sua lunghezza variava a seconda delle parti del corpo, corto sul muso, lungo sulle guance, folto sotto la gola e ancor di più sul dorso e sui fianchi.
- E così anche questa volta hai svolto perfettamente il tuo compito. -
- Sì, sua Maestà. Gli intrusi sono al suo cospetto e sono pronti per essere condotti nelle prigioni. Col suo permesso, vorrei occuparemene io. -
- E così sia. Domani a mezzogiorno in punto saranno impiccati in piazza, così tutti capiranno cosa vuol dire tradire il Re. Ora via, conducili nelle prigioni. -
Quell'affermazione mi fece rabbravidire. Guardai il mio padrone e vidi che le sue labbra si muovevano in maniera impercettibile, come se cercasse invano di parlare.
- Come desidera, sua Maestà. -
Appena fuori dalla stanza del Re e lontani dalle guardie, Mr Philip espresse tutta la sua paura:
- Lo sapevo, domani moriremo. Non poteva funzionare!! -

Zula cercò di rassenerarlo. - Si calmi, per favore. Abbia fede. -
Giunti alle prigioni, il gatto ci rinchiuse nella stessa cella di Wanda. Era in un angolino aggrovigliata su se stessa.
- Ehi, Phil, che bello rivederti. Mi dispiace tanto, mi hanno caturata. - disse piangendo.
Il padrone la abbracciò, dicendole che non tutto era perduto.
- Stanotte alle quattro vi verrò a prendere. - sussurrò Zula. - Spiegatele il piano, qualsiasi errore sarà fatale. Io starò qui fuori. - disse infine chiudendo la porta porta della cella. -
- Usciremo di qui, te lo prometto. - disse Mr Philip guardando negli occhi la bella gatta e continuando a stringerla tra le sue zampe. Ad un certo punto, la stanchezza iniziò a farsi sentire e i due piccioncini crollarono dal sonno. Come al solito, toccava a me restare sveglio.


L'ora prestabilita giuse inesorabilmente e, come previsto, Zula aprì la cella dicendo di sbrigarci a seguirlo.
- Andiamo, ora entreremo in un passaggio segreto che ci condurrà direttamente fuori la stanza del Re. A quest'ora non dovrebbero esserci guardie, dato che sua Maestà dorme e odia qualsiasi rumore che sente nel raggio di 10 metri. -
- Uao, in questo passaggio segreto mi sembra di essere sul set di Indiana Jones! - esclamò entusiasta il padrone. - Sai, Fred, quando il professor Jones è nel castello del Maharajà e spingendo la statua di una donna nella parete si ritrova in quel passaggio segreto... -
- Indiana Jones e il tempio maledetto. -
- Esatto! Proprio quello! Bravo Zula. -
- Ora fate silenzio. Siamo arrivati. - disse il gatto, fermandosi improvvisamente. - Ora entreremo nella stanza del Re e prenderemo la bibbia dalla cassaforte. -

- Cassaforte? - chiese il padrone. - E la combinazione? -
- Io sono l'unico a saperla, oltre al Re, ovviamente. -
Mr Philip sembrava essere molto più ottimista, ora. - Allora cosa aspettiamo?! Sbrighiamoci! -
- Aspettate. Mi raccomando di non fare il minimo rumore, il Re ha un sonno molto leggero e se si sveglia possiamo dire addio al piano. -
- Ok! - esclamammo tutti in coro.

Entrati nella stanza, Zula si avvicinò a un ritratto appeso alla parete e lo spostò: dietro c'era la cassaforte. Un classico. Fortunatamente, Mr Ferdinand non aveva pensato di nasconderla in qualche posto folle. Mentre Zula digitava la combinazione, noi eravamo tutti col fiato sospeso, con la paura che, per un motivo o un altro, l'avesse cambiata.

Tic-Tac-Tic-Toc-Tac... e la cassaforte si aprì.

Finalmente eravamo riusciti a impossessarci del libro di Mr Ferdinand. Mr Philip stava per gridare dalla gioia, ma Wanda fu perentoria a mettergli una zampa sul muso. Ci precipitammo velocemente fuori dalla stanza, rientrando nel passaggio segreto.
- Ce l'abbiamo fatta. Ora non dobbiamo far altro che portare la bibbia a vostro padre. -
Percorremmo velocemente lo stretto corridoio, giungendo in un batter d'occhio alle prigioni.
- Eccoci. Questa è la cella di Figaro. -
Mentre stava per aprire la porta, accadde l'ultima cosa che speravo succedesse.
- Traditore! -
Zula rimase a bocca aperta. - Nikki! Perché sei qui? -
- Ho sempre pensato che non c'era da fidarsi di te! Ora ne ho avuto la conferma. La pagherai! - gridò il gattaccio, mostrando i suoi artigli affilati.
Aprendo la cella, Zula disse: - Su, entrate, questa è una faccenda tra noi. Consegnategli la bibbia. Lui saprà cosa fare. -
Mr Philip cercò invano di obiettare. - Ma... -
- Niente discussioni! Forza, sbrigatevi! -
- Ok. Fagli vedere chi è il più forte! -
Furono queste le ultime parole di Mr Philip prima di entrare nella cella.

Figaro era proprio dietro la porta.
- Ehi, che ci fate qui? E che sta succedendo là fuori? -
- Papà, questo è il tuo libro. Devi apportare le modifiche, e lo devi fare al più presto, prima che accada qualcosa di irrimediabile. -
Fu così che si sedette in un angolo e scrisse per circa 5 minuti.
- Fatto. Ora dovrebbe essere tutto risolto. -
Uscimmo subito dalla cella, ma era troppo tardi. La scena a cui assistimmo fu raccapricciante: i cinque artigli della zampa destra di Nikki erano conficcati nel collo di Zula, il quale emise l'ultimo respiro guardando tutti noi con un'aria felice, convinto che il piano fosse riuscito. Eravamo impietriti.
- Tu! Bastardo! - gridò Mr Philip, adirato come non mai e correndogli contro. - La pagherai! -
- Fatti avanti! Ucciderò anche te! -
- Fermati, figliolo! Non ce n'è bisogno! -
- Cosa? - chiese Mr Philip, arrestando la sua corsa.
All'improvviso, si sentirono dei passi.
- Cos'è questo baccano? - disse Nikki.
- Hai appena ucciso il nuovo Re! -
- Ma di cosa stai parlando?!! -
I passi appartenevano alle dieci guardie che erano venute per arrestare Nikki.
- Sei in arresto per aver assassinato il Re! Tutto ciò che dirai potrà essere usato contro di te in tribunale. -
- Ehi, fermatevi, dev'esserci un errore. Zula non è il Re. -
- E invece sì. - intervenne Mr Ferdinand. - Questa notte il popolo l'ha eletto come nuovo sovrano.
- Tutto ciò è follia! Lasciatemi!! - gridò mentre veniva incatenato dalle guardie. -
- Portatelo nella prigione sulla torre, e rinchiudetelo là!! - ordinò Mr Ferdinand.
- Sarà fatto, nostro Padrone! - dissero in coro le guardie.
- Me la pagherete! Non finirà qui! - farfugliava Nikki mentre veniva trascinato via.

- Oh, mio dio! Povero Zula! - disse Mr Philip piangendo e prendendolo tra le sua zampe. - È stata tutta colpa nostra! -
- Calmati, figliolo, troveremo un rimedio. -
- Cosa? Puoi farlo resuscitare, papà? -
- Beh, potrei creare una pillola miracolosa... -
Lo guardammo tutti con occhi colmi di speranza. Prese così il libro e, dopo aver scritto qualcosa, disse:
- Andiamo in cucina. -
Mr Philip prese Zula in zampa e lo seguimmo senza fare domande.

Arrivati in cucina, Mr Ferdinand disse di prendere due piccoli barattoli che stavano sul tavolo.
- Cosa sono? - chise il padrone.
- In una scatoletta ci sono le pillole miracolose, grazie alle quali Zula resusciterà. -
- Allora non c'è un istante da perdere. - Mr Philip prese un bicchiere d'acqua, aprì la bocca del nuovo Re, gli appoggiò la pillola sulla lingua e, infine, gliela riempì d'acqua fino a quando non la ingerì.
Dopo qualche secondo, Zula aprì magicamente gli occhi, vedendo i nostri volti in lacrime dalla gioia. Subito gli raccontammo cos'era successo.
- Dunque, io ora sarei il Re. E che ne stato del vecchio sovrano? -
- È rinchiuso nella cella con Nikki. -
- Incredibile, non ci posso ancora credere. - disse sbalordito. - Però di una cosa sono certo: la pace ritornerà nel Regno dei gatti. Grazie, amici, ve ne sarò eternamente grato. -
Mentre tutti si abbracciavano felicemente, Wanda chiese incuriosita cosa ci fosse nell'altro barattolo.
- Le ex pillole del "non-ritorno". -
- In che senso "ex"? - chiese il mio padrone.
- Ho apportato qualche piccola modifica. Ingerendo la pillola, come tutti sapete, ci si trasforma in un gatto; ingerendone un'altra, è possibile ritornare al proprio stato naturale. -

I volti di Mr Philip e Wanda si oscuararono... Non sembravano essere contenti di quella notizia.
- Figliolo, ora possiamo tornare essere umani. Non sei felice? -
- Sì... beh... ehm... Non so... -
Il padrone guardò negli occhi della bella gatta, cercando di capire cosa pensasse, ma lei, abbassando lo sguardo, disse:
- Phil, vai, sei un essere umano, il tuo posto non è qui. Io ho trovato finalmente una casa, non lascerò questo posto. -
- Ma io ti amo. -
Quella frase rimbombò tra le pareti della cucina, facendo restare tutti di sasso.
- Anch'io ti amo. -
Fu così che finalmente si baciarono.
- Resterò con te. Non ingerirò quella pillola. -
- Se deciderete di vivere nel mio Regno, sarete trattati come se ne foste i sovrani. - li rassicurò Zula.
- Padre, non me ne volere, ma io voglio restare qui. Ho trovato l'amore e non voglio perderlo subito. -
La sua espressione era più che decisa. Niente e nessuno gli avrebbe fatto cambiare idea.
- Figliolo, io voglio la tua felicità. Se è questo che vuoi, così sia. Se un giorno dovessi cambiare idea, sai dove sono le pillole. -
Dopo un abbraccio affettuoso tra i due, il padrone si voltò verso di me.
- Fred, sei stato un ottimo compagno, e non so come avrei fatto senza di te, non solo in qiest'avventura, ma negli ultimi anni della mia vita. -
Una lacrima inaspettata mi scese sul becco. - Anche lei è stato un buon padrone. -
Figaro interruppe quel triste momento.
- Beh, credo sia ora di andare, Fred. - disse, ingerendo la pillola e trasformandosi in un vecchietto calvo e con la barba bianca.

- Sei proprio tu, papà... Come è strano vederti così... Eri più bello quando eri un gatto. -
Una grassa risata riempì tutta la stanza.
- Addio a tutti. -
Furono le ultime parole di Mr Philip, il quale afferrò la zampa di Wanda e si allontanò con Zula, mentre noi uscimmo dal Regno e tornammo nel nostro mondo.

- Ora cosa farai, Fred? -
- Beh, Morpheus avrà per le mani sicuramente qualcuno a cui affibiarmi. -
- Allora buona fortuna, amico mio. -
- Addio, Figaro. -



- Wow! Che storia emozionante! - esclamai, sorseggiando il mio tè caldo.
- Sì, è vero. - rispose Fred soddisfatto.
- Però è stata un'avventura un po' lunga... Ho tanto sonno... -
- Ma lei non è mai contento di niente? -
Sapevo si sarebbe arrabbiato, ma mi faceva ridere.
- Spegni la lanterna. Mi si chiudono gli occhi... - dissi, appoggiando la tazza sul comodino.
- Tse... Guardi che sono il suo racconta-storie, non il suo cameriere. -
- Grazie, Fred, ti voglio bene. Buonanotte. -
- Bah, 'notte. -

sabato 20 ottobre 2007

Il gatto di Mr Philip - Parte 7



La fine?


- Gli appunti di mio padre devono essere qui! - esclamò Mr Philip, con una voce piena di speranza. - Aiutatemi a cercare. -
Cominciammo a scavare all'interno dello scatolone, dove c'erano pacchi di fogli legati tra loro con uno spago.
Dopo aver preso in zampa alcuni titoli curiosi come "La casa degli spiriti", "La storia di Mr Tom", Il mistero del solaio", il mio padrone fece sobbalazare tutti con un grido:
- Sì! L'ho trovato! Non ci sono dubbi, è la bozza di mio padre. -
Allungai il collo per leggere il pacchetto di fogli che teneva in mano: "Gattolandia".
- Beh, ora basta! - disse Wanda arrabbiata.
Fui colto da una strana sensazione, era come se non avessi percepito la sua presenza per alcuni istanti.
- Credo proprio che mi dobbiate delle spiegazioni. - continuò.
Mr Philip si voltò verso di me, come per cercare un consenso nel mio sguardo.
- Faccia come vuole, sa come la penso. -
Mi guardò ancora per alcuni secondi, quasi arrabbiato, e infine si rivolse alla gatta:
- Hai ragione. Ascolta. Grazie agli appunti che abbiamo appena trovato, saremo in grado di entrare nel mondo dei gatti per liberare mio padre. -
- Mondo dei gatti? Ma di che stai parlando? - chiese giustamente.
- Sì, mio padre l'ha descritto nel suo libro e questi si è materializzato. E non è finita qui. In reltà io sono un essere umano... -
Per un attimo un silenzio tombale riempì la stanza. Wanda, incredula, rimase senza parole. Tutto quello che riuscì a dire fu: - Caspita! Siete proprio fuori di testa! -
D'altrone, chi poteva biasimarla? Sarebbe sembrata una storia assurda anche se l'avessero raccontata a me, conoscitore di storie paradossali.
- Lo so che sembra una follia, ma devi fidarti di me. - cercò di rassicurarla il mio padrone. - Vieni con noi nel regno dei gatti a cercare mio padre. Vedrai con i tuoi stessi occhi che non sto mentendo. -
La risposta che diede fu tanto decisa quanto inaspettata: - Va bene. Vi seguirò. -
Sorpreso da quell'affermazione, Mr Philip aggrottò la fronte e sbarrò gli occhi assumendo un'espressione alquanto goffa.
- Uao! Non mi aspettavo sarebbe stato così facile convincerti... -
- Beh, sai com'è, ultimamente ero un po' annoiata dalla vita mondana, mi farà bene un po' di aria nuova. -
I due, non curanti della mia presenza, si scambiarono uno sguardo lungo e intenso; sembrava che stessero comunicando col pensiero.
- Ehm... Padrone... Non dovremmo cercare di capire dove sono queste benedette porte? -
Come svegliandosi da un sogno, disse: - Ah, sì, hai ragione. Mettiamoci all'opera. -

Iniziò a sfogliare freneticamente la bozza del racconto e a leggere velocemente a bassa voce, imprecando di tanto in tanto.
- Su, su, porca miseria! -
Mentre lui leggeva, mi accorsi che nello scatolone c'era una pagina che era caduta dal blocco di fogli che Mr Philip reggeva. La mia attenzione cadde sulle prime righe del foglio: "... entrai in quella porta misteriosa che mi condusse in un lungo corridoio."
- Padrone, guardi quel foglio! - mi affrettai a dire, indicando l'interno della scatola.
Fu così che lo fissò per alcuni secondi, fino a quando si rese conto che avevamo quasi trovato quello che stavamo cercando.
- Oh, mio dio! Quella è la pagina 77. Abbiamo bisogno di quella precedente. -
Sfogliò rapidamente i fogli che teneva in mano fino a quando non la trovò.
- Eccola! Leggiamo subito. -
I nostri sguardi si volsero tutti verso la fine della pagina.
"Spesso rimanevo incantato dalla mia figura riflessa nello specchio. Non che mi piacessi chissà quanto, ma sono sempre stato attratto da quello splendido oggetto che riesce a riflettere delle verità che spesso non riusciamo a percepire attraverso i nostri occhi. Proprio grazie ad esso, un giorno vidi riflesso al suo interno un pomello nascosto dentro l'armadio dietro di me. Fu così che mi voltai, girai il pomello ed..."
- Dobbiamo sperare che mio padre abbia scritto l'indirizzo della stanza di cui parla! -
- Prova a leggere l'indice dei capitoli, potremmo capire qualcosa. - osservò intelligentemente Wanda.
Guardandomi soddisfatto, accennò a un sogghigno come per dirmi "Visto, ti ho detto che ci sarebbe stata utile", e prese l'ultimo foglio del pacchetto che teneva in mano e scorse con velocemente con l'indice i titoli del capitoli fino a quando si fermò su uno che arrestò la sua attenzione.
- Trovato. "La mia nuova casa." -
Andò rapidamente a pagina 17 e iniziammo tutti a leggere attentamente.
"Mi trasferii in pochi giorni a Finsbury Park, 66 Crowley Street, una zona tranquilla, quello di cui avevo bisogno per dedicarmi al mio nuovo romanzo. La casa era a due piani, abbastanza grande: la mia stanza era al piano terra, tra il bagno e la cucina, mentre al piano superiore vivevano due giapponesi, all'apparenza molto pacati."
- Bene, finalmente abbiamo l'indirizzo, e non è nemmeno troppo distante da qui. -

Ci dirigemmo subito alla fermata, dove prendemmo un bus che ci portò direttamente a Finsbury. Anche questa volta, Wanda disse che conosceva l'indirizzo. Non che avessi qualcosa contro di lei, ma cominciavo a pensare che quella gatta sapesse troppe cose.
- Siamo stati proprio fortunati a incontrarti, sai? - disse il mio padrone facendo gli occhi dolci alla bella.
- Beh, è una frase che mi hanno già detto in molti. - rispose lei in tono scherzoso.
Si guardarono per un breve istante e scoppiarono a ridere senza alcun motivo logico, fin quando, ad un certo punto, Wanda tornò seria.
- Eccoci arrivati. La casa è questa. -
Ci trovavamo su una terrazzino da cui potevamo vedere una stanza dall'altra parte della finestra.
- Se il mio senso dell'orientamento non mi inganna, questo dovrebbe essere il luogo descritto da tuo padre all'interno del libro. -
Nella stanza c'erano due ragazzi, dovevano avere dai 20 ai 25 anni. Decidemmo di aspettare che uscissero per poi entrare e cercare la porta. Per non destare sospetti, però, il mio padrone disse a me e Wanda di nasconderci per non attirare troppo l'attenzione, mentre lui si sarebbe disteso su un grande vaso per piante ad osservare le mosse dei due giovani.
Era l'alba, quando uno di loro, quello che dormiva sul divano, si alzò e iniziò a fissare Mr Philip negli occhi, quasi in segno di sfida... Beh, ho sempre pensato che l'uomo è un essere molto strano, quel ragazzo ne fu solo la conferma.
- Ohhh, guarda che persiano c'è qui fuori! - urlò questi all'improvviso, rivolgendosi all'altro tipo che era nel letto a dormire. - È chiatto e grosso! -
Aveva un accento napoletano molto forte. Cominciò a fischiare e a fare quel gesto strambo con le dita che fanno gli umani quando voglio richiamare l'attenzione di un gatto. A tal proposito, Mr Philip mi dirà di aver pensato in quel momento: "Oh, mio dio! Ma anche io sono così idiota?! Come può sperare di attirare la mia attenzione?"
- Te vuo' sta' zitto! Famme durmi'! - urlò l'altro arrabbiato, anche lui evidentemente napoletano.
- E dai, alzati, sono le undici passate. -
Lo strano tizio rientrò e chiuse la finestra. Non si riusciva più a sentire quello che dicevano, ma li vedevamo sbellicarsi dalle risate. Ad un certo punto, uscirono dalla stanza. Era il momento buono per entrare.
- Ehi, ragazzi! Venite, su, entriamo! - disse Mr Philip a bassa voce, saltando giù dal vaso e aprendo subito la porta, senza timore di essere scoperto. Accorremmo tutti all'interrno della stanza e, fortunatamente, c'era un solo armadio. Mentre lo stavamo per aprire, Wanda iniziò a piangere.
- Ehi, che succede? Perché piangi? -
- Mi dispiace... - disse singhiozzando, - Non è colpa mia se ho proprio quel ruolo... -
- Calmati. - disse Mr Philip, mettendogli una zampa sulla spalla, - Spiegaci che significa quello che stai dicendo. -
- Sigh... Non so come dirvelo... Io sono, beh, conoscete sicuramente il ruolo dei gatti spioni all'interno del libro... -
Ci fu un attimo di suspance, sapevamo quello che stava per dire ma entrambi speravamo che non lo dicesse.
- Ebbene, io sono uno di loro... Un gatto spione. - disse rammaricata.
- Stai dicendo che i gatti del regno sanno che stiamo per ritornare da loro? - chiese spaventato il padrone.
- Sto dicendo che sanno tutto quello che avete fatto dal momento in cui ci siamo incontrati. - disse abbassando la testa e con la voce tremolante.
Il mio padrone si sedette e, fissando il vuoto, espresse tutta la sua delusione.
- Avevi ragione, Fred. Dovevo darti ascolto, non ci dovevamo fidare di lei. Ora posso definitivamente dire addio a mio padre. -

sabato 6 ottobre 2007

Il gatto di Mr Philip - Parte 6



Wanda

La stanza era proprio come l’avevamo lasciata. Mr Philip balzò sul letto con un salto perentorio e iniziò a cercare freneticamente qualcosa nel comò.
- Dove diavolo l’ho messo?! -
- Cosa, padrone? -
- Come cosa? L’indirizzo del migliore amico di mio padre! – disse, scaraventando a terra tutto quello che trovava nei cassetti. - Sai, è a lui che spedisce le bozze dei suoi lavori e spesso anche i suoi appunti per farsi dare dei suggerimenti. -
- Ah, ho capito. Beh, fors… -
- Eccola! Deve essere qui dentro – urlò, facendomi venire quasi un attacco cardiaco. Sa com’è, Sognatore, non sono proprio un giovanotto.
Aveva in mano una vecchia rubrica; la aprì e andò velocemente alla lettera F.
- È lui, è lui! Mr Ferdinad Friend, 5 Snail Street, Covent Garden, London. Andiamo Fred! -

La strada che percorrevamo era desolata, e c’era il solito vento che alzava in aria le foglie degli alberi ormai spogli.
- Tra poco siamo arrivati a Covent Garden, Fred. Ci sei mai stato? -
- Certo che sì. Ho dei ricordi indimenticabili legati a quel posto. Imboccando uno dei suoi vicoli è possibile entrare in un mondo fantastico, dove vivono creature bizzarre e fuori da ogni logica. -
- Per favore, basta con gli altri mondi! Per ora il nostro basta e avanza! – disse scocciato Mr Philip, saltando in un bidone dell’immondizia e afferrando con gli artigli un pezzetto di pane.
Mentre masticava, all’improvviso lasciò cadere il pane a terra e lo vidi fissare un gatto che stava rovistando nel bidone qualche metro più avanti.
- Oh, mio dio! Che visione meravigliosa!! -
Guardando meglio, mi accorsi che era una gatta: aveva il pelo morbido e argentato, gli occhi giallo-verde, il muso e le guance arrotondate e le orecchie erano inclinate in avanti.
- Ma… Padrone… È un gatto. Non si dimentichi che lei è un essere umano. -
- Beh, - disse sospirando e continuando a fissarla – come si dice, al cuor non si comanda… -
Appena si accorse della nostra presenza, la gatta si voltò verso di noi.
- Cosa avete da guardare? -
La sua voce era sottile e sensuale.
- Aehm… beh… mmm… -
Mr Philip non riusciva a parlare. Era la prima volta che lo vedevo così emozionato e teso.
- Ehi, ma sei balbuziente o cosa?! Non sarai mica scemo? -
Il mio padrone continuava a stare lì impalato senza riuscire a parlare, fino a quando non gli diedi una bella beccata in testa per farlo riprendere.
- Fred, che diavolo fai?! Ma sei impazzito? – urlò dolorante.
- Ahahah! Ma che strani che siete! – esclamò la bella, - Una cornacchia e un gatto che litigano. –
Ci guardammo per alcuni istanti e… - Ahahahahah! – scoppiammo tutti in una grossa risata.

- Beh, credo sia l’ora delle presentazioni. Io mi chiamo Wanda. - disse, porgendo la sua zampetta delicata al mio padrone.
- Philip, incantato. –
Tra i due ci fu uno scambio di sguardi tanto veloce quanto intenso che fece arrossire entrambi.
- E tu? Come ti chiami? -
Non me l’aspettavo, ma quando si rivolse a me i suoi occhi magnetici mi misero in imbarazzo.
- Ehm… Fred. -
- Eh eh, che carino che sei. –
Fu così che feci la stessa figura da imbranato del mio padrone.

Dopo alcuni attimi di silenzio, Wanda ci invitò a sederci e ci offrì del pesce che stava mangiando.
- Allora? Dove vi stavate dirigendo? -
- Stiamo andando a Covent Garden a trovare un amico. –
- Ah, bello, ho molti amici da quelle parti. -
- Davvero? Mica sai dove si torva Snail Street? –
Mentre faceva mente locale si toccava il mento con la zampetta borbottando il nome della strada.
- Uhm… Sì, sì, ho capito dov’è. Se volete vi accomp... -
Mr Philip la interruppe senza lasciarle neanche terminare ciò che stava dicendo.
- Certo che vogliamo. Molto gentile da parte tua. -
Per dirla tutta, però, non ero del tutto favorevole al fatto che sarebbe venuta con noi. Pensavo che non avremmo dovuto coinvolgere nessun altro in questa storia, ma ormai il mio padrone era accecato dalla sua bellezza.
- Bene, che aspettiamo allora, mettiamoci in cammino. Dobbiamo continuare dritto su questa strada. -

- Padrone, ma è sicuro che vuole farla venire con noi? Non può essere pericoloso? – gli bisbigliai all’orecchio mentre Wanda camminava qualche metro più avanti.
- Dai, non ti preoccupare, andrà tutto bene. E poi nessuno ha detto che verrà con noi là… -
- Questo è vero. Ma ho l’impressione che la sua intenzione sia proprio questa… -
Dopo un attimo di silenzio, disse: - Ma, alla fine, ci potrebbe essere d’aiuto… Non è forse vero che l’unione fa la forza? –
- Dipende da quali sono le forze… -
- Shhh, zitto Fred, si è fermata. -
Si girò verso di noi e ci guardò con aria sospetta.
- Dunque, siamo a Covent Garden. Ora dobbiamo girare a destra, dopo 100 metri a sinistra e dovremmo essere giunti a destinazione. -
- Ah, bene, iniziavo a essere un po’ stanco dato che non dormo da un bel po’. - disse il mio padrone continuando a camminare. – Certo che questo posto è veramente bello. E poi tutte quelle case colorate, sembra di essere in un cartone animato. –
- Eh, sa, è proprio entrando in uno di questi vicoli che è possibile entrare nel mondo bizzarro di cui le parlavo prima. – dissi fiero.
- Mondo bizzarro? – chiese Wanda incuriosita.
- Sì, solo che per entrarci bisogna avere una particolare predisposizione mentale verso il fantastico. - risposi con un’aria da erudito che mi calza sempre a pennello.
- Ehi, - esclamò Mr Philip – ma siamo arrivati, il cartello dice che siamo a Snail Street. -
- Sì, è vero. Che numero è la casa del vostro amico? –
- Eccola! Numero 5! -

Ci recammo di corsa alla porta e bussammo più volte il campanello, ma nessuno ci apriva.
- Sicuri che il vostro amico sia in casa? - chiese Wanda.
- No, non ne siamo sicuri. Ma, in un modo o nell’altro, dobbiamo entrare. – disse Mr Philip in maniera decisa.
Il comportamento del mio padrone fece incuriosire la gatta.
- Ma che succede? Non mi sembrava una questione così importante… -
- E invece lo è. Dopo ti spiegheremo tutto. Ora troviamo un modo per entrare. -
- Forse la porta è aperta. Ora provo a girare il pomello. - disse Wanda.
Con un balzo felino, riuscì a girarlo e la porta si aprì. Senza neanche ringraziarla, Mr Philip entrò nella casa. Setacciarono velocemente tutte le stanze ma non c’era nessuno.
- Bene. Dobbiamo trovare dove Mr Ferdinand tiene gli appunti di mio padre. Controlliamo nel suo studio. -
La gatta si sentiva un po’ disorientata da quello che stava accadendo. Restò a guardarci mentre rovistavamo nelle scrivanie e nei cassetti.
- Wanda, puoi controllare se in quel pacco vicino l’armadio c’è qualcosa che parli dei gatti? -
- Uhm… Continuo a non capire, ma ok, ora controllo. -

Eravamo tutti all’opera, quando, all’improvviso, la sentimmo singhiozzare… Stava piangendo.
- Ehi, che ti prende? – chiese preoccupato il mio padrone.
Ci avvicinammo e vedemmo che in mano aveva un foglio su cui c’era scritto qualcosa a mano.
- Questa poesia… È molto triste… -
Mr Philip gliela strappò dalle mani e la lesse:

“La falce ha tagliato il velo,
ora sento solo un gran gelo.
Finalmente riesco a vedere
cosa c’è in fondo al cratere.
Una luce in lontananza
mi riempie di speranza.
Ma è una visione fasulla:
in fondo, c’è solo il nulla.”

- Ma questa è la poesia di un amico di mio padre, l’ennesimo scrittore fallito. -
- A me è piaciuta… – disse Wanda asciugandosi le lacrime sul muso.
- Che altro c’è in questo pacco? -
A un certo punto, scorsi una scritta sul fianco dello scatolone che mi fece richiamare l’attenzione di tutti.
- Padrone, guardi cosa c’è scritto lì. -

“APPUNTI E BOZZE DEI MIEI AMICI SCRITTORI”.

mercoledì 26 settembre 2007

Il gatto di Mr Philip - Parte 5



Nei panni di un gatto


Quest’ultima affermazione fece dimenticare al mio padrone il modo in cui Figaro l’aveva chiamato.
- Co-come? Per l’amor di dio, ditemi che è uno scherzo. -
- È tutto vero! - , esclamò alle nostre spalle una voce che non mi sembrava del tutto estranea.
Il suo mantello doppio blu-grigio e quei magnifici occhi verdi a mandorla erano inconfondibili.
- Nikki! – gridò Zula dallo stupore, - Che ci fai qui? –
- Sono venuto a controllare che tutto vada per il verso giusto. –
Subito mi ricordai che era tanto bello quanto irritante e presuntuoso.
- Cari intrusi, dovete sapere che una volta entrati nel nostro regno è possibile uscirne solo con le sembianze di un gatto. -
- Oh, m-mio dio! - balbettò Mr Philip.
- Cosa c’è? Ne dovresti essere onorato! Finalmente non sei più una lurida scimmia e appartieni ad una razza nobile. - disse in tono offensivo.
- Ma noi siamo arrivati qui solo per caso. Non potete farci questo! -
- Ora basta! - urlò il maestoso gatto, - Il Re mi ha dato ordine di condurvi fuori dal regno quando avete finito qua dentro! Sbrigatevi! Vi attendo nel corridoio. -
Appena uscì dalla cella, Figaro continuò a parlare come se niente fosse accaduto.
- Ormai l’errore è stato fatto. Non puoi far altro che accettare il tuo nuovo corpo. Ti assicuro che ti ci abituerai, è solo questione di tempo. Almeno per me è stato così. -

All’ascoltare quelle ultime parole, l’espressione del piccolo volto baffuto di Mr Philip mutò radicalmente: non sembrava più arrabbiato, era quasi commosso e quasi non riusciva a parlare.
Lo sentii borbottare:
- Sì, sicuramente… Philly… Solo lui mi chiamava così… Ma come può essere?! -
- Padrone, ma che sta succedendo? – gli chiesi.
- Fred, è lui… -
- Lui chi? -
Incurante della mia domanda, si rivolse verso Figaro: - Sei mio padre, vero? -
Quando Figaro alzò lo sguardo che tenne abbassato per alcuni istanti, stava piangendo e disse singhiozzando:
- Sì, sono papà. -

Fu una scena commovente: Mr Philip corse verso il padre ritrovato e lo scaraventò a terra con un abbraccio travolgente.
- Perché non sei più tornato, papà? Avevi detto che sarebbe stato solo un piccolo viaggio. -
- Non ti ho abbandonato, figliolo. Come ti stavo dicendo prima, volevo aiutarti a decollare e sono finito qui. -
- Ma cos’è successo dopo che hai preso la pillola del “non ritorno”? –
Figato continuò così a raccontare la sua storia.
- Ah, già, ero rimasto proprio lì. Dunque, andai nella stanza segreta dove erano nascoste le pillole, ne presi una e la ingerii senza pensarci due volte. Diventai, così, un bel gatto siamese, abbastanza agile e scattante, considerata la mia età.
Mi diressi di corsa verso la biblioteca, dove presi “in prestito” alcuni dei libri che avevano riscosso più successo: “Se una notte d’inverno un gatto”, “I gatti sposi”, “I mille e un gatto”,“Quella sporca nottata” e molti altri.
- Visto che non vi stavo prendendo in giro quando vi ho detto che quel libro era stato scritto da qualcun altro? – disse Zula con soddisfazione come se non aspettasse altro che quel momento.
Il mio padrone era ammutolito, non sapeva cosa dire.
- E cosa facesti poi? – chiese al padre.
- Riuscii a uscire inosservato dal regno e a tornare nel nostro mondo. In un modo o nell’altro, dopo mille avventure e disavventure, arrivai a Londra, dove il folle caso volle che fosti proprio tu a raccogliermi mentre una sera stavo rovistando in un bidone della spazzatura. -
- Caspita, è vero! È proprio da quel giorno che la mia carriera iniziò a decollare. - disse con un tono nostalgico e malinconico.
- Eh. Fu così che, grazie a uno degli effetti della pillola del “non ritorno”, ti trasmisi in sogno le storie dei libri che avevo rubato. Fino a quando, ahimè, i gatti spioni hanno riferito alle guardie dov’ero e mi hanno catturato. -
- Ma… Papà… Perché non ti sei fidato di me? Avrei potuto farcela anche senza il tuo aiuto. -
- Avevo paura, figliolo. Paura che saresti diventato un fallito come me. -
- Ma non lo sei! - obiettò Mr Philip bruscamente. - Per me tu sei il migliore! –
Durante l’ennesimo abbraccio tra i due, Zula disse che era ora di andare. Dovevamo tornare nel mondo degli umani.
- Ti prego, fai venire anche mio padre con noi. – supplicò il mio padrone.
- Quello che chiedete è impossibile. – disse il gatto in modo secco e deciso. – Vedete, vostro padre è il creatore del nostro mondo, è il nostro dio. I gatti lo venerano, non possiamo lasciarlo andare via. Ciò scatenerebbe il caos e il popolo andrebbe in subbuglio. -
Rimanemmo di stucco a quelle parole.
- Non ti preoccupare per me, Philly. Anche se sono rinchiuso qui, vengo trattato abbastanza bene. E non cercare di tornare perché, una volta usciti, sarà difficilissimo se non impossibile, dato che le porte sparse per varie parti del mondo che permettono di entrare qui sono poche e possono essere usate una volta sola. -
Il mio padrone iniziò a emettere un miagolio stridente: era un pianto di dolore.
- Allora ci dobbiamo lasciare di nuovo, papà? Non voglio perderti di nuovo. -
- Su, non sei più un essere umano, ora sei un gatto, imparerai a cavartela da solo. -
Vi fu un ultimo abbraccio, il più lungo di tutti.

Mentre Figaro ritornava a rannicchiarsi in fondo alla cella, improvvisamente Zula ci sussurrò:
- L’unica soluzione sarebbe trovare la cosiddetta “bibbia” e portarla al suo creatore… -
- La bibbia? - chiese perplesso Mr Philip.
- Sì. Il romanzo che ha scritto vostro padre è la nostra bibbia. È custodita nella cassaforte della stanza del Re. -
- Ma… Allora c’è ancora una speranza?! – esclamò aumentando leggermente il tono.
- Shhh! Nikki è fuori la porta, non fatevi sentire. – disse Zula a bassa voce, - Non posso dirvi nient’altro. Ora verrete accompagnati nel vostro mondo. Che la fortuna sia con voi. -
Mr Philip lo ringraziò con una stretta di zampa.
- Grazie per l’aiuto, amico. Non lo dimenticherò. -
- È la prima volta che tradisco la fiducia del Re, spero di averlo fatto per una buona causa. -

Appena Zula chiuse a chiave la porta della cella, Nikki ci ordinò di seguirlo, uscimmo fuori la sala degli scrittori falliti e ci dirigemmo nella direzione dalla quale eravamo arrivati.
Quel gattaccio antipatico non ci rivolse nemmeno una parola per tutto il percorso, e quando arrivammo all’uscita disse - E non fatevi più vedere! – , sbattendoci la porta in faccia.

Come sapevamo, la porta dentro l’armadio da cui eravamo riusciti a entrare nel loro mondo era scomparsa, ma Mr Philip non si perse d’animo, sembrava più determinato che mai, nei suoi occhi vedevo una luce nuova.
- Fred, dobbiamo trovare un modo per liberare mio padre. La prima cosa che dobbiamo fare è andare a casa sua e trovare appunti o qualsiasi cosa sia legato al suo romanzo. Dobbiamo assolutamente sapere dove si trova una porta per ritornare nel regno dei gatti. – disse con aria decisa e risoluta anche se… - Ne ho fin sopra i baffi di questa storia! - … Iniziava già a parlare come un gatto.

lunedì 17 settembre 2007

Il gatto di Mr Philip - Parte 4

La pillola del "Non ritorno"

Era una sala enorme illuminata dalla luce che penetrava prepotente da due grandi finestre. Al centro c’erano dei tavoli rettangolari ai quali erano seduti dei gatti intenti alla lettura.
- Ma questa cos’è, la stanza della lettura? - chiese Mr Philip guardandosi attorno.
- Non direi proprio. - rispose Zula, - Guardi meglio, quello che stanno fissando non sono esattamente libri… -
Incuriositi, ci avvicinammo a uno dei tanti tavoli sparsi per la stanza ed, effettivamente, ci accorgemmo che quello che guardavano con tanta attenzione non erano nient’altro che delle pagine bianche.
Il mio padrone si rivolse ai gatti alquanto perplesso.
- Ehi, che succede qui? Ma che state facendo? -
- Solo questo ci mancava! Qualcuno che ci distraesse. – urlò colui che sembrava il più anziano, - Ci lasci lavorare, per favore. Qui siamo a corto di idee. -
- Ma che diav… -
- Ehi, amico, vieni un attimo qui. - sussurrò rivolgendosi a noi un gatto gigantesco seduto all’altro lato della stanza. - Avete qualche idea da suggerirmi per scrivere una bella storia? -
Mr Philip mi guardò, accennando a un sorriso.
- Beh, io sono uno scrittore, ma così su due piedi non mi viene in mente niente. -
Zula iniziò a irritarsi un po’.
- Ora basta, è ora di proseguire. E tu - disse al gattone che ci aveva chiamato – torna al tuo lavoro e cerca di scrivere qualcosa di interessante. -
Ci stavamo dirigendo verso la porta in fondo alla stanza, quando Mr Philip chiese a Zula perché quei gatti guardassero in continuazione dei libri con pagine bianche.
- Sono degli scrittori falliti… Non sono capaci di inventare storie ma si ostinano a voler diventare scrittori. -
- Ma cosa c’entro io con tutto questo? Perché siamo venuti qui? -
- Continuate a seguirmi, tra poco capirete tutto. -

Entrammo, così, nell’ennesimo corridoio. Questa volta, però, c’era qualcosa di diverso: le porte ai lati erano minuscole; era ovvio che erano fatte apposta per i loro simili.
Giungemmo infine dinanzi una porticina su cui pendeva un cartello con scritto “Cella 33”.
- Fermi! Siamo arrivati. -
- Cella 33? – disse ridacchiando Mr Philip, - Ma cos’è, siamo in una prigione? -
- Sì. – rispose Zula, – Come avrà notato, però, la porta è a misura di gatto. Per entrare dovrà ingerire questa pillola. -
Allungò la pillola che reggeva nella sua zampa verso il mio padrone, il quale, prima di ingerirla, chiese quali erano i suoi effetti.
- Purtroppo non mi è concesso rispondere a questa domanda. Le posso solo dire che l’unico modo per entrare nella cella è ingerirla. È tutto quello che deve sapere. -
Mr Philip la guardò titubante e, dopo aver titubato per un attimo, ingerì la pillola del “Non ritorno”. Sì, era proprio così che veniva chiamata e, ahimè, quando scoprimmo il motivo era troppo tardi.
Appena la inghiottì assistetti a una scena che mi fece rimanere a becco aperto: le mani e i piedi del mio padrone si rimpicciolivano insieme al corpo che diventava sempre più peloso. Ad un certo punto fui colto da una paura che si materializzò l’istante successivo: Mr Philip era diventato un gatto persiano, grigio, grosso e abbastanza grasso.
- Cosa diavolo mi hai combinato?!! – urlò Mr Philip in preda al panico, guardandosi le zampe e girando attorno a se stesso fissandosi la coda.
- Solo in questo modo è possibile entrare nelle celle. –
Il mio padrone sembrava veramente spazientito, tanto che pensai che avrebbe subito usato i suoi artigli su di me per sfogare la sua rabbia.
Vedendolo in quelle condizioni cercai di calmarlo: - Padrone, si calmi, andrà tutto per il verso giusto. -
- Come posso calmarmi, Fred! Non mi vedi?! Sono un gatto! Un gatto!! Oh, mio dio, è la fine!!! -
Non sapevo cosa fare per tranquillizzarlo, stava uscendo fuori di senno:
- Ok, sto bene, sono sereno. Ora sono un gatto, non vedo qual è il problema. Mi farò accudire da una bella famigliola, mangerò, dormirò e non dovrò più lavorare. Sarà questa la mia vita d’ora in poi! -
- Non creda che noi gatti non lavoriamo. – replicò, offeso, Zula. - Ora basta perdersi in inutili chiacchiere. - Aprì la porticina e finalmente entrammo.

Un po’ ce l’aspettavamo, ma la sorpresa fu comunque grande quando vedemmo che in fondo alla cella c’era Figaro.
Gli occhi di Mr Philip si fecero a palla e istantaneamente si inondarono di lacrime.
- Ohhh, Figaro! Sei proprio tu?! -
Come al solito, stava dormendo rannicchiato su se stesso.
- Sì, è lui. - disse Zula, - È rinchiuso qui perché molti anni fa si introdusse di nascosto nel nostro mondo e scappò dopo aver rubato storie di scrittori molto importanti. -
- L’ho fatto per una causa per me molto importante, e voi lo sapete. - disse Figaro stiracchiandosi senza aprire gli occhi.
- Sua maestà il re esige il massimo rispetto per le regole che vigono nel nostro regno. –
- Si può sapere di cosa state parlando? – urlò all’improvviso il mio padrone.
- Bene, è venuto il momento che tu sappia. Ascolta la mia storia.

Il mio sogno è sempre stato quello di diventare uno scrittore, ma, purtroppo, non sono mai stato bravo a scrivere, tanto meno a inventare storie. Mio figlio mi ammirava molto, leggeva tutto ciò che scrivevo, e gli piaceva davvero. Anche lui decise, così, di intraprendere la dura strada dello scrittore. Purtroppo, però, i suoi primi lavori non coincidevano con i gusti del pubblico e la carriera stentava a decollare. –
- Questa storia mi sembra di averla già sentita… - pensai.
Il mio padrone era immobile ad ascoltare il suo gatto affezionato, sembrava non fosse ancora in grado di controllare il suo nuovo corpo.
Figaro continuò a raccontare la sua storia.
- Non potevo sopportare l’idea che anche mio figlio patisse le mie stesse sofferenze e portasse sulle sue spalle il fardello di scrittore fallito. Fu così che un giorno mi venne in mente di scrivere un romanzo e pubblicarlo facendolo spacciare per suo.
Nel libro descrissi, in una maniera che più dettagliata non si può, di un regno fantastico dominato dai gatti, una vera e propria civiltà. Inventai così gatti spioni, gatti cavalieri, dame di corte, il Re severo e anche te, Zula, certamente uno dei personaggi con più personalità.
Una mattina accadde, così, una cosa incredibile: mentre prendevo la giacca dall’armadio, notai un pomello all’interno.
“Non è possibile, sembra la porta che porta al mondo dei gatti che ho descritto nel mio libro!”, pensai. Girai il pomello e… Il regno da me inventato si era materializzato!
Ripresomi dallo shock iniziale e resomi conto che non stavo sognando, mi balzò in mente un’idea: dovevo rubare i racconti dei gatti scrittori più importanti e darli in qualche modo a mio figlio. Essendo io il creatore di tutto, conoscevo esattamente dove andare per non essere scoperto.
Arrivato dinanzi alla porta della biblioteca, però, mi venne in mente una cosa che rovinò i miei piani: per entrare in alcune stanze bisognava prendere la cosiddetta pillola del “non ritorno”.
- Ma perché si chiama così? – chiese, allarmato, Mr Philip.
- Vedi, Philly… -
All’improvviso il mio padrone sobbalzò! Solo una persona lo chiamava a quel modo, e un sospetto iniziava a nascere in lui.
- Una volta ingerita quella pillola non è più possibile tornare umani. -