domenica 9 marzo 2008

La villa della strega - Parte 3



Il gioco

Dominic fissò il foglio in silenzio per almeno cinque minuti.
- Ma che diavolo di filastrocca sarebbe?! - Alex era alquanto infuriato. - Mi sembra di essere capitato in uno di quei racconti horror di quarta categoria. -
- Che dobbiamo fare, Domi? - gli chiese Anna preoccupata.
Il mio padrone era più risoluto che mai, anzi, a dir la verità, sembrava che la situazione iniziasse a piacergli.
- "Gira la maniglia nel mobile che prima non avevi visto... " - ripeteva in continuazione guardando nel mobile dove avevano trovato il Dedè.
- Ragazzi, vedete una maniglia, voi? -
Nessuno la riusciva a trovare.
- Qui non sembra esserci proprio niente. - disse il gemello, con la testa infilata nel mobile.
- Ma... Eppure deve esserci, il messaggio parla chiaro! - esclamò convinto il mio padrone, prendendo il foglio dalla tasca: "Gira la maniglia nel mobile che prima non avevi visto..."
Qualcosa gli suonava strano. - Un momento... Qualcuno controlli in qualche altro mobile. -
Alex aprì frettolosamente gli altri mobili fino a quando... - Bingo! -
- Evviva! - gridarono tutti insieme, - L'abbiamo trovata! -
- Ehi, piccoli, non cantate vittoria! Guardate che avete fatto solo il primo passo verso! -
- Ma sta' zitto, Fred! Facci gioire! -
- Mpf! -
Era per questo che non parlavo mai con quei ragazzacci.

- Ora ragioniamo un po' sulla prossima cosa da fare: "Fa' attenzione a girarla nel verso giusto, fatale l'errore ti sarà. Ripeti il nome dell'assente tre volte e la risposta in mente ti suonerà."
- Beh, l'assente dovrebbe essere Jon. - ipotizzò giustamente Anna. - Uhm... Però, ripetendo il suo nome per tre volte... Perché mai dovremmo riuscire a capire la direzione in cui dobbiamo girare la maniglia? -
- Io sono suo fratello. Forse la soluzione suonerà nella mia mente. -
Quella mi sembrava una cosa poco probabile.
- Allora vado. - Chiuse gli occhi Jon... Jon... Jon... -
Come pensavo, niente accadde.
- Interessante. - sussurrò Dominic toccandosi il mento e alzando il sopracciglio sinistro. - Jon... Deve assomigliare a qualche parola che ci può far capire la direzione. In questo caso, ne sono due: su e giù. Uhm... Jon-Jon-Jon... Jon-Jon-Jon... Jon-Jon-Jon... Jon... Gi... -
Il mio padrone si bloccò all'improvviso.
- Ma... Come abbiamo fatto a non pensarci subito!? - disse rivolgendosi agli altri.
- Ragazzi. Jon-Jon-Giù... La direzione verso cui dobbiamo girare la maniglia... -
Senza neanche finire di spiegare, abbassò la maniglia e... Una porta dall'altro lato della cucina si aprì.
Si guardarono stupiti. Lo scricchiolio prodotto dalla porta assomigliava molto al suono di una voce stridula che diceva "Entraaaate". Ma, non intimoriti, corsero verso la porta.

Ai lati del corridoio in cui entrarono c'era ogni tipo di prelibatezza.
- Wow! Ma dov'è che siamo?! Nel corridoio dei balocchi?! - disse sbalordito Alex.
- Ehi, non facciamoci fregare, non dobbiamo toccare niente. - gli ricordò Dominic.
- Accipicchia! Che peccato... - sospirò Anna, stringendo al petto il suo maialino che si dimenava alla vista di tutto quel cibo. - Statti fermo, Dedè! - gli rimproverò.
- Secondo la filastrocca, incontreremo un topolino e dovremo dargli da mangiare. - disse guardando il foglio.
Iniziarono a camminare fino ad arrivare alla fine del piccolo corridoio, ma del topo nessuna traccia.
- Dev'essere qui da qualche parte. - insisteva Dominic.
Mentre lui e Alex percorrevano avanti e indietro tutto il corridoio, Anna era alle prese col suo maialino affamato.
- Ora basta! Ti preferivo quando eri un peluche! -
Fu in quel momento che riuscì a liberarsi della morsa della sua padrona e corse verso la montagna di cioccolata ammucchiata vicino l'entrata.
- Aargh! È scappato! -
- Oh no! Dobbiamo impedirgli di toccare il cibo! - Il mio padrone fece uno scatto da centometrista e si scaraventò su Dedè, afferrandolo per la coda.
- Mio dio! Sembra indemoniato! Si vede che non ha mai mangiato! - disse Alex ridacchiando.
- Qualcosa non quadra... - sospettò Dominic. - Perché Dedè non si è buttato sul pollo? Perché mai un maiale dovrebbe preferire la cioccolata? -
Prese il foglio che aveva in tasca: "Un topolino affamato buono ti sembrerà. Lui nulla può toccare, dagli da mangiare se vuoi continuare."
- Spremi le meningi, spremi le meningi. - ripeteva tra sé e sé, fino a quando la lampadina si accese.
- Ragazzi, spostatevi. - Corse verso la cioccolata e guardò il mucchio con occhio vigile.
- Eccolo! Ce l'ho fatta! - esultò. - Guardate lì. - disse eccitato puntando il dito verso il mucchio.
- Ma quello è un topolino bianco! - esclamò Anna.
- Probabilmente è Galak. Fallo mangiare all'affamato Dedè. -
- Ma non possiamo toccare il cibo. - ribattè la dolce ragazzina.
- E qui sta il trabocchetto. - disse Dominic trionfante. - Non possiamo toccarlo, è vero, ma nessuno ha detto che non possiamo mangiarlo... -
Alex rimase di stucco. - Sei un maledetto genio! -
E così Anna avvicinò Dedè al topo. Ne fece un sol boccone.

- Gnam gnam gnam. -

In quello stesso istante, un'immensa finestra nera, grande quasi mezza parete, si materializzò nella parete di fronte a loro.
- Evviva, evviva! - esultarono tutti insieme.
- Da qui dovremmo riuscire a vedere la stanza della strega. -
Si avvicinarono alla finestra dalla quale riuscivano a vedere una stanza leggermente illuminata. Al centro c'era una sedia a dondolo. La distanza e la luce soffusa rendevano impossibile distinguerne il colore.
- Sembra grigia. -
- No, è marrone. -
- Uhm... Di sicuro è un colore scuro. - era certo Dominic. - Cerchiamo di ragionare. - disse rivolgendosi agli altri.
- Allora, "Dalla finestra nera potrai vedere la mia stanza, la sedia a dondolo sulla quale dormo. Di che colore è? Solo toccando il mio cuore lo potrete sapere." -
- Andiamo, non ha senso. - disse il gemello arrabbiato. - Come facciamo a toccare il suo cuore se nemmeno possiamo vederla? -
- Questa volta ha ragione. - intervenne Anna. - Mi sembra assurdo. -
Dominic assunse l'ormai consueta posizione: si appoggiò al muro, alzò il sopracciglio destro e iniziò ad accarezzarsi il mento.
- Sicuramente tutto gira intorno alla parola "cuore". - pensò ad alta voce. - Cuore, cuore. -
- Non ti scervellare, genio. Questa volta ci ha fregati. - disse l'amico pessimista.
- Ehi, ragazzi. - Anna richiamò la loro attenzione. - Quello non è un cuore? -
Un piccolo cuore era disegnato sul muro proprio di fronte alla grande finestra.
- Porca vacca! Maledetta strega! -
Alex si avvicinò al disegno. Non dovevano far altro che toccarlo per risolvere l'enigma. - Anna, sei stata tu a vederlo. Sta a te toccarlo. - disse.
La ragazza si avvicinò e senza timore appoggiò la mano sul cuore. L'ansia per l'attesa cresceva sempre di più, ma nulla accadde.
La stupore era sul volto di tutti loro.
- Diamine, perché non succede niente? -
Per la prima volta dalla faccia del mio padrone traspariva completa mancanza di idee. Tutto ciò che fece fu appoggiarsi affianco al cuore. Fu uno di quei casi in cui, come si dice, "Quando Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto".
- Oh mio dio! -
- Che c'è, Domi? -
- Venite subito vicino a me e guardate la finestra. -
Gridarono - Uaooooo! - tutti inseme.
L'immensa finestra era a forma di cuore. Ed era nera.
- La sedia a dondolo è nera! -
Un violento soffio di vento spalancò la finestra.

Attraversarono velocemente il giardino ed entrarono nella stanza che avevano visto dalla finestra. Come predetto, una vecchia stava dormendo sulla sedia a dondolo: aveva un viso a forma di uovo, i pochi capelli spennacchiati nascosti sotto il suo cappello, il naso a punta e gli occhi neri come la pece. La cosa più impressionante, però, era la sua pelle: piena di rughe, sembrava una vecchia lenzuola ingiallita stropicciata.
- Uaaao! - sussurrò Anna. - La famosa strega. Mia nonna non mentiva. -
- Ehi, sta' zitta senò si sveglia! -
Alex non si accorse che, in realtà, non stava dormendo.
- Lo sono già, piccoli miei! - disse una voce rauca, debole e ridente.
- Hhhaaaaaaaaa! - Presi dal panico, se la diedero a gambe, ma la finestra da cui erano entrati era chiusa, e non c'era alcuna presenza di porte.
- Aiuto, aiuto! - gridò Alex, tirando pugni alla porta.
- È inutile. Nessuno vi può sentire. - ridacchiò la strega.
I tre ragazzi erano spalle al muro (nel vero senso della parola) e la guardavano terrorizzati.
- Che bravi bambini, siete arrivati fin qui. Avvicinatevi, così posso strapparvi quella pelle candida e liscia da dosso! - disse aumentando man mano il tono della voce.
Mentre Anna cominciò a piangere e Alex non riusciva a stogliere lo sguardo dalla vecchia, il mio padrone prese il foglio dalla tasca e lo lesse per l'ennesima volta.
- Uhm... Interessante. - borbottò.
Sembrava sempre più Sherlock Holmes.
- Amici, ascoltatemi un momento. - disse afferrandoli e tirandoli verso di sé.
- Tu, pel di carota! Sarai la mia prima vittima! -
- Non ascoltatela. Probabilmente non può neanche muoversi da quella sedia. -
- Ora basta! Andatevene, o sarà peggio per voi! - continuò a minacciare.
- Non la state a sentire. È un altro trabocchetto. - Dominic era più che convinto. - Nessuno ha mai detto che quella vecchia è la strega. Leggete qua:
"Sulla sedia è seduta una vecchia signora. Non vi fidate delle apparenze, non vi fidate del suo aspetto esteriore, guardatela all'interno."
- E così l'avete scoperto! - disse la voce alle loro spalle. - Provate ad avvicinarvi... Vi faccio secchi! Ahahahah! -
La sua risata echeggiò fastidiosamente.
- Non ci fai più paura!- Alex si fece avanti. - Sei solo una vecchia. -
- Tu... Come osi?! Moscerino che non sei altro! -
Mentre si dibatteva sulla sedia cercando invano di muoversi, feci un'osservazione che mi fece guadagnare la stima di tutti.
- Ehi, ragazzi, ma mi sbaglio o attaccata al suo collo c'è una minuscola zip? -
La vecchia si ammutolì, metre li altri rivolsero lo sguardo verso il punto da me indicato.
- Hai ragione, Fred... - Fu la prima volta che il gemello non mi mandò a quel paese.
- Un momento. - Era inerme e in preda al panico.
Dominic si avvicinò alla vecchia e afferrò la zip.
- Ehi, fermati, ti prego. - gli supplicò. - Che vuoi farmi? -
- "Guardarti dentro!" - Tirò giù la zip.
- Fermo, aspetta, nooooo! - Furono le sue ultime parole.
Tutti rimasero impietriti alla vista delle "interiora" della vecchia...

Paglia. Semplice paglia.
- Ma era solo un fantoccio! - esclamò Anna.
- A quanto pare sì. Dev'essere stata opera della vera strega. -
Ormai erano vicino alla soluzione dell'enigma. Dominic non perse tempo e iniziò a frugare tra la paglia in cerca della chiave.
- Eccola! - gridò vittorioso.

In quel medesimo istante, apparvero due porte nella parete dietro la sedia a dondolo.
Sulla porta alla loro destra c'era un cartello con su scritto "Oen", mentre su quella a sinistra "Two".
- Bene, ci siamo! Dietro una di queste porte ci dovrebbe essere Jon. -
Alex si avvicinò precipitosamente alle porte.
- Ehi, la strega non sa neanche un po' di inglese. Guadate come ha scritto "One". -
Il mio padrone rimase alquanto perplesso.
- Fratello, sei lì dentro? -
Nessuna risposta.
- Domi, come facciamo a sapere dov'è? -
- "La chiave ora possiedi per aprire la porta giusta. Se sbagli, tutto sarà stato vano. La risposta alla tua domanda è questa: che cos'hanno di diverso?" - lesse ad alta voce.
Alex si alterò: - Ma queste porte sono esattamente identiche! -
- Su questo non c'è dubbio. L'unica cosa in cui differiscono sono le parole sul cartello. Ma non mi viene in mente niente. -
- E se si sta riferendo a qualche altra cosa? - intervenne Anna. - Cioè, "che cos'hanno di diverso" a cos'altro potrebbe riferirsi? -
Dominic spalancò gli occhi. - Oh caspita. Ho capito tutto! -

- Alex, cos'avete di diverso tu e Jon? - chiese frettolosamente.
- Beh, lo sai, il neo sul... -
- Fermo là. - lo interruppe Dominic. - Neo. -
Nessuno capiva dove volesse arrivare.
- Cosa c'è scritto sulla porta a destra? -
- "One". - rispose Anna.
- Sbagliato. L'errore è stato fatto apposta... C'è scritto "Oen", che letto al contrario... -
- Neo! - gridò Alex. - È quella la porta giusta! -
Dominic infilò immediatamente la chiave nella serratura e...

- BUBUSSETTETE! -

Una bambina nascosta dietro la porta li spaventò a morte.
Era molto bella, sembrava un angioletto. I suoi capelli splendevano come l'oro e gli occhi erano chiari e penetranti.
- Che mi venga un colpo! - esclamò Alex. - E tu chi sei? -
La bambina non rispondeva e li osservava sorridendo.
Seduto su una potrona vicono la finestra c'era Jon. Sorseggiava tranquillamente una tazza di tè.
- Finalmente mi avete trovato. -
Alex gli stava correndo incontro per abbracciarlo quando, a quelle parole del fratello, si fermò. - Brutto irriconoscente che non sei altro. Dovresti ringraziarci! -
Tutti scoppiarono in una grande risata.
- Non cambieranno mai. - A quel punto Dominic si avvicinò alla ragazza.
- Dicono che in questa casa ci sia una strega. -
- Sì, sì. - finalmente parlò. - Da più di settecento anni. -
- Sei tu, vero? - le chiese Anna prendendo la sua mano. Era gelida.
- Io stavo giocando a nascondino, sapete, è il mio gioco preferito, - cominciò a raccontare, - quando arrivarono molte persone dal villaggio che mi trascinarono giù in piazza, dove mi legarono a una fontana.
"Sei una strega!" gridavano tutti insieme. A un certo punto, la signora Brigitta, la più pettegola, grassa e antipatica del villaggio, si avvicinò a me e disse, rivolgendosi alla gente in piazza, che

"mio figlio non riesce più contare oltre il dieci! Gli si blocca la lingua se cerca di andare oltre, e tutto per colpa della magia di questa piccola strega!"

Fu così che mi legarono una corda al collo e mi impiccarono, dicendo che se ero una strega non sarei morta. -
- Uao! E non ti facesti niente? - chiese Dominic affascinato dal suo racconto.
- Certo. Sono morta. Guarda qua. -
Alzò la testa e tutt'intorno al collo aveva ancora il livido lasciatole dalla corda.
- Ma allora non sei una strega. - disse Alex.
La ragazza lo fissò con occhi luccicanti da fantasma.
- Certo che lo sono. Lo scoprirono quando mi liberarono e mi misero a sedere su una panchina. Tutti mi credevano morta, ma io aprii gli occhi e maledissi tutti coloro che erano presenti: li trasformai in tanti bei gatti. Ahhh, - sospirò, - quanto li amo i gatti. Comunque la maledizione mi riuscì abbastanza facilmente. -
- A-allora tutti quei g-gatti in giardino... - balbettò Dominic terrorizzato.
- Non ti spaventare rossino. Hanno avuto quello che si meritavano. E poi, in realtà, grazie a me sono vissuti centinaia di anni. Mi hanno tenuto compagnia per molto tempo. -
Tutti la guardavamo spaventati.
- M-ma... - continuò Dominic, - perché te ne stai sempre rinchiusa in questa casa? -
- Eh, chiedetelo a mia mamma. Per punirmi di essermi fatta scoprire mi ha rinchiuso qui dentro per mille anni. Ma che colpa ne ho? Il figlio della signora Brigitta barava sempre, non contava mai fino a dieci. Volevo solo dargli una lezione. -
La strega cominciò a roteare su se stessa e a saltellare in giro per la stanza.
- Oggi, però, grazie a voi, mi sono divertita. Non giocavo a nascondino da anni. -
S'interruppe poi e assunse un'aria malinconica.
- Ma purtroppo ora voi andrete via... -
Sembrava così triste.
- Beh, - disse Dominic, - noi abitiamo qui vicino. Magari qualche volta potremmo tornare e giocare a nascondino tutti insieme? -
- Davvero? - chiese entusista.
- Sì, sì. Così non sarò più l'unica ragazza del gruppo. - disse abbracciando tutta contenta Dedè.
- Certo, d'altronde anche se hai settecento anni, sei proprio carina. -
- Sei il solito scostumato, Alex. - disse Jon tirandogli un ceffone.
- Ahah! Come siete divertenti. -
- Allora siamo tutti d'accordo. Ti verremmo a trovare. - concluse Dominic. - Ora dobbiamo andare, senò le nostre mamme mettono anche noi in punizione per anni. -
La fece sorridere ancora.

Li accompagnò alla cancellata di ferro.
- A presto. -
I ragazzi salirono sulle rispettive bici e se ne stavano per andare quando Dominic si rese conto di non avergli chiesto nemmeno il suo nome. Si voltò così per chiederglielo ma lei era già sparita.
- Sarà per la prossima vota. - disse tra sé e sé dando una forte pedalata. - Trecento anni sono lunghi. -

domenica 24 febbraio 2008

La villa della strega - Parte 2



E ne rimasero tre

Dopo alcuni istanti, la luce si spense e la misteriosa sagoma si dileguò nell'oscurità.
Nessuno parlava. Fu Jon a rompere il ghiaccio.
- Qui la situazione si mette male. Andiamocene tutti a casa. -
Gli altri non erano, però, del suo stesso parere.
- No, no. Ora voglio andare fino in fondo. - ribatté Dominic. - Devo sapere chi vive in quella casa. -
- Amico, tu hai letto troppi libri. Questa è la realtà, possiamo passare dei guai e non c'è nessun eroe che ci proteggerà! -
- Che c'è fratellino, non avrai mica paura? - Per Alex ogni occasione era buona per provocare suo fratello.
- Io paura? Neanche per sogno! - Era proprio questa la reazione che Alex cercava di provocare. - Mi avete stufato! Andiamo e poniamo fine a questa storia una volta per tutte. -
Dominic cercò di organizzare un attimo la situazione.
- Anna, tu sei sicura di voler entrare? Potrebbe essere pericoloso. -
- Certo! - rispose senza indugiare.
- Brava, non ti preoccupare, ti proteggerò io. - disse Jon.
- Ma che! Ci sarò io al tuo fianco. - disse Alex appoggiandole la mano sulla spalla.
- Ehi, levale quella zampa da dosso! -
- Fatti gli affari tuoi! -
- Ora basta! - urlò la dolce ragazza abbastanza irritata. - Non ho bisogno dell'aiuto di nessuno. Il mio Dedè è più che sufficiente. -
I due gemelli abbassarono la testa, sembrava li avesse sgridati la loro mamma.
- Colpa tua. - sussurrarono contemporaneamente uno all'altro.
- Non cambieranno mai. - mi disse Dominic sorridendo e a bassa voce.

Fortunatamente, erano tutti così esili da riuscire a passare attraverso l'inferriata che permetteva di entrare nel giardino della villa.
- Allora, cerchiamo di non fare baccano, nessuno ci deve scoprire. - disse Dominic ai compagni.
Camminavano uno affianco all'altro e tenendosi per mano.
- Mi raccomando, state attenti a dove mettete i piedi, potrebbero esserci delle trappole in giro. -
Appena disse quella frase, il mio padroncino notò che il terreno sotto il suo piede sinistro era alquanto morbido.
- Ehi, aspettate un attimo. -
Mentre gli altri lo guardavano perplessi, si abbassò per toccarlo e sentì qualcosa di peloso.
- Ma... Qui sotto c'è qualcosa. Aiutatemi a scavare. -
Erano inginocchiati in cerchio quando, a un certo punto, realizzarono che c'era veramente qualcosa lì sotto.
- Haaaa!! - urlò Anna, alla vista del corpo rinsecchito del gatto che qualcuno aveva seppellito lì.
- Calma, calma. È solo un gatto. Anch'io ho seppellito il mio pappagallino nel mio giardinetto. -
In effetti Dominic aveva ragione, non c'era nulla per cui allarmarsi, se non fosse stato per quello che scoprirono poco dopo.
- Ragazzi, qui ci sono altri peli. - urlò Alex mentre tastava il terreno sotto i suoi piedi.
- Anche qui. - disse Jon.
- E qui. - continuò Anna.
A quel punto, uno spaventoso sospetto si insinuò nella testa di tutti loro.
Nessuno disse all'altro cosa pensava. Non fecero altro che guardarsi negli occhi e iniziare a scavare il terreno sotto i loro piedi e quello circostante.
Dopo alcuni istanti si guardarono di nuovo l'un l'altro, rendendosi conto della raccapricciante scoperta che avevano fatto: sotto il giardino di quella casa erano sepolti decine o, chissà, centinaia di gatti.

- Scappiamooooo! - urlarono all'unisono iniziando a correre come delle schegge. Quasi non riuscivo a stragli dietro.
La loro fuga fu ostacolata da qualcosa di bizzarro: non riuscivano più a passare attraverso l'inferriata da cui erano entrati.
- Ma com'è possibile!? - esclamò Jon incredulo.
- Ora non possiamo più uscire da qui. - continuò.
Li stava assalendo il panico quando Dominic ebbe un'idea geniale.
- Amici, per uscire non dobbiamo far altro che scavare nel terreno sotto l'inferriata come abbiamo fatto prima. -
- Sei un genio Dominic! - gridò Anna, che per la gioia gli saltò addosso stampandogli un bel bacio sulla guancia.
- Oh maledetto! - grignarono i gemelli.
Mentre scavavano, però, dovettero far fronte a un nuovo imprevisto.
- Dedè! - esclamò Anna alzando di scatto. - L'avevo appoggiato a terra mentre scavavo e l'ho scordato lì, presa dalla paura alla vista di tutti quei gatti morti. -
Nessuno disse niente, sapendo che sarebbe stato inutile, dato l'amore della ragazza per quel peluche.
- Beh, immagino dobbiamo tornare indietro per recuperarlo... - disse Dominic, sperando di essere smentito.
- Certo che sì. Non posso mica abbandonare il mio maialino in un posto così! -
Si incamminarono, così, verso il luogo tetro da cui erano scappati. Arrivati lì, però, non c'era alcuna traccia del peluche.
- Ma dov'è? Io sono sicura di averlo lasciato qui. - disse indicando il punto del terreno dove aveva scavato.
- Qui non c'è niente. Forse l'hai dimenticato fuori l'inferriata. - cercò di convincerla Jon.
- No, no e poi no. Dev'essere qua. - insistette Anna.
- Oh per la miseriaccia! - esclamò Alex indicando la casa.
La misteriosa figura era di nuovo là che li osservava. Questa volta i ragazzi non erano molto distanti e ne riuscivano a distinguere leggermente la sagoma. Questa volta, però, c'era qualcosa di diverso. La prima a notarlo fu Anna.
- Ehi, quello è Dedè! -
- Non è il momento di pensare al tuo peluche! - gli rimproverò Jon.
- Ma... È proprio lì. - disse indicando l'oscura figura. - Lo tiene in braccio. -
Anna iniziò a correre disperata verso la porta della villa, ingnorando i pericoli a cui poteva andare incontro.
- Andiamo ragazzi. - incitò il mio padrone.

Giunti a destinazione, entrare fu più facile del previsto. La porta era già aperta.
Si diedero una rapida occhiata l'un l'altro e il primo a entrare fu Dominic. Le luci non funzionavano ma, fortunatamente, aveva con se una torcia elettrica.
L'ingresso era grande quasi quanto casa sua, tutto era in ordine e non c'era nemmeno un granello di polvere. Non c'erano dubbi, qualcuno abitava in quella casa.
I ragazzi camminavano sulle punte dei piedi cercando di non fare rumore, come se chiunque abitasse lì dentro non li avesse visti entrare.
- Ehi, amici, dove si sarà nascosta la strega? - sussurrò Alex.
- Non si è nascosta. - rispose il mio padrone. - Sono convinto ci sta aspettando da qualche parte. -
- E se sta preparando qualche incantesimo per ucciderci? -
- Non preoccuparti Anna, non ci faremmo ingannare. L'unica cosa che dobbiamo fare è restare uniti. Avete capito? -
- Sì! -
Una voce mancò all'appello.
- Ehi, manca qualcuno? -
Jon era scomparso.

- Oh mio dio! Dov'è mio fratello? Dobbiamo trovarlo! È tutta colpa mia. Lui non ci voleva venire. -
Mentre Alex si disperava, un rumore proveniente dalla cucina attirò la loro attenzione.
- L-l'avete s-sentito anche voi? - chiese Dominic balbettando.
I due fecero segno di sì con la testa.
Mentre si avvicinavano lentamente all'uscio della cucina sentirono di nuovo un leggero rumore.
- Dentro quel mobile c'è qualcuno... - disse Anna.
- ... o qualcosa... - continuò Alex. - E se ci fosse la testa di mio fratello? -
Dopo un istante di silenzio causato dall'ultima supposizione di Alex, il mio padrone decise di agire.
- Ehi, ma che cavolo dici!? Jon se la sa cavare anche da solo. Sono sicuro che sta bene. Ora aprirò questo mobile. -

- OINK OINK OINK!! -

Dentro il mobile c'era un maiale. Stava mangiando voracemente dei pezzi di carne in un piatto.
- Che diav... Che scherzo è mai questo!? - esclamò Dominic esterrefatto.
L'animale non fece caso a noi, fino a quando Anna non disse - Dedè? Sei tu, vero? -
Il maiale saltò improvvisamente fuori dal mobile e si diresse tra le braccia di Anna.
- Ma... Ma su, andiamo, non può essere il tuo peluche... - disse Alex, incredulo.
Ma lei era più che sicura.
- Guarda. - disse mostrandogli l'orecchio destro del maialino. - Questa scritta, l'ho fatta fare a mia nonna. -
"Il mio inseparabile Dedè".
Alex cadde a terra. Gli tremavano le gambe.
- Jon... Dove sei... Jooon! - iniziò a urlare.
Dominic si piombò su di lui tappandogli la bocca con la mano.
- Shhh. Zitto. - gli sussurrò, - Ormai è chiaro che questa casa nasconde qualcosa... E sono sicuro che qualcuno sta facendo in modo da attirarci nella sua trappola. Ma ha trovato pane per i suoi denti. -
Anna lo aiutò ad alzarlo e lo abbracciò.
- Come io ho ritrovato il mio Dedè, anche tu ritroverai tuo fratello. -
- Ma Anna... Come fai a restare così calma? Il tuo peluche ora è vivo! Non ti spaventa tutto ciò?! -
- Vedi, mia nonna me l'aveva detto che in questa casa ci abita una strega. E poi, a dir la verità, sono contenta che ora Dedè sia vivo. -
- Ragazzi. - Dominic richiamò la loro attenzione. - Ho trovato un biglietto per noi. -
- Cosa!? - esclamarono contemporaneamente gli altri due.
- Sembra una specie di filastrocca... La strega o chiunque sia si è nascosta e vuole che noi la cerchiamo... -
- Cioè, dobbiamo giocare a nascondino?! - chiese Alex.
- In pratica sì. Sentite:

"Gira la maniglia nel mobile
che prima non avevi visto,
fa' attenzione a girarla nel verso giusto,
fatale l'errore ti sarà.
Ripeti il nome dell'assente tre volte
e la risposta in mente ti suonerà.

La porta contraria si aprirà,
entra e percorri il corridio.
Cibo e acqua in abbondanza ci saranno:
non toccare nulla.

Un topolino affamato
buono ti sembrerà.
Lui nulla può toccare,
dagli da mangiare se vuoi continuare.

Dalla finestra nera potrai vedere la mia stanza,
la sedia a dondolo sulla quale dormo.
Di che colore è?
Solo toccando il mio cuore lo potrete sapere.

Ora il giardino potete attraversare,
e da me arrivare.
Sulla sedia è seduta una vecchia signora.
Non vi fidate delle apparenze,
non vi fidate del suo aspetto esteriore,
guardatela all'interno.

La chiave ora possiedi
per aprire la porta giusta.
Se sbagli, tutto sarà stato vano.
La risposta alla tua domanda è questa:
che cos'hanno di diverso?

Quello che cercavi è proprio di fronte a te."

domenica 10 febbraio 2008

La villa della strega - Parte 1



Era una sera buia e tempestosa: il freddo gelava anche l'anima e fuori pioveva a dirotto. È uno di quei momenti in cui mi piace stare seduto sulla mia sedia a dondolo vicino al camino, sorseggiare una bella tazza di cioccolata calda e leggere un buon vecchio libro dalle pagine ingiallite prima di andare a coricarmi.

- Beh, certo che Bram Stoker ne aveva di fantasia, vero Fred? - dissi, chiudendo il libro e volgendo lo sguardo verso di lui.
- Perché questa affermazione? Cosa sta leggendo? - mi chiese, col tono che solitamente usa quando dico qualche stupidaggine.
- "Dracula". -
- Ah... Bene... - La sua risposta non mi soddisfò per niente.
- Su, avanti, parla. Cosa ho detto di sbagliato questa volta? -
- Vede, Sognatore, lei non ha detto niente di male. È solo che, a volte, le persone danno dei giudizi troppo affrettati. Cosa intende lei per fantasia? -
Mi sentii un attimo spiazzato dalla sua domanda. - Beh, la fantasia è qualcosa che esiste solo nella nostra testa e, grazie a essa, siamo in grado di fare dei sogni meravigliosi o incubi spaventosi. -
Fred assunse un'aria da sapientone: - E non crede che, a volte, può accadere che la realtà superi la fantasia a tal punto che ci porti a considerare come fantastica una cosa reale? -
Quella vecchia cornacchia mi spiazzò per la seconda volta: - Mhh... Penso di sì... Ma cosa vorresti dire? -
- Ognuno creda a ciò che vuole! -
La sua ambiguità non faceva altro che aumentare la mia curiosità.
- Ho l'impressione che stai fremendo dalla voglia di raccontarmi una storia... Ho indovinato? -
- Assolutamente no. E poi, lo faccio per lei, che tanto ama le mie storie. -
- Uhm... Di' la verità... Hai mai vissuto una storia che ti ha veramente spaventato? -
- Non per vantarmi, ma deve sapere che io ho vissuto ogni tipo di storia. -
- Bene, allora mettimi paura. Voglio proprio vedere se ci riesci. -
- Si metta pure comodo e spenga la lanterna, ho proprio qualcosa che fa per lei. -


La villa della strega

Dominic trascorreva la maggior parte del tempo a leggere, cosa alquanto rara per un bambino di 13 anni. Credo sia stato il mio padrone più giovane... Uhm... Sì, decisamente.
Viveva con la madre e la nonna in un piccolo paese di montagna. Il padre era scomparso quando lui non aveva ancora compiuto un anno. Nessuno ha mai saputo che fine avesse fatto.

La sua corporatura esile e gli occhialoni da secchione lo rendevano soggetto agli sfottò dei soliti bulli.
- Domiiiiiiiiiinic! Scendi, la cena è pronta. - Era questa la frase che la mamma era solita gridare almeno tre volte prima che riuscisse a richiamare l'attenzione del figlio, immerso sempre nelle letture più torbide.
- Su, piccolo, non farla arrabbiare. -
- Ma, Fred, ero proprio al punto in cui Dracula azzanna Lucy... Uffà!!! -
Mi obbediva quasi sempre. Credo di aver rappresentavo per lui una figura paterna.
Aveva pochi amici, tre per la precisione: Alex, Jon e Anna. Abitavano nello stesso piccolo quartiere ed erano accomunati da una grande passione: le storie "paurose", come le chiamavano loro.
Dopo cena, si incontravano puntualmente nella piazzetta dove trascorrevano il tempo raccontandosi storie di paura scaturite dalla loro fantasia, anche se le spacciavano per vere. I loro racconti erano ispirati soprattutto alla villa disabitata che si trovava al confine del loro quartiere, vero e proprio soggetto del loro repertorio horror.
- Ragazzi, sentite questa. Mentre venivo qui in bici ho visto un tizio mascherato con una motosega che entrava nella casa. -
- Dai, Alex, ormai ne abbiamo abbastanza delle storie su quella casa. Abbiamo capito tutti che non ci abita nessuno da anni. -
Jon era il cinico del gruppo. Amava le storie paurose ma era conscio del fatto che era tutto una finzione.
Alex e Jon erano fratelli gemelli. Vestivano uguali e sempre con lo stesso stile: pantaloni, camicia a quadretti colorata e bretelle; si riusciva a distinguerli solo grazie a un neo affianco al sopracciglio destro.
- Non è vero. In quella casa c'è veramente la gente cattiva. - Anna era la credulona della situazione. Andava in giro con l'inseparabile Dedè , un maialino di peluche regalatole dalla nonna centenaria.
- Mia mamma mi ripete sempre "Stai attenta, in quella casa c'è sepolta una strega. Non attraversare mai le inferriate". - E io la credo la mia mamma! -

Era questo il gruppetto strambo di amici con cui Dominic amava passare le serate.

Prima di addormentarsi, il mio piccolo padrone era solito farmi delle domande.
- Fred, ma tu credi nelle streghe? -
- Eh eh, intendi quelli che girano nei castelli di notte e fanno rumore con le catene? -
- Ma no! Non i fantasmi. Ho detto streghe. -
A forza di sentirli parlare sempre di 'ste cose, ormai avevo le idee confuse. Era peggio di quando fui al servizio di uno stregone.
- Ah, sì, le streghe... Certo che ci credo, perché non dovrei?! -
A quella mia affermazione, si rimboccò le coperte fin sopra la testa.
- Anna ha detto che nella villa ce ne sta una. -
Era un bambino molto curioso.
- Tua mamma ti ha proibito di avvicinarti. E poi ne dicono tante su quella casa. -
Sembrava non avermi ascoltato per niente.
- Domani ne parlerò con gli altri. 'Notte Fred. -
Sentivo puzza di guai.

Erano da poco passate le 20 e, come al solito, erano tutti e quattro seduti sulla panchina vicino la fontanella della piazzetta. A scuola si erano messi d'accordo che ognuno sarebbe venuto con la sua bici.
Dominic sembrava davvero entusiasta di quello che stavano per fare.

- Allora, ragazzi. Non pensate sia l'ora di scoprire chi vive in quella casa misteriosa? -
- Ma chi ci deve abitare? È disabitata da anni. Stiamo per fare una cosa inutile. -
- Che c'è, Jon? Hai paura della strega? -
Alex amava provocare suo fratello. Quei due erano identici fisicamente ma opposti di carattere.
- Certo che no! Se c'è un fifone qui, quello sei proprio tu. -
- Ora ti picchio... -
- Smettetela! Non fate i bambini come al solito. -
Anna era l'unica capace di calmarli.
- Ma... -
- Niente ma, Alex. Sei stato tu ad iniziare. -
Erano scene molto divertenti da vedere, anche perché Jon e Alex erano entrambi infatuati dalla bella ragazzina.

Grazie alle bici, arrivarono in poco tempo fuori l'inferriata della grande villa.

- Chissà se la strega ha una scopa... -
- Oddio, spero di sì, - disse Jon, - altrimenti come farebbe a spazzare. -
Scoppiarono tutti a ridere, compreso suo fratello.
- Mia nonna dice che le streghe hanno i denti di ferro. -
- Beata lei. -
- Jon, ora basta. - gridò Dominic. - Qua stiamo rischiando la nostra pelle, non lo capisci? -
Il mio padrone si era calato perfettamente nella parte, si sentiva come il protagonista di un racconto dell'orrore.
- Sediamoci qui, per ora è meglio non entrare. -
Ormai si sentiva il leader del gruppo.


Per quasi un'ora, restarono in silenzio a fissare la casa con la speranza che qualcosa accadesse. All'improvviso, Dominic vide una luce accesa in una finestra.
- R-r-ragazzi, - quasi non riusciva a parlare dalla paura. - Vedete anche voi quella luce? -
Nessuna risposta.
- Ehi, perché non rispondete. - Si voltò e stavano tutti dormendo. - Ragazzi! - gridò, - Svegliatevi! Qualcuno ha acceso la luce! -
- Eh, come? Dove? - chiese Alex. Dal tono di voce si capiva che dormiva da almeno mezz'ora.
- Lì! - disse Dominic indicando la casa attraverso l'inferriata. - Quella finestra. -
- Ma... Io non vedo nessuna luce. -
E aveva ragione. Era tutto buio. Si svegliarono anche gli altri, curiosi di sapere cosa fosse successo.
- Vi assicuro che poco fa era accesa. -
- Ti crediamo, ma forse adesso è meglio andare a dormire, siamo stanchi. - disse Jon sbadigliando.
- No! - esclamò Dominic. - Voi non credete a quello che sto dicendo. Lì dentro c'è qualcuno, ne sono sicuro. -
- Padrone, forse per stasera è meglio andare, tua mamma si potrebbe preoccupare. -
- Non ti ci mettere anche tu, Fred. Le ho detto che avrei dormito a casa di Alex. Ora vi dimostrerò che non me lo sono inventato. -
Grazie alla sua corporatura esile, riuscì a passare tra le sbarre dell'inferriata.
- Ehi, ma sei impazzito?! - disse Anna a bassa voce, guardandosi attorno per assicurarsi che nessuno stesse guardando. - Se qualcuno ci vede siamo nei guai. -
Appena Dominic fece due passi oltre l'inferriata, la luce dietro la finestra si accese di nuovo... E stavolta tutti stavano guardando.
- Oh my God! - esclamarono contemporaneamente Alex e Jon. - La luce è accesa per davvero. -
Gli occhi del mio padrone brillarono di soddisfazione.
- Ve l'avevo detto! Non sono pazzo! - disse, rivolgendosi ai compagni. Dominic si trovò di fronte a dei volti terrorizzati... I suoi amici non riuscivano a muovere un solo muscolo del viso. Solo voltandosi di nuovo verso la casa, capì per quale motivo erano immobili.
Una misteriosa e oscura figura li fissava dalla finestra.

giovedì 15 novembre 2007

Il gatto di Mr Philip - Parte 8



Il vero finale


Mr Philip aveva davvero un'aria affranta, la confessione di Wanda lo aveva letteralmente distrutto. Cercai di scuoterlo in qualche modo.
- Forza padrone, non è il momento di scoraggiarsi. Dobbiamo andare, i due ragazzi stanno per tornare in stanza. -
Vedendo che non decideva a muoversi, intervenì anche Wanda, questa volta sorprendendomi in maniera positiva.
- Phil, ti prego, non ti abbattere. Mi sono pentita di quello che ho fatto, troveremo un rimedio, però ora dobbiamo entrare subito in quella porta. -
Il mio padrone si rivolse a lei guardandola dritto negli occhi: - Come posso fidarmi ancora di te? -
- Hai ragione, ho sbagliato, - ammise la gatta, - però tu, più di chiunque altro, dovresti capire che avevo un ruolo da rispettare, un personaggio a cui tuo padre ha dato vita, un ruolo a cui mi sono appena riballata andando incontro a non so quali conseguenze. -
- Su, padrone, entriamo, presto, non c'è un attimo da perdere. - dissi frettolosamente, aprendo la porta nell'armadio e indicando a entrambi di precipitarsi dentro.
Prima di entrarvi con un agile salto, Mr Philip si rivolse con astio verso Wanda. - Sappi che non mi fido più di te. -
- Mi farò perdonare. - rispose lei, abbassando il suo viso bello tondo.

Ci ritrovammo, così, proprio dove la nostra avventura è iniziata: il corridio con le mattonelle a scacchi bianche e nere e le pareti che richiamavano alla mente un puzzle dai mille colori. Mentre stavamo per incamminarci, però, un suono simile a quello di una sveglia digitale attirò la nostra attenzione.
Il beep beep proveniva da Wanda.
- Non mi guardate così. - disse lei, vedendo che la stavamo guardando con aria perplessa. - È il cercagatti dei miei superiori. Vogliono essere aggiornati sui nostri spostamenti. -
- C-cosa?!! - esclamammo in contemporanea io e il padrone.
- Datevi una calmata, per favore, e ascoltatemi attentamente. Tra poco dovrò incontrare i miei superiori. Cercherò di depistare le nostre tracce, dopodiché, in un modo o nell'altro, dovremo riuscire a prendere la bibbia nella stanza del Re e portarla a tuo padre. -
- Ma la stanza del Re sarà sicuramente sorvegliatissima, come faremo a entrare? - chiese Mr Philip.
- Infatti non entreremo noi, ma qualcuno di cui il Re si fida ciecamente... -
- Zula!! -
- Esatto. Proprio lui. - disse Wanda, - Dobbiamo convincerlo a tutti i costi. Ora dovete nascondervi, andate nella Sala degli scrittori falliti, là nessuno vi dovrebbe notare. Questa è la chiave della porta. Io vado, Nikki mi sta aspettando. -
- Ancora lui?!! - esclamò, infuriato, Mr Philip. - Mi ha rotto le scatole. -
Mentre il padrone stava prendendo la chiave che la gatta teneva nella zampa, lei gli sussurò - Fidati ti me - stringendogli la zampa , allontanandosi velocemente subito dopo.
- Certo che è proprio bella, eh? - sospirò Mr Philip, mentre la vedeva allontanarsi.
- Anche se non rientra nei miei canoni di bellezza, non posso certo negare che è una creatura ben fatta. - espressi in un tono alquanto accademico.
Il modo in cui la guardava mi indusse a pensare che se ne stava innamorando, dimenticandosi del tutto la sua natura umana.

Grazie a Wanda, che ci aveva spianato la strada depistando le guardie nei corridoi, fu molto facile raggiungere la Sala degli scrittori falliti. Nulla era cambiato: la luce che penetrava dalla finestra illuminava i tavoli ai quali erano seduti i gatti scrittori.
La nostra presenza non destò minimamente la loro attenzione e decidemmo così di non farci scoprire, sedendoci a un tavolo in attesa di nuovi sviluppi, attesa che, in realtà, non durò a lungo. Dopo un po' la porta della sala si aprì, qualcuno stava per entrare: era Zula.

Guardai Mr Philip, che mi fece capire con un gesto della testa di nascondermi sotto il tavolo per non attirare la sua attenzione. Ormai, non si fidava più di nessuno.
Il vecchio gatto era da solo, girovagava tra i tavoli della sala in cerca di qualcosa.
- Padrone. - sussurai da sotto il tavolo. - Sembra stia cercando qualcosa, o qualcuno... -
- Shhh! Non ci facciamo scoprire, Fred. -
Non appena il padrone mi disse di stare zitto, il gattaccio seduto di fronte a noi si infuriò.
- Ehi, ora basta! - gridò. - Avevo quasi finito di scrivere una pagina del mio grande romanzo, e voi mi avete fatto perdere il filo! Non ricordo più cosa stavo per scrivere. -
Inevitabilmente, Zula vide cosa stava succedendo e si diresse verso di noi.
- Calma, calma, ora spostiamo il nuovo arrivato ad un altro tavolo. Vieni con me. - disse, rivolgendosi al mio padrone, che non capiva cosa stesse accadendo. - Vieni anche tu, cornacchia. -
- Ehm.... Ti possiamo spiegare. - disse timoroso Mr Philip.
- So già tutto. Seguitemi. -
- C-cosa? Wanda ha fatto di nuovo la spia? Lo sapevo! - grignò il padrone.
- Wanda è stata catturata, è nella sala delle prigioni. È stata scoperta dagli altri gatti spioni e accusata di complotto contro il Re. -
Mr Philip si sbalordì, sentendosi in colpa per aver dubitato di lei.
- Oh, mio dio! Dobbiamo liberarla! -

- Io sono qui per aiutarvi. - disse, sicuro di sé. - Ho un piano, se riusciremo ad attuarlo andrà tutto per il verso giusto. -
Arrivammo davanti una piccola porta.
- Entriamo qui, è uno stanzino dove non entra mai nessuno. -

- Perché hai deciso di aiutarci? - gli chiese Mr Philip. - Ciò che stai facendo potrebbe compromettere la tua posizione.
- Lo so. - rispose Zula. - Non mi piace come stanno andando le cose nel Regno. Il Re si è fatto influenzare dalla malvagità di Nikki e sta abusando del suo potere, mentre il popolo inizia a essere stanco e a ribellarsi. Continuando in questo modo, andremo incontro a un colpo di stato. -
- Caspita! - esclamò sorpreso il mio padrone.
- Già. Ora ascoltate attentamente il mio piano. Ci dirigeremo nella stanza del Re, a cui dirò di avervi catturato, dopodiché vi condurranno così nella sala delle prigioni dove è rinchiusa Wanda. -
- Ma come? - chiese perplesso Mr Philip. - E poi come faremo a uscire? -
- Aspettate. È ora che viene la parte più rischiosa. Devo riuscire a convincere il Re che devo essere io di guardia alla vostra cella. Se andrà tutto bene, durante la notte ruberò la bibbia dalla cassaforte e la porteremo a tuo padre.
Il padrone non sembrava molto convinto del piano di Zula.
- Uhm... Certo, è molto rischioso... Se il Re decidesse di mettere Nikki di guardia sarebbe la fine... D'altronde, non vedo altre soluzioni possibili o meno rischiose. -

- Bene, dunque è ora di andare. -

Grazie alle scorciatoie di cui Zula era a conoscenza, impiegammo davvero poco ad arrivare dal Re. Fuori la grande porta della stanza c'erano due guardie, a cui dicemmo di annunciarci al Re e di dirgli che aveva catturato gli intrusi.
- Sua Maestà il Re vi ordina di entrare. - dissero in simbiosi le due guardie.
Ci ritrovammo, così, di fronte a un gatto seduto su una maestosa poltrona e con una corona d'oro in testa. Era proprio come l'avevo immaginato: in una sola parola, magnifico. Aveva le guance piene e rotonde, le orecchie piccole con punte arrotondate, gli occhi tondi e grandi erano di un blu intenso come quello del cielo di notte. Il mantello era di una bellezza sorprendente: la sua lunghezza variava a seconda delle parti del corpo, corto sul muso, lungo sulle guance, folto sotto la gola e ancor di più sul dorso e sui fianchi.
- E così anche questa volta hai svolto perfettamente il tuo compito. -
- Sì, sua Maestà. Gli intrusi sono al suo cospetto e sono pronti per essere condotti nelle prigioni. Col suo permesso, vorrei occuparemene io. -
- E così sia. Domani a mezzogiorno in punto saranno impiccati in piazza, così tutti capiranno cosa vuol dire tradire il Re. Ora via, conducili nelle prigioni. -
Quell'affermazione mi fece rabbravidire. Guardai il mio padrone e vidi che le sue labbra si muovevano in maniera impercettibile, come se cercasse invano di parlare.
- Come desidera, sua Maestà. -
Appena fuori dalla stanza del Re e lontani dalle guardie, Mr Philip espresse tutta la sua paura:
- Lo sapevo, domani moriremo. Non poteva funzionare!! -

Zula cercò di rassenerarlo. - Si calmi, per favore. Abbia fede. -
Giunti alle prigioni, il gatto ci rinchiuse nella stessa cella di Wanda. Era in un angolino aggrovigliata su se stessa.
- Ehi, Phil, che bello rivederti. Mi dispiace tanto, mi hanno caturata. - disse piangendo.
Il padrone la abbracciò, dicendole che non tutto era perduto.
- Stanotte alle quattro vi verrò a prendere. - sussurrò Zula. - Spiegatele il piano, qualsiasi errore sarà fatale. Io starò qui fuori. - disse infine chiudendo la porta porta della cella. -
- Usciremo di qui, te lo prometto. - disse Mr Philip guardando negli occhi la bella gatta e continuando a stringerla tra le sue zampe. Ad un certo punto, la stanchezza iniziò a farsi sentire e i due piccioncini crollarono dal sonno. Come al solito, toccava a me restare sveglio.


L'ora prestabilita giuse inesorabilmente e, come previsto, Zula aprì la cella dicendo di sbrigarci a seguirlo.
- Andiamo, ora entreremo in un passaggio segreto che ci condurrà direttamente fuori la stanza del Re. A quest'ora non dovrebbero esserci guardie, dato che sua Maestà dorme e odia qualsiasi rumore che sente nel raggio di 10 metri. -
- Uao, in questo passaggio segreto mi sembra di essere sul set di Indiana Jones! - esclamò entusiasta il padrone. - Sai, Fred, quando il professor Jones è nel castello del Maharajà e spingendo la statua di una donna nella parete si ritrova in quel passaggio segreto... -
- Indiana Jones e il tempio maledetto. -
- Esatto! Proprio quello! Bravo Zula. -
- Ora fate silenzio. Siamo arrivati. - disse il gatto, fermandosi improvvisamente. - Ora entreremo nella stanza del Re e prenderemo la bibbia dalla cassaforte. -

- Cassaforte? - chiese il padrone. - E la combinazione? -
- Io sono l'unico a saperla, oltre al Re, ovviamente. -
Mr Philip sembrava essere molto più ottimista, ora. - Allora cosa aspettiamo?! Sbrighiamoci! -
- Aspettate. Mi raccomando di non fare il minimo rumore, il Re ha un sonno molto leggero e se si sveglia possiamo dire addio al piano. -
- Ok! - esclamammo tutti in coro.

Entrati nella stanza, Zula si avvicinò a un ritratto appeso alla parete e lo spostò: dietro c'era la cassaforte. Un classico. Fortunatamente, Mr Ferdinand non aveva pensato di nasconderla in qualche posto folle. Mentre Zula digitava la combinazione, noi eravamo tutti col fiato sospeso, con la paura che, per un motivo o un altro, l'avesse cambiata.

Tic-Tac-Tic-Toc-Tac... e la cassaforte si aprì.

Finalmente eravamo riusciti a impossessarci del libro di Mr Ferdinand. Mr Philip stava per gridare dalla gioia, ma Wanda fu perentoria a mettergli una zampa sul muso. Ci precipitammo velocemente fuori dalla stanza, rientrando nel passaggio segreto.
- Ce l'abbiamo fatta. Ora non dobbiamo far altro che portare la bibbia a vostro padre. -
Percorremmo velocemente lo stretto corridoio, giungendo in un batter d'occhio alle prigioni.
- Eccoci. Questa è la cella di Figaro. -
Mentre stava per aprire la porta, accadde l'ultima cosa che speravo succedesse.
- Traditore! -
Zula rimase a bocca aperta. - Nikki! Perché sei qui? -
- Ho sempre pensato che non c'era da fidarsi di te! Ora ne ho avuto la conferma. La pagherai! - gridò il gattaccio, mostrando i suoi artigli affilati.
Aprendo la cella, Zula disse: - Su, entrate, questa è una faccenda tra noi. Consegnategli la bibbia. Lui saprà cosa fare. -
Mr Philip cercò invano di obiettare. - Ma... -
- Niente discussioni! Forza, sbrigatevi! -
- Ok. Fagli vedere chi è il più forte! -
Furono queste le ultime parole di Mr Philip prima di entrare nella cella.

Figaro era proprio dietro la porta.
- Ehi, che ci fate qui? E che sta succedendo là fuori? -
- Papà, questo è il tuo libro. Devi apportare le modifiche, e lo devi fare al più presto, prima che accada qualcosa di irrimediabile. -
Fu così che si sedette in un angolo e scrisse per circa 5 minuti.
- Fatto. Ora dovrebbe essere tutto risolto. -
Uscimmo subito dalla cella, ma era troppo tardi. La scena a cui assistimmo fu raccapricciante: i cinque artigli della zampa destra di Nikki erano conficcati nel collo di Zula, il quale emise l'ultimo respiro guardando tutti noi con un'aria felice, convinto che il piano fosse riuscito. Eravamo impietriti.
- Tu! Bastardo! - gridò Mr Philip, adirato come non mai e correndogli contro. - La pagherai! -
- Fatti avanti! Ucciderò anche te! -
- Fermati, figliolo! Non ce n'è bisogno! -
- Cosa? - chiese Mr Philip, arrestando la sua corsa.
All'improvviso, si sentirono dei passi.
- Cos'è questo baccano? - disse Nikki.
- Hai appena ucciso il nuovo Re! -
- Ma di cosa stai parlando?!! -
I passi appartenevano alle dieci guardie che erano venute per arrestare Nikki.
- Sei in arresto per aver assassinato il Re! Tutto ciò che dirai potrà essere usato contro di te in tribunale. -
- Ehi, fermatevi, dev'esserci un errore. Zula non è il Re. -
- E invece sì. - intervenne Mr Ferdinand. - Questa notte il popolo l'ha eletto come nuovo sovrano.
- Tutto ciò è follia! Lasciatemi!! - gridò mentre veniva incatenato dalle guardie. -
- Portatelo nella prigione sulla torre, e rinchiudetelo là!! - ordinò Mr Ferdinand.
- Sarà fatto, nostro Padrone! - dissero in coro le guardie.
- Me la pagherete! Non finirà qui! - farfugliava Nikki mentre veniva trascinato via.

- Oh, mio dio! Povero Zula! - disse Mr Philip piangendo e prendendolo tra le sua zampe. - È stata tutta colpa nostra! -
- Calmati, figliolo, troveremo un rimedio. -
- Cosa? Puoi farlo resuscitare, papà? -
- Beh, potrei creare una pillola miracolosa... -
Lo guardammo tutti con occhi colmi di speranza. Prese così il libro e, dopo aver scritto qualcosa, disse:
- Andiamo in cucina. -
Mr Philip prese Zula in zampa e lo seguimmo senza fare domande.

Arrivati in cucina, Mr Ferdinand disse di prendere due piccoli barattoli che stavano sul tavolo.
- Cosa sono? - chise il padrone.
- In una scatoletta ci sono le pillole miracolose, grazie alle quali Zula resusciterà. -
- Allora non c'è un istante da perdere. - Mr Philip prese un bicchiere d'acqua, aprì la bocca del nuovo Re, gli appoggiò la pillola sulla lingua e, infine, gliela riempì d'acqua fino a quando non la ingerì.
Dopo qualche secondo, Zula aprì magicamente gli occhi, vedendo i nostri volti in lacrime dalla gioia. Subito gli raccontammo cos'era successo.
- Dunque, io ora sarei il Re. E che ne stato del vecchio sovrano? -
- È rinchiuso nella cella con Nikki. -
- Incredibile, non ci posso ancora credere. - disse sbalordito. - Però di una cosa sono certo: la pace ritornerà nel Regno dei gatti. Grazie, amici, ve ne sarò eternamente grato. -
Mentre tutti si abbracciavano felicemente, Wanda chiese incuriosita cosa ci fosse nell'altro barattolo.
- Le ex pillole del "non-ritorno". -
- In che senso "ex"? - chiese il mio padrone.
- Ho apportato qualche piccola modifica. Ingerendo la pillola, come tutti sapete, ci si trasforma in un gatto; ingerendone un'altra, è possibile ritornare al proprio stato naturale. -

I volti di Mr Philip e Wanda si oscuararono... Non sembravano essere contenti di quella notizia.
- Figliolo, ora possiamo tornare essere umani. Non sei felice? -
- Sì... beh... ehm... Non so... -
Il padrone guardò negli occhi della bella gatta, cercando di capire cosa pensasse, ma lei, abbassando lo sguardo, disse:
- Phil, vai, sei un essere umano, il tuo posto non è qui. Io ho trovato finalmente una casa, non lascerò questo posto. -
- Ma io ti amo. -
Quella frase rimbombò tra le pareti della cucina, facendo restare tutti di sasso.
- Anch'io ti amo. -
Fu così che finalmente si baciarono.
- Resterò con te. Non ingerirò quella pillola. -
- Se deciderete di vivere nel mio Regno, sarete trattati come se ne foste i sovrani. - li rassicurò Zula.
- Padre, non me ne volere, ma io voglio restare qui. Ho trovato l'amore e non voglio perderlo subito. -
La sua espressione era più che decisa. Niente e nessuno gli avrebbe fatto cambiare idea.
- Figliolo, io voglio la tua felicità. Se è questo che vuoi, così sia. Se un giorno dovessi cambiare idea, sai dove sono le pillole. -
Dopo un abbraccio affettuoso tra i due, il padrone si voltò verso di me.
- Fred, sei stato un ottimo compagno, e non so come avrei fatto senza di te, non solo in qiest'avventura, ma negli ultimi anni della mia vita. -
Una lacrima inaspettata mi scese sul becco. - Anche lei è stato un buon padrone. -
Figaro interruppe quel triste momento.
- Beh, credo sia ora di andare, Fred. - disse, ingerendo la pillola e trasformandosi in un vecchietto calvo e con la barba bianca.

- Sei proprio tu, papà... Come è strano vederti così... Eri più bello quando eri un gatto. -
Una grassa risata riempì tutta la stanza.
- Addio a tutti. -
Furono le ultime parole di Mr Philip, il quale afferrò la zampa di Wanda e si allontanò con Zula, mentre noi uscimmo dal Regno e tornammo nel nostro mondo.

- Ora cosa farai, Fred? -
- Beh, Morpheus avrà per le mani sicuramente qualcuno a cui affibiarmi. -
- Allora buona fortuna, amico mio. -
- Addio, Figaro. -



- Wow! Che storia emozionante! - esclamai, sorseggiando il mio tè caldo.
- Sì, è vero. - rispose Fred soddisfatto.
- Però è stata un'avventura un po' lunga... Ho tanto sonno... -
- Ma lei non è mai contento di niente? -
Sapevo si sarebbe arrabbiato, ma mi faceva ridere.
- Spegni la lanterna. Mi si chiudono gli occhi... - dissi, appoggiando la tazza sul comodino.
- Tse... Guardi che sono il suo racconta-storie, non il suo cameriere. -
- Grazie, Fred, ti voglio bene. Buonanotte. -
- Bah, 'notte. -

sabato 20 ottobre 2007

Il gatto di Mr Philip - Parte 7



La fine?


- Gli appunti di mio padre devono essere qui! - esclamò Mr Philip, con una voce piena di speranza. - Aiutatemi a cercare. -
Cominciammo a scavare all'interno dello scatolone, dove c'erano pacchi di fogli legati tra loro con uno spago.
Dopo aver preso in zampa alcuni titoli curiosi come "La casa degli spiriti", "La storia di Mr Tom", Il mistero del solaio", il mio padrone fece sobbalazare tutti con un grido:
- Sì! L'ho trovato! Non ci sono dubbi, è la bozza di mio padre. -
Allungai il collo per leggere il pacchetto di fogli che teneva in mano: "Gattolandia".
- Beh, ora basta! - disse Wanda arrabbiata.
Fui colto da una strana sensazione, era come se non avessi percepito la sua presenza per alcuni istanti.
- Credo proprio che mi dobbiate delle spiegazioni. - continuò.
Mr Philip si voltò verso di me, come per cercare un consenso nel mio sguardo.
- Faccia come vuole, sa come la penso. -
Mi guardò ancora per alcuni secondi, quasi arrabbiato, e infine si rivolse alla gatta:
- Hai ragione. Ascolta. Grazie agli appunti che abbiamo appena trovato, saremo in grado di entrare nel mondo dei gatti per liberare mio padre. -
- Mondo dei gatti? Ma di che stai parlando? - chiese giustamente.
- Sì, mio padre l'ha descritto nel suo libro e questi si è materializzato. E non è finita qui. In reltà io sono un essere umano... -
Per un attimo un silenzio tombale riempì la stanza. Wanda, incredula, rimase senza parole. Tutto quello che riuscì a dire fu: - Caspita! Siete proprio fuori di testa! -
D'altrone, chi poteva biasimarla? Sarebbe sembrata una storia assurda anche se l'avessero raccontata a me, conoscitore di storie paradossali.
- Lo so che sembra una follia, ma devi fidarti di me. - cercò di rassicurarla il mio padrone. - Vieni con noi nel regno dei gatti a cercare mio padre. Vedrai con i tuoi stessi occhi che non sto mentendo. -
La risposta che diede fu tanto decisa quanto inaspettata: - Va bene. Vi seguirò. -
Sorpreso da quell'affermazione, Mr Philip aggrottò la fronte e sbarrò gli occhi assumendo un'espressione alquanto goffa.
- Uao! Non mi aspettavo sarebbe stato così facile convincerti... -
- Beh, sai com'è, ultimamente ero un po' annoiata dalla vita mondana, mi farà bene un po' di aria nuova. -
I due, non curanti della mia presenza, si scambiarono uno sguardo lungo e intenso; sembrava che stessero comunicando col pensiero.
- Ehm... Padrone... Non dovremmo cercare di capire dove sono queste benedette porte? -
Come svegliandosi da un sogno, disse: - Ah, sì, hai ragione. Mettiamoci all'opera. -

Iniziò a sfogliare freneticamente la bozza del racconto e a leggere velocemente a bassa voce, imprecando di tanto in tanto.
- Su, su, porca miseria! -
Mentre lui leggeva, mi accorsi che nello scatolone c'era una pagina che era caduta dal blocco di fogli che Mr Philip reggeva. La mia attenzione cadde sulle prime righe del foglio: "... entrai in quella porta misteriosa che mi condusse in un lungo corridoio."
- Padrone, guardi quel foglio! - mi affrettai a dire, indicando l'interno della scatola.
Fu così che lo fissò per alcuni secondi, fino a quando si rese conto che avevamo quasi trovato quello che stavamo cercando.
- Oh, mio dio! Quella è la pagina 77. Abbiamo bisogno di quella precedente. -
Sfogliò rapidamente i fogli che teneva in mano fino a quando non la trovò.
- Eccola! Leggiamo subito. -
I nostri sguardi si volsero tutti verso la fine della pagina.
"Spesso rimanevo incantato dalla mia figura riflessa nello specchio. Non che mi piacessi chissà quanto, ma sono sempre stato attratto da quello splendido oggetto che riesce a riflettere delle verità che spesso non riusciamo a percepire attraverso i nostri occhi. Proprio grazie ad esso, un giorno vidi riflesso al suo interno un pomello nascosto dentro l'armadio dietro di me. Fu così che mi voltai, girai il pomello ed..."
- Dobbiamo sperare che mio padre abbia scritto l'indirizzo della stanza di cui parla! -
- Prova a leggere l'indice dei capitoli, potremmo capire qualcosa. - osservò intelligentemente Wanda.
Guardandomi soddisfatto, accennò a un sogghigno come per dirmi "Visto, ti ho detto che ci sarebbe stata utile", e prese l'ultimo foglio del pacchetto che teneva in mano e scorse con velocemente con l'indice i titoli del capitoli fino a quando si fermò su uno che arrestò la sua attenzione.
- Trovato. "La mia nuova casa." -
Andò rapidamente a pagina 17 e iniziammo tutti a leggere attentamente.
"Mi trasferii in pochi giorni a Finsbury Park, 66 Crowley Street, una zona tranquilla, quello di cui avevo bisogno per dedicarmi al mio nuovo romanzo. La casa era a due piani, abbastanza grande: la mia stanza era al piano terra, tra il bagno e la cucina, mentre al piano superiore vivevano due giapponesi, all'apparenza molto pacati."
- Bene, finalmente abbiamo l'indirizzo, e non è nemmeno troppo distante da qui. -

Ci dirigemmo subito alla fermata, dove prendemmo un bus che ci portò direttamente a Finsbury. Anche questa volta, Wanda disse che conosceva l'indirizzo. Non che avessi qualcosa contro di lei, ma cominciavo a pensare che quella gatta sapesse troppe cose.
- Siamo stati proprio fortunati a incontrarti, sai? - disse il mio padrone facendo gli occhi dolci alla bella.
- Beh, è una frase che mi hanno già detto in molti. - rispose lei in tono scherzoso.
Si guardarono per un breve istante e scoppiarono a ridere senza alcun motivo logico, fin quando, ad un certo punto, Wanda tornò seria.
- Eccoci arrivati. La casa è questa. -
Ci trovavamo su una terrazzino da cui potevamo vedere una stanza dall'altra parte della finestra.
- Se il mio senso dell'orientamento non mi inganna, questo dovrebbe essere il luogo descritto da tuo padre all'interno del libro. -
Nella stanza c'erano due ragazzi, dovevano avere dai 20 ai 25 anni. Decidemmo di aspettare che uscissero per poi entrare e cercare la porta. Per non destare sospetti, però, il mio padrone disse a me e Wanda di nasconderci per non attirare troppo l'attenzione, mentre lui si sarebbe disteso su un grande vaso per piante ad osservare le mosse dei due giovani.
Era l'alba, quando uno di loro, quello che dormiva sul divano, si alzò e iniziò a fissare Mr Philip negli occhi, quasi in segno di sfida... Beh, ho sempre pensato che l'uomo è un essere molto strano, quel ragazzo ne fu solo la conferma.
- Ohhh, guarda che persiano c'è qui fuori! - urlò questi all'improvviso, rivolgendosi all'altro tipo che era nel letto a dormire. - È chiatto e grosso! -
Aveva un accento napoletano molto forte. Cominciò a fischiare e a fare quel gesto strambo con le dita che fanno gli umani quando voglio richiamare l'attenzione di un gatto. A tal proposito, Mr Philip mi dirà di aver pensato in quel momento: "Oh, mio dio! Ma anche io sono così idiota?! Come può sperare di attirare la mia attenzione?"
- Te vuo' sta' zitto! Famme durmi'! - urlò l'altro arrabbiato, anche lui evidentemente napoletano.
- E dai, alzati, sono le undici passate. -
Lo strano tizio rientrò e chiuse la finestra. Non si riusciva più a sentire quello che dicevano, ma li vedevamo sbellicarsi dalle risate. Ad un certo punto, uscirono dalla stanza. Era il momento buono per entrare.
- Ehi, ragazzi! Venite, su, entriamo! - disse Mr Philip a bassa voce, saltando giù dal vaso e aprendo subito la porta, senza timore di essere scoperto. Accorremmo tutti all'interrno della stanza e, fortunatamente, c'era un solo armadio. Mentre lo stavamo per aprire, Wanda iniziò a piangere.
- Ehi, che succede? Perché piangi? -
- Mi dispiace... - disse singhiozzando, - Non è colpa mia se ho proprio quel ruolo... -
- Calmati. - disse Mr Philip, mettendogli una zampa sulla spalla, - Spiegaci che significa quello che stai dicendo. -
- Sigh... Non so come dirvelo... Io sono, beh, conoscete sicuramente il ruolo dei gatti spioni all'interno del libro... -
Ci fu un attimo di suspance, sapevamo quello che stava per dire ma entrambi speravamo che non lo dicesse.
- Ebbene, io sono uno di loro... Un gatto spione. - disse rammaricata.
- Stai dicendo che i gatti del regno sanno che stiamo per ritornare da loro? - chiese spaventato il padrone.
- Sto dicendo che sanno tutto quello che avete fatto dal momento in cui ci siamo incontrati. - disse abbassando la testa e con la voce tremolante.
Il mio padrone si sedette e, fissando il vuoto, espresse tutta la sua delusione.
- Avevi ragione, Fred. Dovevo darti ascolto, non ci dovevamo fidare di lei. Ora posso definitivamente dire addio a mio padre. -